29 aprile 2008

23 aprile 2008

Bataille

C'era una volta, tra i luoghi che vale la pena conoscere, il TKTS.
Il TKTS era un piccolo ufficio dove vendevano biglietti scontati per spettacoli di vario tipo, in particolare teatrali.
Stava inguattato in quell'angolo della Sapienza dove non va mai nessuno, quello tra la cappella e l'istituto di igiene, era pieno di locandine come tutte le biglietterie che si rispettino.

In epoca studentesca scontato voleva dire buono, e ci ho comprato diverse cosette interessanti, tra cui ricordo Gaber al teatro Olimpico, una gran fortuna.
Per i nostalgici vorrei precisare che il TKTS c'è ancora, ma ha cambiato posto, ora sta all'ingresso di via De Lollis, dove stava il CTS per capirsi.

A quei tempi, più o meno, andai anche a vedere Bisio, però non avevo preso il biglietto al TKTS ma me l'aveva regalato il comune.
Era un periodo in cui non c'erano campi nomadi da sgombrare, e il comune si permetteva di regalare ai primi trenta che arrivavano al teatro il biglietto d'ingresso.
Io arrivai ventiduesimo, al teatro Vittoria che sta a Testaccio, su piazza Santa Maria Liberatrice, quella dove fanno le feste della Roma quando vinciamo lo scudetto, e di fianco al teatro c'è pure un gelataio piuttosto buono.

Lo spettacolo era Tersa Repubblica, quello che fece di Bisio una star, e infatti l'hanno fatto pure in televisione tante volte.
Era un monologo con qualche commento musicale di Feyez di Elio e le storie tese, e iniziava con Bisio che entrava sul palco ricordando il segno di Zoddo, una pubblicità di tanti anni prima con Aroldo Tieri, e lui si chiedeva come mai un suo neurone era rimasto trent'anni occupato dal ricordo di una pubblicità.

Ecco, parlo di ricordi e ho già scritto i nomi di due tre morti, ma in realtà volevo dire che vi siete sciroppati quattro paragrafi soltanto perché io vi racconti quale pubblicità occupa da trent'anni il mio neurone preferito, e ora posso cominciare.

C'è nessuno che ricorda il misterioso Tapitouf?
Ecco, io mi ricordo perfino il jingle, che per rispetto dei diritti fondamentali della persona preferirei omettere, raccontandovi invece questo curioso arnese, a cui non so dare una definizione.

Il tapitouf era fatto di tante cose: c'era un grosso ago, tipo come un dito, in cui si infilava un pezzo di stoffa simile a un piccolo pon pon.
Questo ago veniva poi passato in un modello, un foglio quadrettato stile cruciverba, il pezzo di stoffa usciva dall'ago e rimaneva incastrato nel foglio.
A forza di passare pon pon nel foglio veniva fuori un tappeto.

Ora, questa descrizione non dipende dall'incauto acquisto del Tapitouf, ma soltanto dallo spot che passò a raffica per una stagione sui canali che guardavo io, probabilmente in mezzo a qualche Jeeg o Daitarn 3.
Spot che ho miracolosamente ritrovato sul benemerito Youtube, in cui si vedono le solite donne che ridono facendo le faccende di casa, perché all'epoca le donne che facevano pubblicità di casalinghi vari ridevano come sceme, cosa chiaramente del tutto diversa dalle pubblicità attuali.

È anche più divertente il fatto che non ci siano pagine in italiano cercando su Google il simpatico tappetone fai-da-te, cosa che mi dà una ghiotta opportunità di spiccare tra i risultati.
Se non venite colti da un attacco di dissenteria ascoltando la canzoncina, provate a immaginarla in italiano, dato che la musica, forse musica è una parola grossa, comunque è la stessa.

Per concludere, Aroldo Tieri Claudio Bisio è ancora vivo.

18 aprile 2008

Diario del presidente della sezione 17: end titles

Ho iniziato il conteggio con questa frase: "L'obiettivo è fare in tempo per Lost".
C'è l'ho fatta, largamente.

