3 dicembre 2012

Componendo i contrasti

Pagare. In un futuro non troppo lontano le primarie potrebbero non avere restrizioni all'uso di TV e quotidiani come è stato per queste ultime. A quel punto un candidato che aspiri alla guida del partito/coalizione potrebbe perfino non essere un politico, ma banalmente uno che inonda l'etere di messaggi contro il vecchio, l'apparato, le regole. E sì, lo so che è già successo, ma mi riservo la libertà di non farmi piacere tutto quello che succede.
Anzi, è proprio una cosa che non mi fa dormire, quindi per rilassarmi durante questo estenuante scontro mi sono soffermato un po' di più, ché non me li ero mai filati, sui cosiddetti influencer, orrida parola inglese che descrive quella che è la versione moderna e telematica dell'agit-prop, anche se a me piace di più una parola italiana fuori moda: il sobillatore.

Il sobillatore moderno ovviamente si muove sui social network, altrettanto ovviamente sa scrivere bene, la bella lingua checché se ne dica funziona sempre, ma soprattutto è bravo a far intendere che la sua posizione sgorga dal cuore e non da un bonifico.
Ora i vecchi dell'apparato che difendono le regole punteranno i fucili, ma come sarebbe a dire, non abbiamo sempre detto che contano come il due di coppe quando regna bastoni? È vero, uno che ti sta al gazebo dodici ore a Rieti a novembre fa prendere molti più voti di uno comodamente seduto davanti a Twitter, però è pure vero che buttiamo un sacco di soldi in propaganda molto più sterile.

Per esempio i manifesti. Basta con i manifesti. Costano almeno un euro l'uno (tanto) e non servono quasi a niente, funzionano un pochino solo per gli eventi, per il resto sono carta sprecata.
Secondo me invece i sobillatori vengono via con molto meno. Magari non sono tutti economici, un ex direttore di rete generalista ti costa di sicuro di più, però pagandone qualcuno decente tutti quelli che, come me, si informano quasi esclusivamente in rete si risparmierebbero un mese di ansia da sepoltura sotto una valanga di voti per Renzi, o per qualunque altro presunto rinnovatore che tra qualche anno brandirà la riforma Ichino come moderna.
Per dire, alla fine pure da me sono venuti tre o quattro con l'email di domenicamenefregodelleregole.it, e se il divario non fosse stato quello che alla fine è realmente stato sai a che canizza avremmo dovuto assistere?
Pensiamoci, pensiamo a dei sobillatori d'apparato, della conservazione e dell'usato sicuro, tanto peggio che non farci rimediare un voto non potranno fare, in compenso avremo risparmiato sui manifesti e sulle bronchiti che ci becchiamo ad attaccarli di notte.

Vincere. Siamo andati al governo due volte: una volta ci ha fregato Rifondazione, una volta Mastella.
Quando si parla di alleanze in sezione vedi la gente che sgrana gli occhi o si tiene la faccia tra le mani.
C'è da capirli, e c'è da capire che, quando arriva uno che ti dice di andare da soli, l'orgoglio di partito e la fifa possono fare breccia negli animi pur abituati a tutto dei nostri elettori.
Io ho un'idea mia, considero le alleanze del tutto irrilevanti.
Stare al governo vuol dire comandare i servizi segreti, vuol dire decidere se mandi l'esercito in Libano, vuol dire organizzare soccorsi in caso di terremoto o alluvione, vuol dire sciogliere consigli comunali in mano a organizzazioni mafiose.
Soprattutto vuol dire trovare i soldi per le cose suddette e per le migliaia di altre che possono capitare, e hai voglia se capitano, in un paese di sessanta milioni di persone.
Se il tuo programma è non fare accordi con il partito di uno che nel '97 ha detto che i gay sono pervertiti, hai il programma di uno che entra da Eataly e non compra niente.
Governare, se ci fosse bisogno di ripeterlo, vuol dire prendersi le responsabilità, non eluderle.

Ciò non toglie che due paroline sui nostri alleati più o meno probabili si possano dire.

Fossi più borghese potrei fermarmi al fatto che riconoscevo dall'aspetto e dall'abbigliamento, con precisione vicina al 90%, quelli che votavano per Vendola. E no, non è una cosa di cui si dovrebbe andare fieri.
Dentro SEL, partito giovanissimo, c'è ancora un problema di sistemazione ideologica: antipolitica, madre della folle decisione in Sicilia di andare con l'IDV e sparire dall'ARS, mentalità da collettivo studentesco, dove non si riesce a distinguere tra Pace Nel Mondo e rifacimento dei marciapiedi di via di Tor Cervara, e non di rado sordo rancore nei confronti del PD, colpevole di incitamento al voto utile.
Non che tutte queste cose si verifichino contemporaneamente, ma per me sarebbe meglio se non si verificassero e basta.
Eppure Nichi il comunista è al comando da otto anni di una regione che alle politiche continua allegramente a votare a destra. Come fa?
È semplice, prende decisioni, interviene quando c'è un problema. In una parola: governa. 
Non ha trasformato la sua regione nella Repubblica Socialista Ecologica e Libertaria delle Puglie, è riuscito a far schierare l'UDC (orrore!) contro il PDL, e se non bastasse è pure uno che ha fatto sbattere il muso due volte a d'Alema. Non sono molti quelli che hanno l'opportunità di raccontare una cosa simile.

