11 novembre 2013

Sistemi elettorali freschi per bipolaristi marci: Bhutan

Nella lunghissima ricerca italiana del sistema elettorale perfetto, quello che garantisce governabilità e rappresentatività, quello che rende chiaro a tutti chi governa e chi no, quello che impedisce i ribaltoni e garantisce all'incontestabile capo maggioranze bulgare (si fa per dire, in Bulgaria hanno il proporzionale), ci si è sempre arenati su alcuni scogli per cui non esiste casistica internazionale da cui scopiazzare.
Ho detto italiana ma in realtà bisognerebbe dire del Partito Democratico, dato che sull'altra sponda la riforma elettorale quando gli è servita l'hanno fatta senza troppi giri di parole.

Dice il pensiero dominante che dovrebbero esserci due partiti, non due coalizioni, ma non si può imporre per legge il numero di partiti, partiti che quei birbantelli degli elettori continuano a votare in gran numero.
E dice, lo stesso pensiero, che dovrebbe esserci una maggioranza abbondante, per neutralizzare quei parlamentari che avessero l'ardire di votare in dissenso dal governo.

Abbandonato dunque dal PD il sistema francese, che come visto non garantisce tutte queste indispensabili cosette senza cui pare che l'Italia sia ingovernabile, ci si è avventurati in soluzioni piuttosto bislacche, il più delle volte descritte anche un po' superficialmente, tra cui la più recente è quella di fare un secondo turno tra i due partiti che andassero meglio degli altri.

Originale, vero? E invece no, e qui, nel piccolo di questo blog, mi permetto di dire che tale soluzione invece già esiste, ma forse i nostri noti esperti di sistemi elettorali non l'hanno considerata in quanto non proveniente dall'Europa, continente che in gran parte comunque si ostina ad avere quasi tutti sistemi proporzionali brutti e cattivi.
Presentiamo quindi il Bhutan, stato che prima dei tempi di Google e Wikipedia avremmo dovuto cercare su un atlante ottenendo qualche dato geografico e nulla più.
Il Bhutan è un piccolo stato a nord dell'India, fatto praticamente solo di montagne al cui confronto il nostro Monte Bianco verrebbe considerato una collinetta, governato fino a pochi anni fa da una monarchia di quelle con il re, la regina, i nobili, eccetera.
Il padre dell'attuale re decide, qualche anno fa, che la monarchia assoluta però è terribilmente burina, non è più cosa, e apre il paese alla democrazia, abdicando subito dopo.
Seguono a questo punto, immagino, accese discussioni in dzongkha, la lingua locale, su come evitare sistemi elettorali con troppa frammentazione, con rischio di ribaltoni, con le tremende larghe intese, insomma immagino i legislatori bhutanesi che parlano proprio dell'Italia, e alla fine producono questo semplice sistema che viene descritto in otto righe in inglese (per fortuna sono del tutto bilingue).

In Bhutan si fa così: al primo turno tutti i partiti, quanti se ne vogliono, si presentano in tutto il paese per un voto di lista, senza candidati o coalizioni; fatto il primo turno i due partiti più votati hanno il diritto di piazzare il loro candidato nei 47 collegi uninominali, numero dei parlamentari della camera bassa.
Di fatto a questo punto ci sono 47 ballottaggi tra due e solo due candidati, quindi un un partito vince e l'altro perde, rendendo il sistema semplice ed elegante, maggioritario e bipolarista, senza neanche bisogno di un premio di maggioranza che qualche parruccone della nostra Consulta potrebbe trovare discutibile.

Chiedo quindi a questo punto, perché non dare a Cesare quel che è di Cesare? Perché invece di nomi buffi come "ispanico" i candidati alla segreteria del PD non dichiarano apertamente di essere per il maggioritario alla bhutanese? Basta con questa esterofilia che vale solo per Europa e Stati Uniti, il mondo cambia, è tempo di dirsi anche a favore degli stati dell'Asia del Sud.
Non bastasse questo argomento, visto che come si suol dire un'immagine vale più di mille parole, provate voi ad avere una foto di governo così.

3 commenti:

  1. Viva il Bhutan, non è male il sistema, è un doppio turno rovesciato

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  2. Viva il Bhutan, non è male il sistema, è un doppio turno rovesciato

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  3. Interessante, ma migliorabile.

    Parlando da tecnico, vedo un grosso problema con la prima votazione. L'idea é di fare prima un giro di plurality voting tra i partiti e poi prendere i 2 partiti piú votati.

    Ma perché plurality voting. Plurality voting ha TANTI (TAN-TIS-SI-MI) difetti. Tra questi é particolarmente debole contro lo strategic voting. E, per esempio, non porta a dei risultati stabili contro la "clonazione". Cosa vuol dire? Supponiamo che abbiamo 3 partiti: A, B e C. Con A:40%, B con 30% e C con 30%. Tutti si aspetterebbero che i due partiti a dover essere votati siano A, B oppure A, C. Ma se ci fosse un nuovo partito molto simile ad A: A'. Magari in A litigano. Oppure B o C riescono a costruire un partito fantasma, o sostengono economicamente dei partitine simili ad A finché non diventano importanti (tutte cose che negli anni abbiamo visto).
    Il risultato sarebbe:
    B:30%
    C:30%
    A:20%
    A':20%

    Cioé clonando A lo si danneggia. Questo non é vero con altri sistemi di voto. Per esempio se ciascuno potesse indicare tutti i partiti che gli vanno bene (tipo approval voting) questo non accadrebbe ma si rischierebbe che A prenda 40% e A' prenda anche il 40%. Un risultato anche peggiore.

    A meno che:
    quando un partito viene estratto tutte le persone che hanno inserito quel partito tra i partiti che sostenevano hanno la loro scheda messa da parte. A quel punto si estrae il miglior partito tra le schede rimanenti.

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