Se tentassi di mettere qui in bella copia tutti i commenti letti o sentiti negli ultimi giorni sulla lotta all'interno del PDL ne verrebbe fuori qualcosa di illeggibile, e sicuramente noioso.
Non riesco però a non dire nulla sull'allucinante fascino che Fini sembra esercitare su alcuni di sinistra, che se fossero solo blogger non ce ne potrebbe fregare di meno, e invece a quanto pare pure ex segretari e militanti.
Non credo sia possibile elencare tutti i cambi di posizione politica della sua carriera.
Sui diritti civili, sull'immigrazione, sul presidenzialismo, sulla legge elettorale, sul federalismo, sull'Europa, sul ministro dell'Economia, perfino sul suo stesso partito Fini in questi anni ha detto tutto e il suo contrario, e senza mai mettere in discussione non solo l'alleanza con Berlusconi, ma neanche il voto suo e dei suoi a ogni legge importante che veniva dal governo, finanziarie in primis.
Appunto, non devo elencarli, ne metto solo uno.
Fini è bolognese e tifoso del Bologna, ma durante il matrimonio con Daniela di Sotto, laziale, era diventato un habitué dell'Olimpico, dicendo, parole sue, che si era "avvicinato" alla Lazio.
Uno che si mette a tifare la squadra della moglie.
A me basta questo.
25 aprile 2010
Uno spettro s'aggira per Vigna Clara
Scritto da
Numero 6
alle
11:53
2
commenti
Etichette: All'inizio era un commento
14 febbraio 2010
Strade di fuoco (35) - Amici toponomastici tour
Quartiere Ardeatino (Municipio XI).
Come via Londra, e tante altre capitali, sta nella zona dell'Annunziatella.
Questa zona è costruita intorno a un enorme struttura sanitaria, ora piena di striscioni e bandiere causa licenziamenti.
Una cosa che ho notato è che vicino c'è una nuova zona, che non avevo notato, intorno a via della Fotografia, Arte umana (scritto così, t'oo ricordi?).
In questo modo sono riusciti a intitolare una strada a Tina Modotti, più altri nomi che non conosco.
Scritto da
Numero 6
alle
22:34
1 commenti
01 febbraio 2010
Asocialmente utile
Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi eppure nessuno si decide a fare qualcosa per combattere questa piaga.
No, non sto parlando dei lettori del Fatto Quotidiano.
È sufficente farsi un giro per capire che c'è un modello culturale pericolosissimo che rischia di prendere il sopravvento, un problema che bisogna affrontare prima che sia troppo tardi.
E cioè il problema dei vecchistronzi™.
Questa è una semplice guida per riconoscere il vecchiostronzo™, che è infido, si mimetizza ed è bravissimo a non farsi riconoscere fino a che purtroppo non c'è più nessun rimedio.
I vecchistronzi™ hanno fatto la guerra, non si sa bene quale, però ne hanno fatta una.
Qualunque comodità occidentale è quindi inutile perché il vecchiostronzo™, che ha fatto la guerra, non ne ha bisogno.
Svelano quindi la loro identità alle riunioni di condominio, dove si oppongono a qualunque ipotesi di miglioramento come lampadine del garage o riscaldamento centralizzato che duri più di quindici minuti al giorno.
Dato che hanno fatto la guerra, gli basta un'ora d'acqua corrente, fredda, il resto è roba da checche.
I vecchistronzi™ sono pensionati, e vanno a prendere la pensione tutti i giorni.
Non una volta al mese, tutti i giorni, in contanti, perché non sanno usare il bancomat, che c'è da trent'anni.
Siete all'ufficio postale e avete 45 persone davanti? Almeno 42 sono vecchistronzi™, e non solo sono lì dalle 8 quando potrebbero arrivare con calma alle 11 tanto sono pensionati, ma se foste passati all'ufficio postale alle 6 li avreste trovati già là davanti, a chiacchierare con altri vecchistronzi™ come loro, in genere della guerra, o della pensione.
I vecchistronzi™, dato che hanno fatto la guerra, vanno al supermercato e prendono una bottiglia d'acqua e due uova.
Per prendere una bottiglia sfasciano le ballette, le confezioni da sei, le sfasciano tutte, sfasciano pure quelle con le bottiglie da mezzo litro, e poi sfasciano le confezioni da sei uova e ne prendono due.
