15 ottobre 2010

The north side

Per scrivere un post su un concerto degli U2 bisogna premettere che su questo blog non sarebbe la prima volta che parlo dei quattro irlandesi. Una volta ho raccontato i sordidi retroscena del viaggiare per concerti, una volta mi sono dedicato all'esegesi, e poi li ho infilati in tanti altri post.

Per scrivere un post su un concerto degli U2 bisogna tenere a mente che sono in giro da trent'anni, che fanno un sacco di concerti, e che quindi averli visti dal vivo potrebbe non essere una cosa che hai fatto solo tu.

Per scrivere un post su un concerto degli U2 devo per forza ricordare che circa dieci anni fa entrai nell'oscuro tunnel dei socialcosi, che noi chiamavamo newsgroup, cercando proprio notizie su di loro. Quello che scrivevi non lo potevi cancellare, non avevi idea di come fossero fatti i tuoi interlocutori, scambiavi qualche parola solo di notte per non occupare la linea, la ricerca su Google Groups non c'era. Era it.fan.musica.u2, e, come dice il mio amico Sacher, ci è servito.

Per scrivere un post su un concerto degli U2 bisogna saper fronteggiare chi non solo ti dice che c'è gente che è andata a sentire gli Interpol e poi se n'è andata, ma soprattutto il fatto che pensa sia una battuta che fa ridere.

Per scrivere un post sugli U2 bisogna malinconicamente prendere atto che non c'è più la mezza stagione, bisogna fare spazio ai giovani, Fini è una persona perbene e gli U2 sono morti con The Joshua Tree.

Non è una recensione, è la spiegazione dello zio squinternato al nipote.
Li ho visti nove volte, ho tutto quello che hanno inciso, voi che leggete siete una specie di Dante, io Virgilio.

Prima di iniziare un piccolo dizionario.
Leg significa gruppo di concerti consecutivi in un continente, ed è femminile; i tour si chiamano al maschile senza la parola tour; le canzoni e gli album si chiamano con dei nomignoli o degli acronimi.

Prima ci sono gli Interpol, un gruppo che mi piace talmente tanto da convincermi ad andare in un campo di sterpaglie a Fiumicino per sentirli la prima volta, e va da sé che la notizia che avrebbero accompagnato gli U2 per buona parte della leg europea mi era piuttosto gradita.
Per una canzone e mezza è come se stessero suonando a Morlupo, poi qualcuno va a svegliare il fonico e le cose migliorano sensibilmente.
Solo quattro dal nuovo album, e purtroppo non le mie preferite, e cosa ancor peggiore solo un pezzo del disco precedente.
Dieci canzoni, tra cui Obstacle 1 e PDA che non sono mai da buttar via, e alla fine se la cavano bene, anche se a Firenze era stata tutta un'altra cosa.

Space Oddity: è la canzone di David Bowie che gli U2 hanno scelto per aprire il 360°. Nel Vertigo, quello prima, c'era Wake Up degli Arcade Fire. Per la cronaca gli U2 adorano Bowie.

Beautiful Day ("BD"): il primo singolo di All That You Can Leave Behind, che è il primo disco veramente brutto degli U2. La suonano praticamente sempre ed è ormai un loro cavallo di battaglia. Nelle leg precedenti aprivano con Breathe, dall'ultimo album. BD però dal vivo rende molto bene, e tutti urlano e saltano.

I Will Follow ("IWF"): IWF è "siamo sempre quelli di una volta". Da un bel po' di tempo, che io ricordi dal Popmart, gli U2 fanno una canzone dei loro primi album, quelli mezzi punk, come secondo pezzo. Può capitare questa o The Electric Co. A me vanno benissimo tutte e due.

Get On Your Boots ("GOYB") e Vertigo: le metto insieme perché sono i primi singoli degli ultimi due album, e soprattutto perché si somigliano molto, forse pure troppo. Sono due pezzacci radiofonici, di quelli che restano in testa ma non segnano. Però la folla giovane è felice, e tutti urlano uno dos tres catorce. Perfino io.

Magnificent: è la migliore dell'ultimo album, la canzone che mi ha fatto sperare che qualcosa di buono lo possono ancora tirare fuori. Per fortuna se ne sono accorti pure loro. Un inno alla femminilità e un brano arioso, mette allegria. Tipo Beautiful day, però più bella.

