27 giugno 2011

Io confesso

Stavo pensando, il perché ve lo spiego dopo, che non posso scagliare la prima pietra.
Ho creduto finora che Berlusconi fosse un avversario politico ma mi sbagliavo: è un dittatore, e quindi contro di lui vale tutto.
Qualche vecchio scemo potrebbe obiettare che i dittatori non perdono le elezioni e i referendum, ma è una sciocchezza: Pinochet aveva perso un referendum, Milošević aveva perso le amministrative, quindi Berlusconi, per ineffabile logica, è un dittatore.

È altresì evidente che, essendo Berlusconi il male e di destra, chi sta con il bene e a sinistra deve essere contrario a qualunque cosa dica, e quindi questa riservatezza delle comunicazioni, che qualche poveraccio a corto di logica aveva perfino messo nella costituzione, sia un vecchio arnese che andrebbe pensionato.

Quindi, tornando all'inizio, devo dire che una volta ho falsato il regolare percorso verso il successo dei probi e degli onesti, una mia irresponsabile azione ha cambiato per sempre la storia di questo paese, ed è giusto che tutti sappiano.
In un momento verso la fine degli anni '80, che non ricordo esattamente ma che gli inquirenti sapranno trovare senza problemi, al telefono con un mio compagno di scuola ho pronunciato la seguente frase:

"Me sa che domani faccio sega, nun so un cazzo".

Dato che ultimamente va di moda sottotitolare anche il dialetto romano, preciso che la frase sopra può essere resa con "sono intenzionato a essere assente domani, dato che non ho studiato e non vorrei prendermi un'insufficienza".
Quello con cui parlavo, pur sapendo della mia intenzione non penalmente rilevante, non ha fatto una pubblica delazione come avrebbe dovuto, e sono pronto anche in questo caso a farne il nome, appena me lo ricordo.

Qualcuno sarà stato sicuramente interrogato al posto mio, avrà preso un votaccio, sarà diventato un precario e non può comprarsi l'iPad, e tutto per colpa mia.
Sono pronto a dimettermi, però ho appena notato che non sono membro praticamente di niente e quindi, dopo una penosa autocritica, ho deciso di restituire la tessera Mediaworld, in fin dei conti il televisore in offerta l'ho già preso.

(Per i meno attenti: questo è un articolo di dileggio verso una cosa che ha a che fare con il disgusto e con la riscossa morale, scritta su una fogna di giornale che non metto, guglatelo da voi, perché finché si scherza si scherza ma a certi livelli non pensavo ci si potesse arrivare. Meglio invece leggere questo.)

(Mi è anche venuto in mente ora che qualcuno potrebbe arrivare qui cercando la canzone di Piero Ciampi. Siccome ne avrebbe ragione e mi dispiacerebbe deluderlo, la metto)

6 giugno 2011

The winner takes a 60 percent majority

The winner takes it all
Sono state le elezioni in cui chi ha vinto non faceva parte del gruppo l'avevo scritto in un post del 2009 né del gruppo eliminiamo un dirigente a caso e prendiamo centomila voti sicuri, ma loro ovviamente pensano di sì.
Sono state le elezioni di Sucate e Giandomenico Puppa, di Pisapia canaglia, del favoloso mondo di Pisapie, ma anche le elezioni di questo capolavoro di jAsOn qui a fianco.
Peccato non si possa ricandidare; per una reunion così avrei preso la residenza in Lombardia e l'avrei votato.