La miglior nulla: "non si può sorvolare le montagne" (alla Camera, stranamente non si è ripetuto al Senato).

Tra un po' completo il giretto per Colli Aniene, perché saprete, o lettori, che da queste parti la politica è il momento di farla e non di bloggarla.
La sensazione è quella di essere nella sacca di Bihać, e non è che faccia questo grande piacere, ma ora va così, e comunque qualche speranza c'è: Viterbo è andata al ballotaggio.

15 aprile 2008

Mi propongo come David Hilbert

Riscrivo per i lettori i miei dubbi come domande, premettendo che odio i luoghi comuni e gli slogan, e che considero l'espressione "voto di protesta" come "il coseno del Nicaragua", cioè una cosa che non significa un cazzo.
Mi piacerebbe se qualcuno potesse contribuire con qualche risposta, ma anche con qualche domanda, che se di certo non servirà a noi elettori del PD, sicuramente servirà a me.

A parte il suo apparato estetico ributtante, la Lega è un partito di cui è abbastanza facile tracciare un DNA politico.
Generalmente radicato nella piccola impresa, mal sopporta l'Europa, l'Euro, il grande capitale, la globalizzazione dei mercati e soprattutto delle persone.
Perché un partito così, che appare del tutto contromano rispetto alle ideologie dominanti, riscuote questa valanga di consensi nel 2008?

Il partito con la proposta politica più fumosa, l'UDC, esce con i consensi confermati, tranne al Senato dove per la legge elettorale era ovviamente condannato.
Come ci è riuscito?

Il partito con le più chiare posizioni contro la legge 30 esce addirittura cancellato.
Lo schieramento vincente non la modificherà, l'ha scritta e l'ha sempre difesa.
La legge 30 è veramente la causa del male?
E meglio ancora, il precariato è veramente il problema dei problemi?

Sono due elezioni che la differenza tra Camera e Senato, la fascia tra i 18 e i 25 anni che è l'unica ad avere il pieno diritto di essere chiamata "dei giovani", vota verso il centro sinistra.
Perché, e perché questo consenso non si riesce a capitalizzare?

Il centro sinistra, nella sua versione dal cattolico al rifondarolo, ha vinto le elezioni due volte. La prima ha generato quattro governi, la seconda un governo di neanche due anni.
Molte città italiane hanno ottime amministrazioni di centro sinistra, dal cattolico al rifondarolo, alcune addirittura ininterrotte sin dal dopoguerra.
Perché non si riesce a fare il salto di qualità verso Roma?
Cosa manca per riuscire a governare la politica nazionale con stabilità?

L'ultima, che è il mio principale cruccio, è perché reggiamo nelle città e veniamo massacrati in provincia.
Guardate il Lazio o il Piemonte, ma anche la Liguria o perfino la stessa Campania.
Cosa ci distingue per aver trasformato queste realtà in "Roma (o Torino) contro tutti"?

(PS per un mio amico archeologo, questi sono i miei temi del "birra e Negroni", quindi prepara i tuoi)
(PS per alcuni miei lettori, sulla questione della laicità mi sono già espresso, e si sono espressi anche gli elettori, quindi per favore non ci tornate)

14 aprile 2008

Diario del presidente della sezione 17: ci hanno rotto il culo

Nel marasma di numeri un piccolo contributo dalla periferia dell'impero, che ho pure un po' sonno.

Presidenzio in un comune governato dal centro sinistra, in un provincia governata (credo per un paio di settimane) dal centro sinistra, in una regione governata (ma non si direbbe) dal centro sinistra.

Nell'ormai leggendaria sezione 17 "centro del mondo" la Destra e la S. Arc., soprannominata la S.Arc.azzo, hanno preso lo stesso numero di voti, circa 35.
In più, ci sono 15 voti per Forza Nuova.

Avete letto bene, e questo in un posto dove, se vi fidate di me, non esiste nessuna struttura territoriale dei simpatici fascistoni.