Mysterious Ways ("MW"): il secondo singolo di Achtung Baby ("AB"), su cui avevo scritto qualcosa in più e cioè che era la canzone che mi aveva tranqullizzato dopo lo spaesamento di The Fly. Con il tempo ho cambiato idea su The Fly, ma non su MW. Pezzo che nessun fan discute, sempre corredato da forme femminli in movimento, tempo fa con tanto di ballerina in carne e ossa. Poi la ballerina se l'è sposata The Edge.

Elevation: uuuuuuh uuuuuuh uuuuuuh. Scusate, non l'ho mai retta.

Until The End of the Wolrd ("Until"): uno dei pezzoni di AB, Edge che fa rumore come poche altre volte, Giuda che parla con Gesù e fornisce una firma per l'email in ogni strofa. Dal vivo è meno potente, ma va sempre bene.

I Still Haven't Found What I'm Looking For ("ISHFWILF"): è la canzone dal titolo ingestibile, secondo singolo di The Joshua Tree ("TJT"), con famoso video girato a Las Vegas, e ritornello facile che coinvolge la platea. Qui succede l'imprevisto, e lo stadio prende i colori della bandiera irlandese e compare la scritta One. Sono cartoncini alzati dal pubblico sulle tribune, un giochino simile a quello della cerimonia inaugurale di Mosca 1980, e non so neanche come mi sia venuto in mente questo esempio da vegliardo. La coreografia è stata organizzata da U2 Place, un sito di fan non nuovo a simili trovate. La band ne resta sinceramente colpita, tanto da intitolare il post sul sito ufficiale con la stessa frase detta da Bono.

Bad: Bad è "ma hanno fatto Bad?". Potete stare certi che, a qualunque fan raccontiate il concerto che avete appena visto, sentirete questa domanda. C'era uno che non mi ricordo che diceva addirittura che i concerti degli U2 si dividono tra quelli in cui suonano Bad e tutti gli altri. Perché? Perché è una canzone molto bella, perché ha una progressione melodica che trascina, partendo da ballad e finendo con gli urli, perché è una canzone cresciuta nel cuore dei fan, dato che incredibilmente non è uscita come singolo, e solo chi aveva l'album la conosceva.
Nella parte finale Bono si inventa ogni volta una diversa serie di dislocation isolation separation. Una volta provavo a stargli dietro a denti stretti, dato che non amo l'alterazione dei testi, mentre adesso dico una serie di "escion" a casaccio e pazienza.

Mercy: a-ha! Nel 2005 usciva How to Dismantle an Atomic Bomb ("Bomba"), e come ormai accade spesso qualche giorno prima c'era il leak. I leak degli album sono in genere versioni a cui manca l'ultima passata, quindi diversi in alcuni dettagli da quella che sarà la versione finale. Nel leak della Bomba c'è Mercy, una canzone che conquista subito, che sembra scritta quindici anni prima. Quando la Bomba esce però Mercy non c'è. Cos'è successo? Dov'è finita? Partono teorie bislacche, si spera in un lato B, gli U2 ne negano l'esistenza, ci rassegnamo tutti quanti. Poi, in questa leg, Mercy improvvisamente risorge, presentata dai nostri quattro paraculi come pezzo nuovo. A dire la verità dal vivo non è che suoni questo granché, le strofe ce la farebbero pure ma il ritornello è fiacco. Però essere tra i pochi che la canticchiavano è stata comunque una soddisfazione.

In a Little While ("IALW"): IALW è una lagna, un pezzo che per ripicca mi sono sempre rifiutato di imparare. Nel concerto serve al classico siparietto di Bono che pesca una fanciulla e se la porta in giro sul palco. La fortunata si chiamava Francesca, e portava dei deliziosi cornetti rossi come Bono ai tempi di Mister McPhisto. Mi resta il dubbio che Francesca ai tempi di McPhisto non fosse neanche nata, mentre io già ero attratto dal modello socialdemocratico.

Miss Sarajevo: è un pezzo che rappresenta un punto chiave della carriera degli U2, quando decisero di trasmettere in diretta immagini dalla capitale della Bosnia sotto assedio durante i loro live. Scelta controversa, come tutte quelle che riguardano la spettacolarizzazione di una tragedia. Bono canta il pezzo che fu di Pavarotti ("disce che fiume") in maniera accettabile. È una canzone da accendini, o oggi più correttamente da telefonini. Il che è sicuramente meno poetico, ma ha l'indubbio vantaggio di non farti passare la canzone successiva con il pollice in bocca come Linus.

