8 luglio 2006

Sì sì sì sì sì sì sì sì sì

Laghetto di Villa Ada da Google Earth
Di per sé, Villa Ada è uno dei posti più belli di Roma dove sentire un concerto.
È percorsa ogni giorno da un numero innumerevole di joggers pariolini.
Ci facevo ginnastica alle superiori, e ci ho conquistato la medaglia di bronzo del torneo scolastico di pallavolo.
Chiamata ancora da qualcuno Villa Savoia, il suo vecchio nome, non è del tutto pubblica, ma ha ancora una parte privata (ma non so di chi), e un'installazione militare assai misteriosa, Forte Antenne, sito della città di Antemnae, da ante-amnen, "davanti al fiume" (parola che non si sa come è finita a indicare tutt'altro).

Se non fosse che.

È nato diversi anni fa come rassegna culturale de sinistra, quindi ancora oggi ci sono bancarelle de sinistra, gente vestita de sinistra, menù culinari de sinistra (per me un hot dog, grazie).

Ma.

Il prezzo per l'ingresso non è propriamente de sinistra, fanno 10 €, rimodulabili a seconda degli ospiti (infatti la sera del concerto era 18).
Che fa sì che i bonghisti stazionino al di là del lago, e quindi quando comincia la musica non si sentono più.
Curiosa la scelta di mettere vicino al palco un numero pazzesco di tavolini, e lasciare un piccolo spazio a chi vuole vedere il concerto come rock comanda, e cioè in piedi.

Nell'attesa del concerto intravedo una blogger più nota di me, e do indicazioni a due bellezze sul cartellone del posto.
Scoperto che erano lì non per i Flaming Lips, ma per vedere i Sud Sound System il giorno dopo, rinuncio sdegnato ai miei propositi su quella seduta al posto del passeggero.

A sorpresa, non lo sapevo, ci sono i supporter, tali OK Go, noti in giro per un video dalla divertente coreografia, che ripropongono in playback nel finale.
A parte il video, del tutto dimenticabili.

Poi preparativi lunghissimi per i Flaming Lips, e un avviso dal mio amico M: "loro sono noti come band ultra cazzona".

Entrano sul palco Capitan America, Superman, una decina di Babbi Natale, una decina di aliene da film anni '70, e altri che dovrebbero essere loro.
Coriandoli, palloni gialli, palloni gialli più grandi, ci metto un po' a concentrarmi sulla musica.
Ogni pezzo ha un intro fatta di prove, chiacchiere del cantante, prove di cori sul ritornello.
Su Yoshimi Battles the Pink Robots non ci capisco niente, capisco tutto a The Yeah Yeah Yeah Song, e da quel momento mi chiedo come ho fatto a non sapere niente di questi pazzi, eppure me li avevano anche consigliati.
Arrivato a In the Morning of the Magicians sono del tutto certo di essere in un altro posto, complice anche l'aiuto chimico.

Andate qui e guardate.
Ovviamente in rete si trova tutto, ma vederli dal vivo è una cosa da raccontare.

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