13 dicembre 2007

Fidati, ne so qualcosa

Dato che non sto zitto cinque minuti (cit.), perché non dirti qualcuna delle mie mitiche scemenze? Non ne avrai assolutamente bisogno, tranne che dell'ultima. Forse.

In Bretagna piove sempre.

Nell'improbabile caso che non stia piovendo, vuol dire che sta per piovere.

L'attuale capoluogo è Rennes, ma per i bretoni la capitale è Nantes, che non si trova più in Bretagna, ma nel Pays de la Loire.
Fu il regime di Vichy a dividerla, e lo fece apposta.

In Francia esistono due dialetti: il marsigliese e tutto il resto.
Ne consegue che il francese dei bretoni è generalmente impeccabile.

La canzone della Bretagna è Tri Martolod: si tratta di un pezzo popolare di Nantes, ma la versione più famosa è quella cantata da Alan Stivell.
Non c'è un solo bretone che non la sappia.

La scritta più frequente sui muri è "BZH - Emgann": BZH è la sigla di Breizh, nome bretone della regione, emgann vuol dire battaglia.
Sono scritte degli autonomisti, i pochi rimasti.

Da quelle parti tutto, ma proprio tutto, si chiama "Bretagna" o "Atlantico".
Se ti sei perso alle due di notte in un paese che non conosci e vuoi tornare al centro, chiedi di Place Bretagne o Rue Atlantique.
Al 95% ci azzecchi.

10 dicembre 2007

Ma il cantante o il fotografo?

Capita che vai come ogni anno a Più Libri Più Liberi e trovi una valanga di gente da non riuscire a camminare, e che soprattutto non ti ricordavi questa valanga di bambini, e pensi che in fondo è meglio.

Capita che sei sicuro che il BarCamp è sabato, che passi all'area blog gestita da Splinder (Splinder?) e non vedi un cane, e sei convinto che è già finito tutto ed è quasi l'ora dell'aperitivo e della cena, che alla fine è quello che ti interessa di più.

Capita che vai allo stand della Fandango e prendi il quinto o il sesto libro di Johnny Palomba, che rimani molto colpito dalla standista, e che l'altro tizio che è allo stand ti chiede per chi è il libro.

Capita che l'altro tizio prende il libro e ti scrive una dedica, e che quella dedica è inconfondibile, che è realmente Johnny anche se sai che Johnny non esiste, che ti rendi conto che la tua collezione di autografi è composta da uno di Lorenzo Scarafoni dell'Ascoli (stagione 1986/87) e da uno di Paola Turci incontrata a un negozio di dischi a Via del Tritone, e che sei felice come la valanga di bambini detta sopra.

Capita che incontri un tuo collega, che ti chiede che ci fai da queste parti, e che tu che sei ancora felice rispondi che vai a una cena di blogger, e che lui ti chiede se hai un blog, e tu: "Io? No veramente... Ma ti pare? Quella gentaglia là, figurati, ma mi ci vedi a parlare di Facebook e Jaiku di notte in giro per l'EUR? No è che mi ha invitato un amico, e mi ha detto che è pieno di donne e si rimorchia!".

(Per la magistratura: la ragazza ritratta con me non è stata ancora assassinata, nell'eventualità potete chiedere altre foto al buon Stefigno che ne dovrebbe avere qualcuna da parte)

(La foto con Mae* è stata scelta tra le poche in cui non ha gli occhi rossi)

(Ho promesso al mio collega l'URL del blog ma per fortuna pare si sia scordato)

(L'autografo di Scarafoni ce l'ho veramente)

06 dicembre 2007

Siamo tutti un po' policentrici

Dal blog del Governo:

Ai fini della corretta applicazione della natura policentrica riconosciuta dalla medesima legge alla Provincia di Barletta-Andria-Trani, la Presidenza del Consiglio ritiene necessario realizzare una equilibrata distribuzione sul territorio sia degli ulteriori uffici statali, sia delle sedi istituzionali della nuova Provincia. Pertanto, gli uffici della Prefettura saranno istituiti nel Comune di Barletta, quelli della Questura nella città di Andria, quelli dell’Arma dei Carabinieri nella città di Trani.