City of Blinding Lights ("City"): City non è amata da tutti, ma io la adoro. Un quaranticinquenne che gira di notte e si chiede se questo modo di vivere gli appartenga ancora, se il tempo cambi tutto o solo la superficie. Negli ultimi due tour ha lo scopo di accendere le luminarie, e mostrare al pubblico cosa è in grado di fare quel mostro di palco che abbiamo pagato così caro.

I'll Go Crazy If I Don't Go Crazy Tonight ("Crazy"): Crazy sarebbe una delle mie preferite dell'ultimo album, sarebbe perché dal vivo viene spesso proposta in una versione che abbiamo ribattezzato "tamarra". Un remix discotecaro con tanto di citazione di due pezzi dei Frankie Goes to Hollywood che non sono ancora riuscito a digerire, e così mentre tutti ballano io penso che quando dice "it's not a hill it's a mountain" dovrebbero avere i lucciconi. Ma un giorno capiranno, hai voglia se capiranno.

Sunday Bloody Sunday ("SBS"): e che volete che vi dica? La protest song degli U2 per eccellenza, quella che quasi tutti conoscono per la versione live di Under a Blood Red Sky ("this song is not a rebel song, this song is Sunday Bloody Sunday"), divenuta con mio sommo sbigottimento una hit da ballo. Immarcescibile.

MLK: è un breve spiritual dedicato a Martin Luther King, esattamente come Pride e sullo stesso album, ma meno nota.
Nel 360° serve a introdurre Walk On.

Walk On: Walk On è la canzone dedicata ad Aung San Suu Kyi, la politica birmana che il regime militare locale ha condannato ad arresti domiciliari che sono di fatto più simili a una vera e propria reclusione. È il pezzo che serve a pubblicizzare Amnesty International, di cui gli U2 sono sostenitori da più di vent'anni.

One: per chi è più giovane di me One è la canzone che simboleggia gli U2, un po' perché è un pezzo semplice e accattivante, un po' perché loro lo suonano ogni volta che escono di casa. In questo tour viene introdotta da un monologo del reverendo Tutu che fa sorridere per il fortissimo accento africano dl suo inglese. Per me potrebbero anche non farla, ma il pubblico si incazzerebbe. Il pubblico fondamentalmente ha sempre ragione.

Where the Streets Have No Name ("Streets"): Streets è "ecco perché siamo qui". Il pezzo live che quando non faranno più vorrà dire che non esistono più. La sua esecuzione è la stessa da anni: comincia Edge, poi si accendono tutte le luci, e poi all'inizio del bridge si riaccendono tutte di nuovo. Braccia in alto, bandiere sarde che non mancano mai, e negli ultimi anni Bono ha perfino ricominciato a dire "hold me inside", come il testo originale, invece di "hold me tonight".

Hold Me Thrill Me Kiss Me Kill Me ("HMTMKMKM"): è la canzone scritta per la colonna sonora di Batman Forever. A questo punto del concerto Bono rientra con una giacca a led rossi e un microfono a forma di volante appeso a un cavo lunghissimo. HTTMKMKM è precisa tra Zooropa e Pop, e li contiene entrambi. Nelle leg precedenti al suo posto c'era Ultraviolet, che sarebbe di qualche ordine di grandezza superiore, però non è che si può avere tutto, e resta comunque il momento scenograficamente più bello del concerto.

With or Without You ("WOWY"): è la canzone che ha reso famosi gli U2 in tutto il pianeta, primo singolo di TJT. Tutti la cantano, tutti si abbracciano. Dal vivo spesso Bono aggiunge due strofe alla fine, che annacquano il testo un po' morboso della canzone. Non mi piacciono, guardo chi le canta con disapprovazione.

Moment of Surrender ("MOS"): è una lagna, e per giunta una ricorrente, perché secondo me è la terza parte di una lagna di venti minuti che inizia con Stuck in a Moment You Can't Get Out of e procede con Sometimes You Can't Make It on Your Own. Purtroppo le canzoni sono anche più lunghe dei titoli. Serve a capire che è ora di andare a casa.

Edge in ottima forma sin dall'inizio.
Bono con voce bella piena ma un po' esistante sulle tonalità alte.
Serata fresca con qualche nuvolone minaccioso nel finale, però niente pioggia.

