4 giugno 2007

Grammar school: articoli

Dunque, un po' di regole su pronuncia e uso corretto degli articoli romani, così non si fa confusione, che in giro si sente e si legge un sacco di gente sgrammaticata.
Con qualche comodo esempio non sbaglierete quasi più.

Comincio dagli indeterminativi, che sono più facili, basta togliere la u. Semplicissimo, no?
Così, un è 'n, uno è 'no, una è 'na, si usano come in italiano: 'n zacco (tanti), 'no sturbo (mancamento), 'na piotta (cento), 'na piottaemezza (centocinquanta), 'na fregnaccia (una notizia del TG2).

Con i determinativi la cosa è più articolata, che è pure giusto parlando di articoli (ammazza che battutona).
Allora, lo e la sono come in portoghese, 'o e 'a, e già che ci siamo anche le diventa solamente 'e.
Essendo la combinazione gl del tutto inesistente in romano, gli è stato fuso con i, in un generico li, che però oggi si usa un po' meno, ad esempio li mortacci (discutibili antenati) o li Castelli (paesi produttori di vino).
Il è ovviamente er, ma questo merita un paragrafo apposta.

Usarli nei casi più semplici non è complicato, 'a Casilina (SS n° 6), 'e tielle (recipienti da cucina noti anche come fiamminghe), 'o Stragnerodelea (blogger piacentino), ma la cosa si ingarbuglia quando si arriva davanti a una parola che comincia con una vocale; dato che la elle ce la siamo già fumata, come si fa l'elisione?

La cosa è ardua, ma c'è una regoletta che vale nella maggior parte dei casi.
In pratica, se l'accento cade sulla prima sillaba si usa la forma elle apostrofata, come l'artri (Lazio, Juventus, Inter, ecc.), l'Eure (quartiere a sud di Roma), l'urtimostronzo (il meno rilevante).
Se l'accento è su un'altra sillaba, allora si allunga la prima vocale, facendo un suono che è il vero spartiacque tra i romani e gli acquisiti, che lo sbagliano sempre.
Quindi 'aaipod (un inutile gadget della Apple), 'uuragnompoverito (innocua arma portatrice di libertà), 'aamica (generica blogger pistoiese), 'aamichetta (zoccola).

Ma veniamo a er, signore e simbolo della lingua capitolina.
In generale si userebbe allo stesso modo di il, cioè la versione del dialetto toscano usato come lingua nazionale, ad esempio er Capitano (Totti), ma ci sono alcune notevoli differenze.
Intanto, è arcinoto il suo uso come introduttivo di soprannome, com er vichingo (tizio biondo), er patata (tizio con la faccia che fa venir voglia di pizzicargli le guance), er mattonella (tizio non particolarmente portato per l'esercizio fisico).

Poi, bisogna ricordare di omettere la erre nel caso di parole che inizino per erre, come e' raccordo (la tangenziale), e' regazzettodernegozzio (commesso con contratto atipico), e' rosicone (Mancini).

Infine, data la tipica pronuncia della esse piuttosto simile alla zeta dolce, er viene usato dove non dovrebbe, ad esempio er zinale (il grembiule), er zipeppe (vaso da notte), er zòla (er zòla), er zindaco (Walter I).

A proposito di quest'ultimo uso, un aneddoto dei tempi andati.
Fino a non molti anni fa, quando nasceva una figlia femmina ('a pupa), le si metteva un po' di zucchero tra le gambe, come augurio.
A causa di questa usanza, parlando di una donna che avesse avuto fortuna nella vita (tradotto, avesse sposato uno ricco), si era soliti dirne:
"Ma che c'ha messo er zucchero?"

9 commenti:

  1. trucidissima quella doo zucchero, nun ciaa sapevo! comunque 'nte sei ricordato che "li" se pò pure usà ar posto de i, infatti "i castelli" diventa "li castelli" come "li peggio mortacci..." bravo cmq!

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  2. Curioso che pio(t)ta in alto lombardo invece vuol dire pietra.

    Per cui 'na piotta vuol dire una pietra o una pietrata.
    Per cui un romano in valtellina rischia seriamente di prendersi una pietrata in testa sorridendo.

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  3. piotta=100?!?
    AmicaN

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  4. AmicaN: certo. Ma significa anche "chierica", cioè quando uno ha i capelli radi in mezzo.

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  5. a forma, appunto, de piotta ;-)

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  6. que'a de o zucchero 'a sapevo pur'io.
    pe me c'hai da fa' pure 'no paragrafo su de, che molti mica 'o sanno come se usa.
    Ah, io sapevo che gl noi o sostituimo con j... magari me sbajo io.
    Er sei è sempre er mejo.

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  7. Estremamente istruttivo e commovente (nel senso che ho pianto dal ridere...) come tutti i tuoi post linguistici. Posso sperare in una raccolta? :)

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  8. Nun se scordamo puro er cambio de la "d" che ne la coppia "nd" diventa "nn" (quando/quanno, mondo/monno, biondo/bionno,fionda/fionna.....)

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