25 novembre 2008

Quanto ce l'avete grosso

Blogger permette di esportare il proprio blog in XML, tutto intero, commenti inclusi.
Ho provato con il mio: 8 mega.
Pensavo di più.

24 novembre 2008

Come ballare gobbi

Un barcamp è l'unica situazione dove spippolare con il cellulare o il portatile, mentre un altro parla, non è considerato un gesto da eclatanti cafoni. Anzi.

Alcuni oratori sembravano militare in una fazione che avesse dichiarato guerra al congiuntivo, e non solo.
Qui si milita nella fazione opposta.

Abbiamo annesso il Canton Ticino, senza spargimenti di sangue, e nessuno ci ha detto niente.

La metro B che passa a San Paolo piena di graffiti fa molto "coney island e i guerrieri della notte" (prevalentemente è sua)

Il faiquelacazzochetiparecamp è stato una delle più indecenti, inguardabili, cristalline burinate della mia vita.
Ovviamente mi sono divertito da morire.

Un'amica mi ha fatto un regalo comunista, e io le voglio molto bene.

20 novembre 2008

Lo voglio segretario

Sono un po' deluso, mi aspettavo che sul foglietto ci fosse scritto: "Ma perché becchiamo sempre 'sto Piroso e mai una volta la Costamagna?"

18 novembre 2008

D. M.

È stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che permette di prendere a calci le auto di chi scrive SMS mentre guida.
Potete cominciare da stasera.

17 novembre 2008

Io sarei molto interessato anche alla corretta delimitazione dell'area di produzione della mozzarella di bufala

Nel 1996, all'indomani del risultato elettorale, l'Ulivo vincitore offrì la presidenza del Senato al Polo sconfitto.
Il Polo, forse per provocare, forse perché ci credeva, nominò Cossiga, al che l'Ulivo, con grande dialettica istituzionale, rispose "Cossiga 'n par de ciufoli".

La mossa del PDL era stata largamente preannunciata dai quotidiani, quindi devo pensare che l'opposizione non li legga, o che faccia la finta burina.
Il buon Villari, di cui ignoravo la presenza sul pianeta fino all'altro ieri, chiaramente nicchia, e lo fa perché essere chiamato presidente non fa schifo a nessuno, non fa schifo neanche a me quando faccio il presidente di sezione.

La sera prima, Veltroni e/o Casini avrebbero dovuto mettere Di Pietro al muro e spiegargli due o tre cosette su come funziona la democrazia parlamentare, e sul fatto che la presidenza della commissione più inutile del Parlamento sia un'atto di cortesia, non un obbligo.
E come a ogni cortesia si può soprassedere, senza altra conseguenza tranne il fare una figura da maleducati, non da dittatori.

O magari chiedere a loro stessi, nel momento in cui IDV se n'è uscita con uno con la storia politica di Orlando, cosa c'entrasse Orlando con la democrazia parlamentare.
Abbiamo sopportato Landolfi e il suo insostenibile italiano, credo che potremo sopportare anche lo sconosciuto Villari.

14 novembre 2008

E non fate i furbi che vi controllo con Feedburner

Ho aiutato|abbozzato|ispirato questo raccontino per MusicZone, su Elio è Frankenstein, visto ieri sera.
Potete anche non leggere, ma dovete guardare le foto (che sono sue).

10 novembre 2008

E pluribus unum

"I am a resident of the state of Illinois. I was born in Mexico but was brought here by my parents when I was 11 years old. I became a United State citizen when I was about 20 or 21. I came here illegally, but soon after we got here, my parents started the process of getting us our "green" cards.

I am proud to say that today I am the first in my family to have graduated from high school and have gone to college and graduated from college. I have a bachelor and a master degree from Dominican University in River Forest IL. My parents came here looking for a better life. Yes, life has been hard, when I first came I did not know English. My brothers and sister went to night school to learn English and during the day we would go to regular school. My entire family has made many sacrifices for my younger brother and me to get an education. Education is a very important issue for me.