Ora, io lo considerei materiale per pensare, e notate bene, non per ripensare.
Questi numeri, aggiunti a quelli di diversa scala che stanno piovendo dal Viminale, non mi sorprendono, li considero la solita Italia.
Solo che non pensavo che l'Italia fosse così tanto Italia.

Non ho finito perché domani ho ancora la provincia, ma vorrei dare il giusto riconoscimento duepuntozzero alla mia segretaria che ormai fa le buste con gli occhi chiusi, e agli scrutatori che sono stati impeccabili.
Visto che qualcuno se lo sarà sicuramente chiesto, vi dico che due sono ragazze e che sono splendide, da qualunque punto di vista le vogliate osservare.

So bene che un presidente non dovrebbe indugiare nella contemplazione delle sue due scrutatrici, specie se di un buon decennio più giovani, ma pensando a quello che stavo contemplando nei verbali, mi sono dato subito l'assoluzione.

13 aprile 2008

Diario del presidente della sezione 17: disabilità

Si procede tra voci incontrollate di brogli, luce che manca, gente che fotografa così gli danno un posticino da lavapavimenti a Malpensa, vippanza varia che vota qua e là.

Ma nello splendido mondo della sezione 17 "dei casi umani" tutto scorre secondo normalità, e il presidente si può permettere numerose sigarette nel piazzale della scuola, chiacchierando con vigilesse e scrutatrici di altre sezioni.

Il dubbio che si insinua ogni anno nella coscienza democratica si ripresenta con una coppia che vota nella mia sezione.
Hanno un figlio mentalmente disabile, e la madre mi sciorina davanti le varie cartelle mediche reclamando il suo diritto a votare.

Non è facile come sembra, c'è una serie di pezzi di carta che permette a un accompagnatore di votare insieme al disabile, cosa che sarebbe altrimenti vietatissima, ma quei pezzi di carta quasi mai sono tutti a posto.
Non solo, nei casi più gravi c'è l'interdizione al voto, e si scompare dalle liste elettorali.

Il punto è semplice e drammatico, una persona così mette la croce dove la mette il suo accompagnatore, e la libera espressione va a farsi benedire, e questo il legislatore lo sa bene.

L'altro lato della corteccia cerebrale dice però che il diritto di voto è diritto della persona in quanto tale, anzi, è il diritto della persona, e solo di fronte a un dolo innominabile se ne può essere privati.
A un dolo, quando si è deliberatamente scelto di non essere parte della collettività.

Mentre la madre mi ripete che è solo ritardato ma non interdetto, io controllo se il suo nome è nell'elenco.
C'è, e non me la sento di aggiungere una pastoia burocratica alla tragedia che questa coppia vive da più di vent'anni.

Il dio dei presidenti di sezione mi presenterà il conto il giorno dell'Apocalisse, o forse me lo presenterà molto prima la Prefettura di Roma.
Io saprò difendermi in entrambi i casi.

12 aprile 2008

Diario del presidente della sezione 17: telefonini

Tengo a informare il popolo che il registro dei telefonini consegnati e restituiti io non lo compilo manco morto.

Per il resto, un numero impressionante di rappresentanti di lista, scrutatori svegli, compreso uno che è una quinta colonna infiltrata dal PD.

Il consueto papiro di foglietti che sta nella "cartella del presidente" (non ridete, si chiama così veramente) contiene delle informazioni su come trattare gli invertebrati che restituissero la scheda.

La norma che verrà applicata nella mia sezione è la seguente: mi faccio prestare la PM12 dai carabinieri, e poi li guardo negli occhi dicendo loro "Sarah Connor".

7 aprile 2008

B-side (2) - i misteri di Colli Aniene (vacche)

Vaccheria Nardi
In un quartiere moderno una stalla di inizio '900 ovviamente "stacca", ma questo non è un caso, ed è anche un pezzo della storia vera di questa città.
Nel suo procedere come moderna metropoli, Roma ha seguito due direzioni, il mare e la Tiburtina, diversissime su tutto, da una parte treni e autostrade, dall'altra solo una povera statale ormai soggetto da barzellette per il suo traffico.