Inoltre, in attesa delle decisioni definitive e permanenti che il Consiglio provinciale dovrà adottare con lo Statuto, la città di Andria potrà essere sede provvisoria degli organi della Provincia.


Invece io mi chiedo, provvisoriamente, quanto ci costerà questa inutile provincia del cazzo?

05 dicembre 2007

Lungo. Sottile.

In un commento sotto, l'ex-blogger lobotomica mi scrive che tra le invenzioni torinesi importanti andrebbero citati anche i gianduiotti, oltre ai grissini.
Non sono d'accordo, e il motivo per cui non riconosce la superiorità del grissino è probabilmente dovuto al fatto che, quando detta superiorità si esprimeva, lei non era presente.

I grissini servono ad aspettare gli sposi.

Voglio dire, a qualcuno è mai stato offerto un grissino entrando in casa altrui? Credo di no.
La loro utilità prettamente gastronomica è assai limitata, e di fatto li vediamo usare solamente nella pubblicità.

Ora immaginate, siete usciti da una cerimonia, magari in comune che si fa prima, e siete infilati nel vestito della cresima.
Avete al collo quel coso, quel cappio con i colori da deficente, come si chiama, ecco, la cravatta.
Non parliamo delle invitate, costrette dall'evento in mise imbarazzanti, tacchi che riducono le gambe come dopo la cima Coppi.

Avete trovato il vostro posto su quella mappa dei tavoli che avrebbe un nome francese che non so, l'unica invitata single e carina è a sette tavoli di distanza, non avete ancora identificato tra gli uomini chi potrebbe ragguagliarvi sul campionato senza farsi notare troppo, siete già rassegnati a qualche ora di interessantissima conversazione sull'abito della sposa nonché sulla vita privata di tutti gli invitati e loro congiunti fino al 4° grado di parentela.

Chi vi viene in aiuto? Lui, l'unico guardiano della tavola sguarnita, sta lì e vi attende, conosce i vostri problemi, sa che ai matrimoni si va per un solo motivo.
"La sposa è bellissima"
"Molto (crunch)"
"Lo sai che Teofrasto è cugino di terzo grado di uno che preso il 36 barrato con la nuora di uno che ha visto Veltroni da vicino?"
"Ma guarda le coincidenze! (crunch)"

Confessate, avete mai visto grissini avanzati dopo un matrimonio?

02 dicembre 2007

Datemi l'emmepitre della cover di Up Patriots to Arms

Io i Subsonica li ho visti per la prima volta in un video, quello di Istantanee.
Il video è girato al gasometro, quello che ormai fa parte suo malgrado della skyline di Roma sud, e ho pensato ovviamente che fossero romani.
Invece ho scoperto molto tempo dopo che sono uno dei due prodotti di punta di Torino (l'altro sono i grissini).

In realtà li avevo già sentiti anni fa, ma era a Fiesta, una manifestazione estiva romana dove fanno anche un sacco di concerti.
Concerti si fa per dire, dato che è una specie di fossa dove non si sente una mazza e c'è un'umidita degna delle valli di Comacchio.
Per la cronaca lì ci ho visto pure Lou Reed e De Gregori, ma data la penosa qualità non li considero.

I biglietti sono andati a ruba, il Palalottomatica è pieno.
Non c'è supporter, e Samuel sale da solo sul palco con una chitarra.
Inspiegabilmente attacca una versione solista elettrica di Tutti i Miei Sbagli, e io mi chiedo per tutto il concerto perché abbia deciso di rovinare così la loro miglior canzone.

Ma il resto è Subsonica, loro sono fatti per ballare, non per fare Springsteen, e si balla su tutti i loro classiconi.
Non c'è molto dell'album nuovo perché, come dice Samuel, hanno sforato con i tempi e non hanno potuto provare.
Immaginatevi come sono stati tristi i fan a sapere che la scaletta era in buona parte basata sul repertorio d'annata.

Malgrado le possibilità di essere chiamato nonno, data la media del pubblico, fossero alte, ho ballato come uno scemo, perché solo uno scemo può ballare al terzo anello.
Esco dopo quasi tre ore e avendo pagato poco più di 20 euro.
Niente morale sul prezzo dei biglietti, ce ne fossero di gruppi così.

