31 ottobre 2008

30 ottobre 2008

Comincia sempre così

Arthur buttò un'occhiata indietro, mentre si immetteva nel traffico dell'autostrada. - Forse è meglio che prima chiariamo dove ti devo portare - disse.
Si augurò che la destinazione fosse molto vicina o molto lontana. Nel primo caso, Arthur avrebbe avuto il piacere di scoprire che Fenny abitava vicino a lui, nel secondo caso avrebbe avuto il piacere di stare in sua compagnia per tutta la durata del viaggio.


(Douglas Adams, da Addio, e grazie per tutto il pesce)

28 ottobre 2008

Sì, chattiamo in dialetto

#6:
mi sono messo pure su friendfeed

frattaglia:
a fa che?

#6:
è divertente
un mega aggregatore di tutte le fregnacce
basta che metti Mae* tra gli amici e hai tutta la blogopalla mondiale

frattaglia:
a me ste cose me inquietano

#6:
non è facebook eh

frattaglia:
no no non il programma
questi interagiscono solo tra di loro, fanno i loro raduni, scopano tra di loro, fanno i loro raduni, si sposano tra di loro, divorziano tra di loro e si risposano tra di loro e fanno i raduni

#6:
questa la bloggo

frattaglia:
pare de sta a hollywood

22 ottobre 2008

Piatti d'argento


Quasi quasi mi viene voglia di andare alla manifestazione del 25, e spero di vivere abbastanza a lungo per vedere uno di voi confessare pubblicamente.
Perché io lo so che siete a libro paga di Berlusconi, e da tempo, ma volete mettere la soddisfazione di poter dire agli amici che l'avevo già detto in un post del 2008?

19 ottobre 2008

Taglione

Per la prima volta dopo anni, e dopo tutto il mondo, mi sono deciso a mettere un po' di canzoni nel cellulare per usarlo come lettore da compagnia per le pedalate.

Ho scelto un album degli Smiths, il primo, e con precisione svizzera, per ogni canzone che ho spedito nel cellulare, l'Inter ne ha spedito uno nella nostra porta.

13 ottobre 2008

Ah ah ah

Tutti gli esultanti per la morte di quello che era più o meno un leghista austriaco, nazista quanto Gilardino è un attaccante, si devono essere persi il mitico Domenico Mazzilli.

12 ottobre 2008

Edito solidale

Finisco l'ultimo il penultimo libro di Brizzi, Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro.
Ringraziamenti, indice, "questo libro è stampato su carta certificata FSC, che unisce fibre riciclate post-consumo a fibre vergini provenienti da buona gestione forestale e da fonti controllate".

Seguono altre dodici (dodici) pagine.
Completamente bianche.
Certificate anch'esse, spero.

09 ottobre 2008

Britisc Caunsil

(pausa pranzo, avventore)

"È 'a deregulescion, 'a ggente nun se regola."

04 ottobre 2008

Più o meno circa


Qualche giorno fa ho citato questa scena in un commento da Odiamore.
È uno dei miei momenti di cinema preferiti in assoluto, di quelli che mi fanno essere contento di essere nato nel ventesimo secolo, come ad esempio quando, durante Magnolia, tutti i protagonisti cantano Wise Up di Aimee Mann.

03 ottobre 2008

L'aria (un titolo di moda, per le ricerche)

Stamattina a Omnibus il ministro Fitto, tizio talmente popolare che gli abitanti della cosiddetta "emilia nera" preferirono un comunista gay pur di levarselo di mezzo, spiegava che il disegno di legge sul federalismo fiscale serve a far sì che una TAC "non costi 1 a Milano e 3 da un'altra parte".

Mi sembra quindi del tutto evidente che Fitto e i suoi (?) elettori non si rendono conto che il federalismo fiscale è esattamente la frase il ministro intendeva negare.

25 settembre 2008

Un espresso, grazie

(titolo riferito al post dell'anno, nove righe di liveblogging di una cosa che non succederebbe neanche in Tanzania)

Ammettiamolo, noi italiani siamo spesso preda dello sconforto.
Pensiamo di vivere in un paese ridicolo, tra clientele politiche, illegalità diffusa, inefficienza burocratica, tonnellate di leggi mai applicate, Confcommercio.
Ci si può sempre riconsolare pensando che c'è chi sta peggio, ma per la maggior parte della nostra vita crederemo di essere un'espressione geografica, un volgo disperso che nome non ha.

È quindi ora, come veniva fatto notare qualche mese fa, di tornare al nostro status naturale, quello di colonia.
I tempi sono maturi, e l'attuale classe politica ha finalmente cominciato a rivalutare l'aureo periodo dell'occupazione nazista, ma anche la gloria della Roma papalina, giusto riconoscimento dopo gli oscuri secoli della retorica indipendentista.

Ora, ammettiamo per un attimo che vi venga permesso di scegliere il paese.
Voi cosa fareste? Quali sono le caratteristiche del colonizzatore ideale?
Un scelta razionale o d'istinto?

Comincio dalla Spagna, paese antico ma allo stesso tempo modernissimo, nostro ex dominatore, in forte crescita economica, e poi si possono sposare i froc all'avanguardia nei diritti civili.
Sì, però gli spagnoli ogni volta che hanno invaso qualcuno si sono comportati da ladri e sfruttatori, lasciando la solita cattedrale barocca sempre uguale sia che siate in Messico o a Cuba o in Ecuador.
E qui da ladrare c'è rimasto poco, e di chiese barocche ce ne sono pure troppe.

Gli inglesi no, la regina, la camera dei Lord, gli avvocati con la parrucca, ma come si fa?
Certo, avremmo gli Young Democrats, ma non mi pare abbastanza, e poi mi sbaglierei alle rotatorie.

Tedeschi? Certo molto organizzati, precisi, e soprattutto hanno un vero partito di sinistra, che non si chiama Die Linke Der Regenbogen.
Però poi chi li butta fuori dai mondiali? Respinti.

Non restano che i francesi.
Non è che non ci siano obiezioni da fare, per carità, però guardiamo i lati positivi.
I francesi hanno una religione di stato, che è lo stato, e tutto questo grazie al mio adorato Maximilien e alla sua invenzione del culto dell'Être Suprême.
Ci fosse ancora, l'Incorruttibile saprebbe come adornare le piazze di capocce di nemici della nostra povera penisola, cose come la mafia, la camorra, Confcommercio.

Tutto sommato la lingua non è difficile, i gallicismi all'inizio fanno un po' ridere ma poi ci si abitua.
Se ci mettiamo d'accordo con svizzeri e belgi riusciamo pure a convincerli a dire septante e huitante, invece che ridicolaggini come sessanta-dieci e quattro-venti.
La questione Alitalia? Uno schioccare di dita.

Il motivo profondo che mi fa preferire i francesi però è un'altro.
I cugini d'oltralpe chiamano le loro province con il nome del fiume che le attraversa, non con quello della città.
Quando erano a Roma, l'avevano ribattezzata Dipartimento del Tevere
Ora per voi è facile dire sono sardo, sono veneta, sono piemontese.
Io invece da quando sono nato non posso dire "sono laziale".
Ma vi pare giusto?

23 settembre 2008

Villa Literno, Aversa, Castel Volturno

Qualcuno si è accorto che abbiamo perso la provincia di Caserta?
Da vent'anni, voglio dire.