L'UDC, dal canto suo, non riesce a fare altro che vaghe proposte di montismo che finora non l'hanno schiodata da qualcosa di più del 5%, quasi tutto proveniente dal voto in Sicilia.
Tra l'altro l'area in cui si vorrebbe piazzare il partito di Casini a me pare piuttosto ricca di offerta ma povera di domanda.
Per stare però più sul concreto prendiamo un evento recente: pochi giorni fa la Camera ha approvato definitivamente una legge che elimina dal Codice Civile la distinzione tra figli legittimi e naturali, che per capirsi sono i figli nati dentro e fuori dal matrimonio.
Tra i figli naturali ci sono, o meglio c'erano, anche quelli nati da rapporti incestuosi, cosa di cui mi pare difficile dar la colpa ai figli.
La maggioranza che ha approvato la legge è stata quasi totale, hanno votato contro solo 31 deputati, tra cui sei o sette dell'UDC, che hanno motivato il loro no con la motivazione secondo cui questa legge "legalizza l'incesto".
Non perdo tempo a smontare la mistificazione, ma pongo una domanda: ha senso presentarsi di fronte agli elettori con degli arnesi che fanno sembrare Torquemada un illuminato progressista?
Perché qui non è in gioco la rilevanza dei cattolici in politica, tema serio che mi auguro non dipenda da voi, ma quello di candidare dei tizi che verranno scambiati per i simpatici picchiatelli che si incontrano a Oxford Street e che dicono che la fine del mondo è vicina, altro che agenda Monti.

Contare. Al primo turno Renzi ha preso gli stessi voti che aveva preso Franceschini nel 2009. Potete considerarlo un caso o un dato che significa poco, per me invece significa tutto.
La cosa che può far sorridere è che sia Franceschini che Marino, i due contendenti di allora, oggi sostenevano Bersani, ma è chiaro i rapporti tra i due modi di vedere le cose, al di là delle persone, sono gli stessi di tre anni fa.
C'è un pezzo di partito che ha un'idea di un certo tipo, un'idea che è quasi più antropologica che politica: capo forte (le correnti sono sempre il male) e fine dei gruppi sociali di riferimento. Inutile dire che l'altro pezzo, quello che ha preferito Bersani, la vede in maniera opposta.
Da questa differenza ne discendono tante, Berlusconi parte del sistema o anomalia del sistema, alleanze o vocazione maggioritaria, partito solido o liquido, bipolarismo o bipartitismo e tante altre che non elenco.
E come per tutte le differenze del PD la linea che divide non passa per il vecchio confine tra DS e Margherita, malgrado questa sia la storia che sentite raccontare più spesso, questa differenza è vecchia, era già nei DS

Ci si potrebbe legittimamente chiedere come si fa a convivere, e la risposta è perché il PD è l'unico partito che ha un elettorato fedele, cioè gente che il PD lo voterà a vita qualunque cosa succeda, ed è l'unico ad averlo, non come il PDL i cui elettori a Parma hanno virato verso il M5S con lo stesso patema con cui si sceglie che paio di mutande mettersi.
Nessuno rinuncerebbe a questo capitale di elettori, nessuno se ne andrà a farsi una listarella personale.

Ogni tanto, quando in questa campagna elettorale venivano citati modelli danesi, tedeschi o inglesi, mi chiedevo se si pensa mai che questi paesi hanno partiti che non cambiano nome a ogni elezione ma sono gli stessi da decenni, se si pensa mai che i rapporti tra le loro istituzioni sono immutati da non si sa quando e che non hanno mai sentito il bisogno di leggi elettorali che millantano solidità di legislatura a coalizioni che poi durano da Natale a Santo Stefano.
Se si pensa mai che alla base della loro prosperità, presunta o meno che sia, ci sono delle regole che non vengono continuamente messe in discussione, se non proprio infrante, per le cause più disparate: l'Europa, i mercati, Moody's, la produttività, il debito pubblico, la governabilità, la legalità, gli zingari.

Se si pensa mai che noi andiamo avanti così da vent'anni, e chi ha oggi vent'anni ha visto solo questo spettacolo.
Io credo che non sia giusto.

(lo so che è il secondo post di fila che intitolo con una frase di Guzzanti, ma sono stato impegnato a cercare di dormire, con scarsa fortuna. Ho votato Bersani. Nonostante la soddisfazione continuo a credere che le primarie di coalizione con più candidati dello stesso partito siano una colossale scemenza)

2 commenti:

  1. ho fatto fatica...diciamo che erano pensieri sparsi? perchè se c'era un filo logico, complice la stanchezza, non l'ho visto ;-)

    e cmq a pensarci con calma era lampante che sarebbe finita così...
    se non era guidato da qualcuno onore al coraggio che ha avuto...
    se lo era...meglio che ve ne siate accorti subito (consapevolmente o meno)

    acar

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    1. Non è guidato. Rappresenta lo stesso gruppo ideologico.
      Stava tutta qui la sua non-novità.

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