Last but not least, come ultimo pezzo hanno fatto Tutti i Miei Sbagli come andava fatta, si può tornare a casa felici.
Le mie scuse alla splendida creatura sulla cui testa mi sono pulito le mani, ma quando mi ci rimane il sale delle patatine non lo sopporto proprio.

01 dicembre 2007

La coscienza è tra parentesi

Dopo la pausa estiva riprende Sporco Impossibile, la serata al Circolo con quattro gruppi (tre) due romani e due... come sarebbe tre? (sì, sono tre) come mai? (ti lamentavi che poi si faceva troppo tardi) va bene, tre gruppi in una serata da lupi che fa rimanere qualcuno a casa, e io sono reduce da una partita di calciotto che vincevamo 5-1 e abbiamo pareggiato 5-5 (pippe) malgrado io non abbia fatto passare nessuno sulla sinistra (si vince e si pareggia tutti assieme) ma ribadisco il mio ruolo di baluardo.
Penso di essere l'ultimo dopo ma arrivo lì che sono il primo (c'era già Tamara) e grazie lei ce sta sempre (però non ha i feed RSS) gliel'ho detto ma è tutta impegnata con la digitale nuova.
I primi hanno un poderoso accento nordico (Brescia) ecco sono di Brescia e si chiamano Annie Hall e che però mi sono passati come se niente fosse, un po' troppo radiofonici (esagerato) fanno questo pop in salsa oltreoceanica (come i Death Cab for Cutie, dai) troppo poco simili ai Death cab for Cutie, semmai.
Poi ci sono i tizi che si chiamano Le Luci della centrale Elettrica ma è uno solo e sembra Rino Gaetano (ma molto più incazzato) senza dubbio e usa pure echi vocali strani ma non è mica male (c'aveva pure il fan) era uno roscio e comunque 'sto Luci della centrale che poi si chiama Vasco è uno di quelli che mitragliano parole e ogni tanto infilano la frase che ti rimbalza in testa e non se ne va più, tenetelo d'occhio anzi d'orecchio.
Per ultimi i Nohaybandatrio che sono gli unici romani e fanno un genere (jazz sperimentale) no rega', il jazz no, va bene tutto ma questo proprio (non fare il talebano) ma quale talebano, il jazz è il MALE (almeno sentili) e li sento sono tre batteria sassofono tenore e tastiere (no) come no? (sono basso e chitarra) ecco io e quelli vicino a me non abbiamo capito che erano una basso e una chitarra fino a quando non l'ha detto il sassofonaro (sassofonista) quello lì insomma ma non fanno jazz, questo è casomai sperimentalismo, avant-garde (tanto per sparare il parolone da blogger piacione) troppo buono e anzi, hanno il raro pregio di non sfasciare gli zebedei come capita spesso ai virtuosi e fanno anche i bis perché il pubblico lo vuole.

(Ora di coricamento) le due e mezza, tanto c'era un gruppo di meno e si faceva prima, no? (senza dire niente sulle Ragazze del Circolo™) non sia mai, abbraccio virtualmente quelle poverine che servono al bancone esterno del Circolo, tutte infreddolite in serate simili (e per una volta senza dire zozzerie) ma se vogliono le abbraccio pure fisicamente (me pareva).

28 novembre 2007

Ecco, passace

Leggevo, temendo eventuali applicazioni capitoline, del famoso pedaggio per entrare nella cerchia dei bastioni, l'Ecopass, ossia la Congestion Charge in versione meneghina.

A quanto pare le automobili Euro 3 non pagano.
Euro 3, come la mia Panda del 2001.
Immaginandomi quello che deve essere il parco macchine milanese, questo pedaggio chi lo paga?
Il pulmino dei libici?

Stephen Fry

È considerato dai suoi illustri e più famosi amici un genio.
È autore di ogni cosa immaginabile, tra cui, per esempio, gli audiolibri di Harry Potter.
È frocio e pure un po' ebreo, negro no di sicuro, comunista chissà.