Siccome hanno fatto la guerra, fanno una frittata con quelle due uova che gli dura tutto il mese, e ci bevono un sorso d'acqua dalla bottiglia, che gli deve durare tutto il mese.
Poi, quando sei alla cassa con la tua balletta con cinque bottiglie e la tua confezione con quattro uova, e la cassiera ti guarda come uno zingaro, ti chiedono "mi fa passare che ho solo due uova e una bottiglia d'acqua? Sa, sono pensionato".
I vecchistronzi™, dato che sono pensionati, hanno in genere un'automobile tipo la Fiat 131 Mirafiori o l'Austin Allegro, o comunque una cosa di cui sono andati bruciati i progetti e per cui è stato accecato l'ingegnere, e quando vanno dal meccanico rompono le palle perché consuma troppo, e il meccanico dice che ci pensa lui e poi la sera va su Yahoo Answers a chiedere se qualcuno sa dove trovare i pezzi.
Guidano a 4 chilometri l'ora, sempre e comunque, escono dagli stop senza fermarsi a 4 chilometri l'ora e dopo che hai inchiodato e onorato tutte le donne della loro famiglia procedono a 4 chilometri l'ora.
E tu sei dietro di loro, vedi il semaforo che diventa giallo e speri che abbiano uno scatto d'orgoglio, ma loro attraversano l'incrocio a 4 chilometri l'ora, con il giallo, e tu ti devi fermare perché è diventato rosso, e il semaforo è uno di quelli sulla Togliatti che diventerà verde al prossimo scudetto della Roma, e sicuramente sei già in ritardo perché all'ufficio postale avevi 45 persone davanti.
E no, non tutti i vecchistronzi™ leggono il Fatto Quotidiano.
Alcuni non sono vecchi.
Scritto da
Numero 6
alle
12:11
5
commenti
13 gennaio 2010
Rosarno (RC)
"Tot ecce insignes iuvenes, quot intueor, non magis sunt paenitendi senatores, quam paenitet Persicum, nobilissimum virum, amicum meum, inter imagines maiorum suorum Allobrogici nomen legere. Quod si haec ita esse consentitis, quid ultra desideratis, quam ut vobis digito demonstrem, solum ipsum ultra fines provinciae Narbonensis iam vobis senatores mittere, quando ex Luguduno habere nos nostri ordinis viros non paenitet. Timide quidem, patres conscripti, egressus adsuetos familiaresque vobis provinciarum terminos sum, sed destricte iam Comatae Galliae causa agenda est, in qua si quis hoc intuetur, quod bello per decem annos exercuerunt divom Iulium, idem opponat centum annorum immobilem fidem obsequiumque multis trepidis rebus nostris plus quam expertum. Illi patri meo Druso Germaniam subigenti tutam quiete sua securamque a tergo pacem praestiterunt, et quidem cum ab census novo tum opere et inadsueto Gallis ad bellum avocatus esset; quod opus quam arduum sit nobis, nunc cum maxime, quamvis nihil ultra, quam ut publice notae sint facultates nostrae, exquiratur, nimis magno experimento cognoscimus."
(Oratio ad senatum de iure honorum Gallis dando, 48)
Ho trovato solo traduzioni in inglese, non so il latino quindi non mi cimento. Preso da qui, inutile dire chi è me ne aveva parlato.
Scritto da
Numero 6
alle
17:28
0
commenti
31 dicembre 2009
Avessimo fatto le primarie per l'allenatore a quest'ora non ci sarebbe Ranieri, eppure siamo quarti con Burdisso in difesa
Non so se ho mai scritto un post di fine anno, ma siccome questo è stato un anno emozionante, sotto tutti gli aspetti che possono emozionare un essere umano, è il caso di farlo.
Due cosette, la prima, un giorno mi arriva un SMS così:
"saresti libero per fine luglio destinazione dublino per vedere i 4 bastardi?"
Era febbraio, le date non erano ancora state pubblicate, eppure lui sapeva già.
A Dublino ci sono andato, e oltre a dimostrare che alla faccia dei nutrizionisti si può vivere per quattro giorni di solo Burger King, direi che dalle nostre facce potrete intuire se ne è valsa la pena.
Secondo, saprete che il mio terzo lavoro, dopo quello con cui mi pago i vizi e quello di cercare i benzinai che accettano il bancomat, è fare il presidente di sezione.
