6 maggio 2005

Il campione

Anni fa lavoravo a Settecamini, un zona industriale a est di Roma, fatta solo di capannoni, tavole calde per far mangiare chi lavorava nei suddetti capannoni, pompe di benzina per le auto di chi lavorava nei suddetti capannoni.

Data la tristezza del posto, ci si mette d'accordo per organizzare la partita settimanale di calcetto, quelle tra colleghi dove a spiccare, più che il talento, sono le panze e le piotte.

Dopo alcune partite decido che se non voglio comprare un paio di scarpe da ginnastica al mese, mi devo dotare di scarpini.
Attenzione, il calcetto professionistico si gioca su campi di Taraflex, come la pallavolo, e richiede scarpe che non c'entrano niente con quelle del calcetto per impiegati, che invece si gioca su una specie di moquette insabbiata, o sull'erba sintetica nel caso di campi recenti.
In pratica sono come gli scarpini da calcio, ma senza tacchetti.

Felice mi acquisto un paio di scarpini da novanta sacchi, con la sensazione, che solo il calcio sa dare, di essere il Cruyff della Tiburtina.

Dopo alcune partite mi accorgo che ho dei problemi con il piede sinistro, il mio preferito. Ho come la sensazione che gli scarpini siano diversi, e spesso mi ritrovo il pollice sinistro insanguinato, ferito dall'unghia.
Mi viene anche il dubbio di avere i piedi di lunghezza leggermente differente, ma bene o male tiro avanti, tanto il dolore non è insopportabile, e finita la partita passa tutto.

A un certo punto però mi rompo le scatole, ci deve essere qualcosa che non va.
Dopo i primi palleggi mi fermo, mi tolgo lo scarpino sinistro, ci infilo la mano dentro, e con mia grande sorpesa mi accorgo che un minuscolo malloppo di carta, di quelli che si mettono nelle scarpe nuove, si è schiacciato in fondo, rendendo l'impronta più piccola di alcuni millimetri. Quando li avevo comprati, non avevo tolto tutto il malloppo con cura, e un pezzetto era rimasto dentro.

Bene, da quando li avevo comprati a quando li ho resi uguali, sono passati circa tre anni, giocando un centinaio di partite.

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