8 maggio 2008

B-side (2) - i misteri di Colli Aniene (uno due tre)

Via Venafro
Le case di via Venafro sono tra le poche cose rimaste della vecchia borgata di Tiburtino III, di cui avevo già parlato.
Le borgate, radice poi del dispregiativo borgataro, erano insediamenti costruiti per dare una casa a chi l'aveva persa per i famosi sventramenti, le modifiche urbanistiche più sognate che realizzate durante il fascismo.
Malgrado si tenda ad ammollare la colpa di molte distruzioni al Duce, in realtà non è che ne fece molte, sicuramente meno di qualche papa ("Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini"), e mai come i primi governi del Regno, con l'edificazione a tappeto delle zone paesaggisticamente migliori che oggi vengono delicatamente chiamate "Roma umbertina".
Via Venafro
Il più imponente degli sventramenti fu via della Conciliazione, nel senso che quello stradone che vedete oggi non esisteva proprio, ed è abbastanza facile trovare foto di com'era prima.
I residenti della zona, quasi tutti piccoli artigiani delle regioni confinanti, furono ricollocati in questi casermoni in mezzo alla (allora) campagna romana.
Queste case hanno almeno due caratteristiche sempre uguali: il color "casa di Roma", che meglio non saprei definire, e i balconi interni, quasi sempre chiusi per rimediare un'altra (gelida) stanza.
"Ner giro de 'na ggenerazzione erano tutti delinquenti", è il commento sociologico romano di mia madre, che in un'altra di quelle borgate, Val Melaina, ha vissuto la maggior parte dei suoi anni.

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