Questo mi ha permesso di essere (credo) il primo presidente in diretta streaming della storia repubblicana, cosa della cui legalità ancora dubito, ma a questo punto chi se ne frega.
Che ho fatto? Leggevo i voti collegato via cellulare ai miei amici buontemponi che si divertivano alla Daje Night (Pronti a Perdere Insieme), o per meglio dire li urlavo e la segretaria li ripeteva.
In questo modo, oltre a intuire per primi rispetto al resto del paese l'ascesa di Topo Gigio, ho anche trovato degli amici.
Amici sì, perché mi hanno aspettato fino alle due e mezza di notte, a spoglio finito, accolto come un eroe, e una mi ha perfino detto "fatti abbracciare".
Anzi, per chiudere il cerchio vorrei dire che il direttore delle news di Red Tv, che incidentalmente ho avuto fortuna di conoscere proprio alla prima Daje Night, ha scritto un bellissimo libro.
Leggendolo ho scoperto perché i miei amici dajisti hanno chiamato il loro foglio "Pattuja".
Per un vecchio informatico come me, vedere certe confluenze è il modo migliore per finire l'anno.
Oltre a ringraziare Gabriele per i biglietti.
Buon 2010.
Scritto da
Numero 6
alle
12:59
4
commenti
Etichette: Citation Day
29 dicembre 2009
Strade di fuoco (34) - Amici toponomastici tour
Zona Ponte Galeria (Municipio XV)
Salitona da ridotte in quel della Portuense, che è una delle mie strade preferite, e insieme alla Collatina una delle due strade di sangue blu a non avere l'uscita sul raccordo.
Finito l'abitato, la collina di Corviale e il suo più sinistro simbolo aprono un tratto di campagna e boschi, e dopo un po' di curve e salitelle si va dritti come un fuso a Porto, oggi frazione di Fiumicino, che dà il nome alla strada e dove c'è il porto di Traiano, quello esagonale.
Tutti piccoli comuni sardi da queste parti, con questi nomi che non sembrano neanche italiani, ma lo strato italianizzato di qualche lingua remota e inintelligibile.
Come poi è la Sardegna, con lo strato per i passanti fatto di mirto e spiagge, e quello conosciuto quasi solo ai nativi che convive con la maledizione scagliatale dall'impero più famoso del mondo.
Che usava l'isola, senza troppi complimenti, per spedirci i rompicoglioni.
Scritto da
Numero 6
alle
18:58
0
commenti
Etichette: Google Latium, Strade di fuoco
Strade di fuoco (33) - Amici toponomastici tour
Zona Torre Angela (Municipio VIII).
Ormai si può definire come è fatto un quartiere "alla Torre Angela": strada principale che fa da spina dorsale, nel caso specifico via Monopoli, e traverse strette senza marciapiedi, che agli abusivi non interessano.
Questa è quella che i romani chiamano proprio Torre Angela, con tanto di cartello all'inizio.
Oggi si ritrova stretta tra il raccordo e via di Tor Bella Monaca, che per chi non lo sapesse è una lunghissima superstrada.
La "chiusura" non le ha fatto bene, peggiorando una situazione che già rosea non era, e rendendola uno dei posti meno vivibili della capitale.
Scritto da
Numero 6
alle
18:36
0
commenti
Etichette: Google Latium, Strade di fuoco
22 dicembre 2009
Corridoi
Qualche tempo fa c'è stato un evento politico con qualche strascico polemico, strascico che in Italia non sarebbe una gran notizia dato che non ce ne mancano, ma in questo caso la vicenda non era del tutto italiana.
Parlo della nomina dell'alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la sicurezza comune, detto anche Mister PESC, che è un po' meno noioso del nome ufficiale.
Pareva dovesse essere Massimo D'Alema, o al limite David Milliband, e invece sarà la semisconosciuta Caroline Ashton.
Non perderò tempo con i dietro le quinte che avrebbero portato alla mancata nomina, e tantomeno con le dichiarazioni a casaccio dei vari politici, in particolare di Di Pietro del quale ormai si è persa memoria dell'ultima volta che abbia detto qualcosa di sensato.
Avevo scritto dell'Unione in un altro post, di cui questo è una specie di seguito, quindi si parla più che altro di Europa.
Il primo problema da affrontare quello che a me sembra un errore storico di percezione, e cioè il fatto che l'Europa sia una specie di potere terzo, autonomo rispetto a quelli nazionali.
