4 gennaio 2011

Cose che forse vi siete persi

Prima che ci fossero gli eventi su Facebook, prima di Last.fm, prima delle newsletter, prima che il Circolo degli Artisti si trasferisse a via Casilina, era molto meno facile sapere chi suonava in giro per la capitale.
Serviva fortuna, qualche amico ben inserito, magari un posto dove bene o male qualcosa si strimpellasse comunque.
Avrete intuito dall'introduzione che si tratta di un post da vecchi, e infatti lo è.

Il Metropolis era un locale che stava a via Rasella, proprio quella dell'attentato che causò la rappresaglia della Fosse Ardeatine.
Era un posto che oggi non passerebbe neanche un controllo di sicurezza dei vigili di un paesello della Guinea Bissau, e lo sapevamo già allora, ma c'erano due buonissime ragioni per cui del pericolo ce ne infischiavamo.

La prima era che la tessera, ché se ne gli anni '90 non avevi la tessera non eri nessuno, costava cinquemila lire al mese.
Potete invocare l'inflazione, il potere d'acquisto dei salari, l'Euro o quel che volete, ma cinquemila lire al mese erano comunque niente.

La seconda è che c'era un live tutte le sere, ma tutte tutte.
Certo, per avere il cartellone sempre pieno si doveva accettare qualche compromesso;
c'erano diverse volte che quelli sul palco avrebbero meritato bottigliate alla Blues Brothers, o cover band di gente che ti stava sul cazzo anche in originale, ma tanto era praticamente gratis, e a caval pagato poco non guardi molto in bocca.

Il locale era a due piani: al piano terra c'era il bar, e a quello interrato la sala concerti.
I due spazi erano collegati da una scala talmente stretta da non passarci in due, e che avrebbe impedito qualunque eventuale tentativo di fuga, per fortuna mai sperimentato.
La sala concerti, anche se sala è una parola grossa, aveva a destra una serie di panchette e a sinistra delle nicchie dove c'era un tavolino.
Arrivando abbastanza presto si poteva star lì a fumare (si poteva), fumare cose molto aromatiche (non si poteva ma ogni tanto passava uno ad avvisare che ce stanno 'e guardie), bere seduti.

Il bere era forse l'esperienza che più contraddistingueva il locale.
Ovviamente si doveva passare per il bar, e lì c'era la vera star del metropolis, il barista.
Immaginate un tizio abbastanza somigliante a Frank Zappa, sempre vestito con jeans nero e cappello nero, sempre con la stessa espressione.
Si raccontava che qualcuno l'avesse anche sentito parlare, e infatti a me era capitato, perché una volta mi corresse il nome della birra che avevo chiesto.
La birra che poi era l'unica disponibile al bar, tale XXXX, una terrificante australiana che andava pronunciata four exes.

Un giorno il Metropolis chiuse, senza concertone d'addio, senza tutto gratis finale, da un giorno all'altro la serranda era chiusa, e anche se non sono passato di recente a controllare non ho mai saputo se al posto di quel mitico locale sia mai stato aperto qualcos'altro.
Girarono infinite leggende sul motivo della chiusura, una più bislacca dell'altra, ma alla fine il perché non l'abbiamo mai saputo.

Un post da vecchi non sarebbe tale senza l'aneddoto, e quindi mi accingo.
Una sera suonavano gli XO War, band metal che poi mi è capitato di rivedere anche su altri manifesti all'epoca, ma che io e i miei amici, che con il genere non ci facevamo granché, non avevamo mai sentito nominare.
C'era un sacco di gente, e in una pausa del concerto il batterista, completamente sudato fradicio e praticamente nudo, imboccò nella nostra nicchia urlando "aoh, nun state a poga' pe' 'n cazzo, li mortacci vostra!".
Poi tornò a suonare, proponendo come bis la cover di Territorial Pissing dei Nirvana.

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