Why am I saying this things... Because the older I get the more I see things not benefit those who really need the help. We need someone like you in Washington to make these changes possible. And I also want to say that President Barack Obama is my contact on Flickr."


(testimonial di El Sol dal link più più più del momento, il flickr del presidente eletto, grassetti miei)

Mi chiedo da qualche giorno se partecipare all'innamoramento collettivo per il futuro presidente degli USA.
Cerco da qualche giorno qualcosa di originale che si possa dire e che non sia già stato detto.
Impossibile, mi sa.

Impossibile perché potrei limitarmi a criticare l'italico provincialismo nell'esaltarsi per la supposta superiorità di quello che succede all'estero, ma qui no, qui è tutto un mondo che ha sbroccato, e tutti tutteggiano su tutto, e io arrivo tardi per piazzare la fine stoccata.

Obama, sinceramente, mi piace un sacco, perché è sempre vestito in modo impeccabile che sembra James Bond, perché parla in modo impeccabile che manco servono i sottotitoli, perché è il primo presidente che viene dal set di Lost (conosciuto anche come isole Hawaii), perché insomma sembra una persona rispettabile.

A me che vengo appallato da anni con quello che deve parlare come la ggente, che capisce i problemi della ggente, che la ggente è stufa, mi pare un sogno.
Uno che non sembra il vostro vicino di casa, che nel mio caso è anche un idiota, ma il fidanzato ideale di vostra figlia, sai papà è pure laureato a Harvard.

Sì, lo ammetto, mi sono svegliato un'ora prima, ho aperto il NYTimes e ho visto Obama scritto a font 36, niente psicodramma, tutto bene, ma non è il giorno dei giorni, non è il giorno politicamente più rilevante della mia vita.

No, il giorno per me è il 21 aprile 1996, la prima vittoria del centrosinistra.
Io che per l'unica volta in vita mia avevo dei sondaggi in house, ma dell'altra house, il PdL o come cazzo si chiamasse allora, sondaggi che annunciavano la sconfitta, ma io, come tutti i romanisti dopo il 1984, non volevo credere a niente.
Vespa che due secondi prima del delle 22 parla di "rafforzamento" dell'Ulivo.
Mio padre con il telecomando in mano che dice a mia madre "t'aavevo detto" (mio padre è un romanista particolare).

Ecco, quel giorno è un'altra cosa.
Amo l'America, sono contento che abbia deciso di cambiare, ma non c'è paragone, è un'altra cosa.
E mi pare pure ieri, invece è talmente tanto tempo fa che non c'erano neanche i blog, manco un postarello striminzito a cui fare trackback, mannaggia.
No, l'articolo di Repubblica non lo linko.

2 novembre 2008

Patate accondite

La Sora Margherita, prima che un ristorante, è una specie di leggenda.
Un ingresso del tutto anonimo in una delle piazze per cui vale la pena vivere a Roma, piazza delle Cinque Scole (sic), dalle cinque scuole ebraiche che vi si trovavano.
Questa piazza è uno dei pochi resti veri dell'antico ghetto, ed era in origine attraversata dal muro che impediva agli ebrei romani (giudî, in dialetto) di andare in giro dopo il tramonto.

È aperto a pranzo, e per cena solo a fine settimana.
Se volete andare una sera tenete a mente che ci sono due turni, alle 20 e alle 21.30.
C'è posto per sì e no venti coperti, quindi prenotare è obbligatorio, e se potete, evitate anche di tentare di portare la macchina nei paraggi.
Al Ghetto non si parcheggia, fatevene una ragione, meglio una passeggiatina che vi risparmi l'ansia.

All'inizio vi fanno fare la tesserina, se già non l'avete, e poi portano uno dei marchi di fabbrica del posto: il menu scritto a pennarello sulla carta da pane.
I piatti sono di cucina giudaico-romanesca, dicono quelli che se ne intendono, cosa che a me pare una mezza tautologia, dato che i piatti romani originano praticamente tutti dalla tradizione ebraica.