Ecco, non è così.
L'Europa è, per usare le parole di Emma Bonino, i paesi che la compongono.
Non è qualcosa che sta in cima alla scaletta comune - provincia - regione - stato.
Immagino che molti italiani, vista la miseria che talvolta capita di osservare in patria e dimenticandosi che l'esterofilia è sempre provincialismo, la preferirebbero così, ma purtroppo per loro si sbagliano.
Eleggiamo sì un parlamento, ma non ha quasi nulla del potere e dei compiti di quelli nazionali.
Il vero potere nell'Unione è quello dei singoli governi, esercitato attraverso il Consiglio Europeo.
Un piccolo esempio per essere più chiari: sapete tutti che per entrare nell'area Euro bisogna rispettare certi indicatori economici nazionali come debito pubblico, inflazione e altri.
Una volta ammessi gli indicatori devono essere ovviamente mantenuti, pena l'applicazione di multe.
Chi decide se un paese va multato? L'ECOFIN. L'ECOFIN è l'assemblea dei ministri delle finanze dei paesi dell'Unione.
La decisione viene quindi presa da un organismo che tecnicamente non viene eletto da nessuno, formato da gente che viene continuamente sostituita, in caso di elezioni o rimpasti, e che soprattutto prende una decisone politica, altrimenti potrebbero metterci tranquillamente un foglio excel a fare le stesse cose, e il foglio excel ci direbbe oggi che la Grecia dovrebbe essere multata, e invece non lo sarà.
L'Unione Europea concreta, quella che prende le decisoni che contano, non è quindi un'istituzione, ma piuttosto la somma delle singole istituzioni statali.
Veniamo alla PESC, e soprattutto a capire cosa significa questo curioso acronimo.
La PESC è la politica estera e di sicurezza comune, e non è un'invenzione di oggi, ma era già nel trattato di Maastricht, quello che in pratica definisce l'Unione come la conosciamo e viviamo oggi.
Senza inventare nulla, prendo il pezzetto del trattato di Lisbona:
"The Union shall have competence, in accordance with the provisions of the Treaty on European Union, to define and implement a common foreign and security policy, including the progressive framing of a common defence policy."
Il trattato di Lisbona è un bel casino.
Vi starete immaginando un pregevole volume rilegato in pelle con scritte dorate, ma sareste fuori strada, perché è invece scritto come serie di emendamenti ai trattati preesistenti, che non sono neanche pochi, rendendolo di lettura non proprio agevole.
Se non siete studenti di Scienze Politiche con un bel po' di tempo da perdere vi dovete fidare, e se vi fidate vi spiego perché io alla PESC non ci credo.
(per gli interessati comunque il trattato è qui, così vi risparmiate di passare per il sito della non esattamente graziosa commissaria Ashton)
La frase in inglese riportata sopra mette in chiaro un concetto chiave, la politica estera e di sicurezza implica per definizione la difesa, quindi forze armate, controspionaggio, ricerca militare, caserme.
Basterebbe già questo per tagliare le gambe ai sogni, dato che tutto questo a livello europeo non esiste neanche in embrione.
Ma non è solo questo.
Nell'attuale Unione ci sono paesi che fanno parte della NATO e paesi che non ne fanno parte, paesi che hanno basi straniere sul loro territorio, generalmente americane, e paesi che non ne hanno.
I paesi ex colonialisti hanno ancora rapporti privilegiati con le ex colonie, quelli che confinano con qualche stato importante ma non dell'Unione devono comunque fare i conti con l'ingombrante vicino.
È perfino superfluo ricordare che nelle crisi recenti più rilevanti l'Europa è andata allegramente in ordine sparso, come nel caso dell'invasione americana in Iraq o peggio ancora nella serie di guerre nella ex Iugoslavia.
Ora, la California e l'Arizona possono avere leggi diversissime, ma la loro politica estera è una soltanto, e lo stesso vale per il Molise e la Lombardia, malgrado Formigoni.
Cercando di essere ancora più astratti, una politica estera è una delle condizioni necessarie, anche se non sufficienti, affinché una comunità possa chiamarsi stato, o per dirla logicamente meglio non può esistere una cosa chiamata stato che non abbia una sola politica estera e una sola difesa (e una sola moneta, ma quella più o meno già c'è).