La prima è la necessità, il porto, l'aeroporto, l'apertura verso il mondo e i commerci, ma che malgrado gli imperatori, il Duce e qualche sindaco non è Roma, è altro, è quel che si sopporta ma non si ama.
Non siamo una città di mare, e forse non lo saremo mai.
La seconda è le Acque Albule, i nuovi Mercati Generali e la fu Tiburtina Valley ora Tecnopolo, il buen retiro di papi e imperatori, l'acqua del piccolo Aniene per gli acquedotti, il travertino, il Romae Tibur amem, ventosus Tibure Romam di Orazio, l'amore non proprio impossibile, ma molto difficile.

Eppure la Tiburtina "resiste", come dice Fulvio Abbate nel suo libro su Roma, e può capitarti di vedere un gregge brucare, o un vecchio casale con osteria a fianco. Non tutto è perduto, anche se la periferia oggi è Carsoli, che è in un altra regione.

La vaccheria Nardi, da poco restaurata, ospiterà la biblioteca di quartiere, ora nella vicinissima via Mozart.

4 aprile 2008

B-side (2) - i misteri di Colli Aniene (ecosostenibilità)


Questo parco, o meglio giardino di quartiere, è il più frequentato.
Ci sono cartelli chilometrici per ciclisti, gente che corre, bambini che urlano, zingari che giocano a calcio gonfiandosi come zampogne, cani nell'apposito recinto, perfino un piccolo fosso e qualche orto di guerra.
Alle spalle del fotografo si va in una specie di prateria incolta che arriva fino alla Collatina, fresca fresca di promozione a parco per la presenza di un'importante necropoli.
Parco chiamato, con grande sforzo d'inventiva, Parco Tiburtino-Collatino, e attraversato dalla spettacolare TAV romana, e se vi steste chiedendo come fanno TAV e necropoli a convivere, vuol dire che siete della Val di Susa.

Sulla destra si vede una delle innumerevoli scuole di questo quartiere, che è un altro dei suoi misteri.
Il lampione, come si nota, è alimentato dal Sole, e inoltre qui si è sperimentata per la prima volta la raccolta differenziata porta a porta, mentre la ciclabile sulla Togliatti è per ora una discreta sòla.
Il V municipio, di cui Colli Aniene è una parte infinitesima, altro non è che l'insieme delle zone che negli anni '70 veniva chiamato "cintura rossa".
Qui il centro-sinistra, inteso come Democratici più Turigliattidi, sfiora(va) il 70%.

B-side (2) - i misteri di Colli Aniene (dove)

campo da bocce abbandonato
Colli Aniene è una quartiere recente del V municipio, perfettamente delimitato da via Tiburtina, via Grotte di Gregna, l'autostrada A24 e il parco della valle dell'Aniene.
Per usare un termine un po' desueto, è un quartiere signorile, anche se completamente circondato da zone popolari come Pietralata, Tiburtino III, Collatino, Tor Sapienza e La Rustica.
È prettamente residenziale, ma girando per le sue strade, che portano nomi di politici poco noti (e quasi tutti di sinistra), potete trovare sedi di grandi aziende, depuratori dell'ACEA, circoli sportivi spettacolari, campi nomadi, casali seicenteschi, più tutta una serie di cose curiose in parte ritratte in queste foto.
La prima cosa strana di Colli Aniene è la sua tipologia edilizia; quasi tutte le case hanno il portico, cioè il piano terra non esiste.
La scelta potrebbe essere dovuta ai frequenti allagamenti che affliggevano questa zona, oppure al caso, chi lo sa.
Fatto sta che questi portici hanno la servitù di passaggio, e quindi si può attraversare il quartiere passando tra palazzi e giardini condominiali, senza percorrere strade.
La seconda cosa strana è che gli edifici sono numerati, cioè ci sono dei cartelli con scritto Edificio 2, Edificio 3 e via così, ma di questo ignoro completamente la ragione.

Nella foto un campo da bocce, probabilmente mai usato, in uno di questi giardini.
Sullo sfondo il viadotto dell'A24.