I primi sono disposti "a matrice", cioè avete i tipi di pasta da incrociare con i sughi tradizionali; sta ovviamente all'intelligenza del cliente non prodursi in accoppiate atroci.
Io ho rischiato un po' con gli agnolotti cacio e pepe, contando sul fatto che con cacio e pepe viene bene anche anche il plutonio.
I puristi sceglieranno giustamente una pasta lunga, ma anche a me è andata piuttosto bene.

Per quanto riguarda il secondo mi sono lanciato su delle salsicce di manzo, queste veramente da residente del ghetto acquisito alla tavola.
Sono fatte alla piastra, con limone e rughetta, e il sapore diverso della carne le rende qualcosa da provare.
Ho assaggiato anche le polpette al sugo, più classiche, credo fatte con lo zafferano.

Però è sui contorni che voglio spendere qualche parola in più.
Ho preso il regolare carciofo alla giudia, che viene offerto anche come unico antipasto.
Il carciofo alla giudia è un carciofo rovesciato e fritto, e così sembra facile, cos'ha di speciale?
Ha di speciale che le immangiabili foglie, che poi sono i petali, diventano tipo le patatine delle feste delle medie, e quindi del carciofo non si butta via niente.

Poi seguirebbero i dolci, che non ho preso, e che sono in buona parte basati sulla ricotta, come è tipico nel centro sud.
In particolare ricotta più visciole è abbastanza godurioso.

Qualche considerazione al volo.
Il servizio è velocissimo, e il rapporto tra il personale e i tavoli è piuttoto alto, se no nei tempi non ci starebbero.
Non esiste carta dei vini, com'era facile immaginare, solo una simpatica brocca di rosso sicuramente laziale.
Che poi a me sta benissimo, credo che l'unico ambito in cui mi senta regionalista sia il vino rosso.

Ritornando sui contorni, ce ne sono due da raccontare.
Il primo sono i broccoli ripassati, piatto del tutto elementare ma assolutamente decisivo nella crescita di ogni romano.
Nelle analisi del sangue di qualunque abitante della capitale c'è almeno un venti per cento di broccolo.
Se non avessimo la lupa, potremmo tranquillamente usare questa crucifera come stemma, tanto che credo sia l'unico prodotto agricolo coltivato in città, e quando a Roma si vuol dire che una cosa è perfetta, si dice a ciccio de broccolo.

La Sora Margherita è inoltre il primo posto dove trovo gli aranci conditi (perdonatemi il plurale dialettale).
Arance tagliate e condite con olio e sale, e se proprio siete à la page ci potete mettere due olive nere.
Non ho mai capito perché allontanandosi dal GRA diventi un piatto sconosciuto, quando addirittura non susciti sguardi interrogativi come se si parlasse di cibarsi di sorci vivi.
Al contrario, sono spettacolari, e il sugo che resta è qualcosa che fa felice ogni bambino, anche se va per i quaranta come il sottoscritto.

Questo ristorante è anche un modo per mangiare come si faceva una volta, e come si fa ancora a casa, cioè senza essere sommersi inizialmente da tonnellate di antipasti, cosa che ormai pare di regola mangiando fuori.
Lo dico prendendomi tutto il rischio di sembrare un insopportabile passatista, ma a me non è mai piaciuto.

Concludendo, ho speso 32 Euro, per primo secondo contorno.
Le porzioni non sono grandi, ma normali.
Se state cercando un posto per sbomballarvi le transaminasi a due soldi avete sbagliato indirizzo, ve ne posso fornire qualcuno migliore.

Se qualcuno si stesse preoccupando, no, non mi voglio trasformare in risto-blogger, né presumo di essere originale scrivendo di un ristorante che bene o male è già stato visitato da altri blogger più preparati di me in materia.
Però questo post me l'ha chiesto, con grande onore blogghico da parte mia, SecondoMe, che è l'unico del ramo che mi filo, e poi viene sempre alle BlogBeer.