Se la Latveria, ipotetico membro dell'Unione, avesse degli importanti contratti di fornitura di gas con la Symkaria, e quest'ultima fosse sconvolta da un'improvvisa guerra civile che li mettese a rischio, come dovrebbe regolarsi Mister PESC?
Sarebbe sufficente l'esperienza di un ministro degli esteri e magari pure presidente del consiglio per far trovare una sintesi decente agli 26 governi?
Anzi, volendo fare un po' di fantapolitca e dietrologia, potremmo addirittura pensare che un politico comunque di rango come D'Alema non avrebbe voluto sedersi su una poltrona di grande prestigio ma vuota, con un potere perfino inferiore a quello di Viviane Reding, la (sempre sia lodata) commissaria che ha imposto il tetto al costo degli SMS in tutta l'Unione.
Sappiamo che non è andata così, sappiamo che le nomine sono il risultato di veti, ancora una volta, dei singoli governi, su questo o quell'altro nome.
Io comunque al posto suo ci avrei pensato due volte.
Scritto da
Numero 6
alle
11:04
0
commenti
Etichette: All'inizio era un commento
18 dicembre 2009
02 novembre 2009
Strade di fuoco (32) - Amici toponomastici tour
Zona Torre Angela (Municipio VIII).
Siamo poco lontani dalla precedente via, in un piccolo quartiere detto Colle dei Monfortani. Pensavo a una famiglia nobile proprietaria dei terreni in passato, ma a quanto pare i monfortani sono dei missionari e hanno una sede lì vicino.
Le strade hanno tutte nomi di comuni campani abbastanza noti tranne quella principale che si chiama via Pecoreccia di Torre Angela, su cui preferirei astenermi da considerazioni.
Scritto da
Numero 6
alle
11:00
0
commenti
Etichette: Google Latium, Strade di fuoco
28 ottobre 2009
Strade di fuoco (31) - Amici toponomastici tour
Zona Torre Angela (Municipio VIII).
I comuni pugliesi più noti si trovano al Quarticciolo, ma si vede che ne era avanzato qualcuno e l'hanno messo qui dove per qualche ragione ci sono solo comuni meridionali per chilometri.
Non dovete farvi ingannare dal nome Torre Angela, la zona in realtà è enorme e comprende diversi "quartieri", tra cui l'omonimo e gli altrettanto noti Tor Bella Monaca, Torrenova e altre torri assortite.
L'unica cosa che hanno in comune è quella di far schifo, tutti, indistintamente.
Sull'altro lato della Prenestina c'è Ponte di Nona, quartiere simbolo della cosiddetta Veltronomics, neologismo che significa "costruisci un po' dove cazzo ti pare", e che fa schifo lo stesso, ma ha l'aggravante di essere stato costruito trent'anni dopo. Almeno qui erano case di poveracci e lo sapevano.
Unico punto notevole della zona è il centro sportivo della Borghesiana, talvolta utilizzato dalle nazionali di calcio e, cosa che non sapevo, privato.
(Per chi si tesse chiedendo il perché del 31, la ragione comincia qui. È solo che all'epoca non conoscevo gente di Andria)
Scritto da
Numero 6
alle
15:30
2
commenti
Etichette: Google Latium, Strade di fuoco
22 ottobre 2009
A verbale
La decisione del Circolo degli Artisti di iniziare i concerti alle 21 trova la mia incondizionata approvazione.
In una città dove la parola cena non viene neanche pronunciata se non sono calate le tenebre è un rischio non da poco, ma spero sia premiato.
Per dire, lunedì scorso HTRK e Fuck Buttons hanno finito tutto a mezzanotte meno venti.
Tanto per spendere due parole, gli HTRK sono un gruppio australiano talmente tenebroso che al confronto i Dead Can Dance sembrano quelli che cantano la sigla di Candy Candy.
I Fuck Buttons sono da non perdere, l'unico gruppo seriamente industrial in circolazione.
Fanno una specie di unz unz rumoroso, poi ci mettono un po' di percussioni esotiche e la voce modificata usata come strumento alla maniera di Burial o Battles, che va tanto di moda in questi anni zero e tanto per citare due tizi a vanvera che fa tanto recensione seria.
Non eravamo tantissimi, ma tanto sono di Bristol, se ve li siete persi ricapiteranno presto.