1 ottobre 2010

L'ingegnere

(Premessa d'obbligo, questo è un post lungo, con noiosi riferimenti legislativi, poco interessante per chi non vive a Roma. Si parla del mitico Grande Raccordo Anulare, che i romani chiamano più brevemente e' Raccordo, e così lo chiamerò anche io)

In Italia, ma in realtà in tutto il mondo, le strade sono classificate.
Le strade comunali sono quelle dove tutti noi abbiamo casa, e se ne occupa il comune, le strade provinciali (SP) sono quelle che vanno da un comune all'altro, e se ne occupa la provincia, le strade regionali (SR) sono quasi tutte ex statali che con il trasferimento delle competenze sono passate in gestione alle singole regioni, le statali (SS), che una volta erano moltissime, sono gestite dallo stato attraverso l'ANAS, azienda che è un pezzo del fu Ministero dei Lavori Pubblici, oggi Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.

Al vertice della classifica ci sono le autostrade, che hanno una A davanti, e che hanno diversi gestori; la stragrande maggioranza è in mano ad Autostrade per l'Italia, già Società Autostrade, privatizzata anni fa in modo non esente da qualche critica.
Poi ci sono un pugno di piccoli gestori, come nel caso della Torino Trieste (A4) che ne ha ben cinque, e poi anche qui c'è l'ANAS.
È facile capire quali autostrade sono in gestione ANAS: sono quelle che non si pagano, e per la precisione il Grande Raccordo Anulare (A90), la Roma Aeroporto di Fiumicino (A91) e la famigerata Salerno Reggio Calabria (A3), più un po' di autostrade siciliane.

Sul Raccordo spendo qualche parola.
Immagino che tutti saprete cos'è, e cioè una strada circolare che gira tutt'intorno a Roma.
Concepita dall'ANAS subito dopo la guerra, all'inizio era una C rovesciata, e non comprendeva la parte ovest, all'epoca quasi del tutto campagna.
Per molti anni il raccordo è stato una statale, di nome SS GRA, poi elevato al rango di autostrada negli anni '90.
Il cerchio venne chiuso negli anni '70, e non è mai stato amato dagli urbanisti, che vedevano in una simile forma una specie di confine della città.
Il Raccordo non è più un confine in realtà da decenni, tranne che per quelli che pensano che Centocelle sia periferia, ma è gente di cui non mi occupo.

Era necessario il Raccordo? Sono tentato di rispondere di sì.
Tra gli infiniti problemi di Roma c'è il suo enorme e angusto centro, difficile da attraversare in auto e del tutto intoccabile dal punto di vista strutturale, essendo bene culturale anche l'ultimo dei mattoni.
Lo so che per chi non vive qua il mio può sembrare un atteggiamento curioso, ma per la banale vita quotidiana, andare a lavorare, fare la spesa, il centro è una palude da attraversare in tacco 12.
Siccome lo sappiamo abbiamo fatto una serie di tentativi: la Togliatti, la tangenziale, l'Olimpica, e ovviamente il Raccordo. Tutta la storia urbanistica di Roma nel dopoguerra non è nient'altro che un lunghissimo tentativo di aggirare il centro, con l'aggiunta di un paio di linee di metro.

Lasciando da parte la storia, il punto è che oggi il Raccordo è imprescindibile per qualunque movimento dentro la città.
Frasi come "co' Raccordo fai prima" o "me tocca fa e' Raccordo" vengono pronunciate dai romani almeno un paio di volte al giorno.
Molti, forse la maggior parte di chi vive in questa città, non avrebbero idea di come andare dalla Casilina all'Ostiense passando per il centro, mentre sa farlo con il Raccordo.
Conoscerlo, per tutti noi romani, è come imparare le tabelline alle elementari: se non le sai rimani impedito per tutta la vita.

E allora, questa A90 si dovrà pagare o no?
Qui devo rimandarvi al decreto legge 31 del 31 maggio di quest'anno, che poi altro non è che la finanziaria.
Ne riporterò qualche brano, quelli che contano.