Scritto da
Numero 6
alle
11:18
1 commenti
Etichette: Roma come Manchester
19 ottobre 2009
B-side (3)
Ancora Corviale, come nel primo post della serie.
L'unica differenza è che stavolta conosco quella che ha fatto le foto.
Lei le fa spesso così, che sembra che c'è un sacco di sole e non c'è nessuno in giro, tipo che sembra che stai in Marocco.
Invece è la Portuense.
Scritto da
Numero 6
alle
14:50
0
commenti
Etichette: B-side
28 settembre 2009
Togliatti
Ci sono alcune persone che si iscrivono a parlare, hanno tutte sessant'anni o più, si devono interrompere quando passa il Cotral per Monterotondo che copre qualunque suono.
Nella sala siamo forse in venti, su un totale di più di trecento iscritti.
Le parole sono originali, "istanze del territorio", "donne negli organismi dirigenti", "disaffezione della base" e via così, con qualche "non è venuto nessuno da Roma" e "è un problema di Roma", che se non fossero metonimie a otto chilometri dal raccordo farebbero anche sorridere.
Poi, quando arriva l'ora di pranzo, siamo al "mi sono montato il gazebo da solo".
Per fortuna non esce "c'è dietro D'Alema", magari perché fa paura solo ai giornali e non ai militanti, o magari perché temono che si manifesti in una nuvola di zolfo.
Non si può giudicare un partito da una sezione, anche se la speranza che questa sia la peggiore d'Italia è abbastanza forte.
Non c'è segretario ma un gruppo di reggenti, le convocazioni non sono arrivate quasi a nessuno o sono arrivate la mattina del sabato, quando chi si è preparato la gita domenicale non ha più la minima intenzione di cambiare idea.
I presentatori della varie mozioni dicono quello che i loro segretari dicono da mesi, forse in modo più diretto e veemente, ma certamente non nuovo.
Nessuno di loro è di qua, perfino il garante mandato dal partito viene da un comune a cinquanta chilometri di distanza.
Ce ne vuole di cuore per credere che questa armata allo sbaraglio possa un giorno sconfiggere la parte avversa, quella ormai talmente tracotante da potersi permettere, non trovandone altra, l'opposizione dall'interno.
E ce ne vuole di cuore per non dire davanti a tutti che questo disastro è stato voluto, che non è il risultato dei colpi ben piazzati dell'avversario ma una tappa di una corsa conclusa, e voglio sperare sia conclusa, in modo pessimo.
Quanto necessaria fosse questa tappa non lo so, e credo che neanche sia più importante, sono l'ultimo arrivato, e rimango zitto ad ascoltare.
Penso a un paio di elettori che conosco tra i tanti, un pensionato dell'ATAC e una casalinga, facendo finta per una volta che la parola casalinga non suoni come proveniente dall'età del bronzo.
Come milioni di altri hanno votato per il PCI, PDS, DS e oggi PD, e l'hanno fatto senza conoscere probabilmente mezza riga del programma, ammesso che ci fosse stato.
Hanno votato sempre senza farsi tutte le domande che mi faccio io, e non perché fossero sempliciotti di facile manipolabilità, ma perché erano, sono, e moriranno convinti che chi li rappresenta in Parlamento sia migliore di loro.
Perché credono che le persone a cui delegare la difficoltà a trovare un lavoro, i prezzi folli di case e affitti, i sei mesi per farsi fare una TAC, perfino le buche per strada, debbano essere a un livello di preparazione e capacità di risolvere i problemi che chi ha da lavorare per campare semplicemente non ha.
Hanno mandato giù a fatica il cambio del nome, "'sta parola, comunista, ormai nun va più bene", ma continuano a credere che Berlinguer, Occhetto, D'Alema, Veltroni, addirittura Natta e Franceschini fossero e siano degni di fiducia, altrimenti non starebbero là dove stanno.
Mi aspetto questo, mi aspetto che al prossimo leghista che apre la bocca il segretario del PD ricacci in gola le frescacce che dice, magari chiedendogli come si sposa la lotta all'immigrazione clandestina con la sanatoria delle badanti, tanto per fare un esempio.
Esempio che come altri non so più quanti non mi è ancora capitato di sentire.
E possibilmente prima che lo pensi io, o al massimo mezza giornata dopo.
Scritto da
Numero 6
alle
11:00
3
commenti
Etichette: All'inizio era un commento