"1. Entro quarantacinque giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, (...), sono stabiliti criteri e modalità per l'applicazione entro il 30 aprile 2011 del pedaggio sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta di ANAS SpA, in relazione ai costi di investimento e di manutenzione straordinaria oltre che quelli relativi alla gestione, nonché l'elenco delle tratte da sottoporre a pedaggio

2. In fase transitoria, a decorrere dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto e fino alla data di applicazione dei pedaggi di cui al comma 1, comunque non oltre il 31 dicembre 2011, ANAS S.p.A. è autorizzata ad applicare una maggiorazione tariffaria forfettaria di un euro per le classi di pedaggio A e B e di due euro per le classi di pedaggio 3, 4 e 5, presso le stazioni di esazione delle autostrade a pedaggio assentite in concessione che si interconnettono con le autostrade e i raccordi autostradali in gestione diretta ANAS (...). Le maggiorazioni tariffarie di cui al presente comma non potranno comunque comportare un incremento superiore al 25% del pedaggio altrimenti dovuto

3. Le entrate derivanti dall'attuazione dei commi 1 e 2 vanno a riduzione dei contributi annui dovuti dallo Stato per investimenti relativi a opere e interventi di manutenzione straordinaria anche in corso di esecuzione."

La parte in grassetto l'ho messa io, perché quella data è stata aggiunta con il Decreto Legge 125, detto "Decreto Tirrenia". A significa moto, B macchine, gli altri sono camion.

Cosa vuol dire questa roba? Vuol dire che i tratti autostradali dell'ANAS devono diventare a pagamento, e anche con una certa fretta.
Nel frattempo, dato che per realizzare i nuovi caselli potrebbe volerci un bel po', l'ANAS può prendersi un aumento proprio su quei caselli che vanno verso il Raccordo, che sarebbero Fiano e Monte Porzio, cosa che ha prontamente fatto.
La barzelletta sul completamento della Salerno Reggio, 450 chilometri con vari tratti di montagna da fare in tre anni, alla luce di questo decreto diventa quasi una presa in giro.

È giusto pagare il Raccordo? Come potete vedere la questione non sta lì, ma nel compensare i soldi che lo Stato non darà più all'ANAS, cosa che equivale pagare una tassa, come ormai anche i più fessi dovrebbero aver capito.
Questo ai romani non piace, per la banale ragione che a nessuno va di pagare una cosa che prima non pagava.
Portare l'obiezione che la tangenziale cittadina, definita in qualunque modo si voglia, in altre città si paga è del tutto irrilevante.
Ci sono città pure città dove si paga l'Ecopass. Dovremmo per questo mettere l'Ecopass a Bari o a Cagliari? Non pagare i parcheggi perché non si pagano a Latina?

Permettetemi di introdurre un parallelo.
La Congestion Charge, la tassa che deve pagare chiunque entri nel centro di Londra, e che costa la cifra non trascurabile di 8 sterline al giorno, viene scontata del 90% ai residenti di Kensington e Chelsea, che non è propriamente un quartiere operaio.
Questo avviene perché gli elettori del borough, che è come un municipio romano ma con più poteri, chiedono ai loro rappresentanti di fargli pagare meno tasse, come piace a tutti, e i rappresentanti rispondono agli elettori, non a un'ipotetica giustizia sociale delle tangenziali.

I politici romani, dal Campidoglio a Montecitorio, cercano, o dovrebbero cercare, di fare questo, gli interessi di chi li elegge, in particolar modo quando l'alternativa è mettere una toppa a dei tagli che per me sarebbero sbagliati anche senza contropartita.
È altresì divertente che il partito di maggior successo elettorale del nord, che ha costruito buona parte delle sue fortune urlando contro i soldi che vanno a Roma, trovi da ridire quando la stessa cosa viene fatta più a sud.
Il sindaco sa bene che l'eventuale pedaggio sul Raccordo manderebbe a zero le sue possibilità di rielezione, perché un romano può infischiarsene della metro, del tunnel di Monte Mario, della stazione Tiburtina, ma del Raccordo no.

Più su non ho scritto "dovrebbero" a caso, perché al contrario dei miei ragionamenti il sindaco Alemanno ha invece deciso di non fare proprio niente, come racconta il presidente dell'ANAS.
L'unico che ha tentato di fare qualcosa è stato il presidente della provincia, Zingaretti, che con un ricorso al TAR, poi confermato dal Consiglio di Stato, è riuscito ad annullare gli effetti del secondo comma; non potrà però più fare nulla contro il primo, dopo la sua approvazione alla camera.

A questo punto, mentre l'ANAS prepara il suo modernissimo sistema senza quelle barriere che sarebbero insostenibili per costi e traffico, io posso iniziare a immaginarmi il romano medio che si imbottiglia a via di Tor Tre Teste per non pagare i 50 centesimi del tratto Prenestina Tuscolana.
Ascoltando qualche radio che gli dice che "so' tutti uguali".
Buona fila.