Fa morire dalle risate, perfino se non sapete l'inglese, anche sul suo blog.

24 novembre 2007

"Devono morire tutti"

Stanotte, lontano da noi, è successo un piccolo fatto politico, di cui magari si parlerà e magari no. Ve ne parlo io.
L'ultimo governo della destra ultraliberale, quello australiano di John Howard, è stato sconfitto, o più esattamente travolto, dai laburisti.
Ancora non si sa bene l'entità della disfatta, dato che l'Australia ha il sistema elettorale più complicato del pianeta.

Howard era l'ultimo di quella scuola che ha avuto il suo apice negli anni '80 con Margaret Thatcher e Ronald Reagan (e Augusto Pinochet), ma si è spinto dove Maggie e Ronnie non avrebbero neanche immaginato.
Con Workchoices, un totale revisione della legislazione sul lavoro, Howard ha cancellato o quasi il diritto di sciopero, l'indennizzo per il licenziamento senza giusta causa, la contrattazione collettiva.

Ma più che pensare a cosa cambierà in Australia da domani, pensavo a quanto la nuova destra ha cambiato molti di noi.
Noi di sinistra, intendo.
Ci siamo trovati da un giorno all'altro in un mondo che ci ha preso alla sprovvista, quando abbiamo visto che i ceti deboli non votavano più dove pensavamo che fosse giusto votare.
Ci siamo trovati a pensare che liberalizzare certi settori non fosse poi sbagliato, che lo stato costasse effettivamente troppo e certe cose magari un pochino avremmo dovuto pagarcele.
Poi abbiamo messo il poster di Bersani in cameretta, al posto di quello di Kim Wilde.

Alcuni non l'avevano accettato, c'eravamo spiegati male, non si poteva cedere così, e infatti oggi gironzolano su percentuali da riunione di condominio, e non governano da nessuna parte nel mondo tranne che qui, ma noi, si sa, siamo degli originaloni.
In maggioranza siamo rimasti disorientati, al punto che il nostro nemico ha avuto il tempo di invecchiare e morire ieri sera, di morte naturale, e non l'abbiamo ucciso noi, e neanche ferito.

Cosa potremmo dire a questo nemico?
Ci ha migliorato? Eravamo degli illusi? Eravamo in malafede?
In genere, quando qualcuno ci fa scoprire un libro, un disco, un luogo, qualcosa che ci piace, tendiamo a ricordarlo, e abbiamo anche una certa gratitudine.
Perché ci ha messo davanti ai nostri dubbi privati, quelli che però in pubblico erano certezze.
Perché ha scavato, fino a quando abbiamo confessato che be' sì, che palle 'sti scioperi ma che vorranno mai, stanno sempre a scioperare, e poi i rumeni, mica possiamo permettere che un paese scarichi da noi tutta 'sta gentaglia.

Sono stato a pensare un po', a cosa potremmo dirgli.
Poi sono uscito a comprare le sigarette.
E ho scritto un post con due link al Sole 24 Ore.

23 novembre 2007

Milano 1908

Di recente la Sergio Bonelli Editore ha iniziato una nuova collana, tra le tante (troppe) che ha.
Si chiama Romanzi a fumetti, che poi è semplicemente il termine americano graphic novel, tradotto una volta tanto in modo decente.

La prima uscita, Dragonero di Enoch e Vietti, non mi aveva convinto.
A parte che il genere fantasy è, con rarissime eccezioni, talmente limitato che non capisco come si faccia a tirarci fuori più di un romanzo, e cioè il Signore degli Anelli, ma i riferimenti di Dragonero all'opera di Tolkien erano veramente eccessivi.
Non ultimo, da Enoch mi aspetto di più.

Tutt'altra musica per la seconda uscita, gli Occhi e il buio, di Gigi Simeoni (Sime).
Sime è noto più che altro come autore di SF nelle serie di Nathan Never e Gregory Hunter, e questo romanzo è opera completamente sua, soggetto, sceneggiatura, disegni e copertina, tutto decisamente ben riuscito.

La storia però non è di fantascienza, ma una classicissima poliziottesca, con serial killer e detective testardo.
È ambientata a Milano all'inizio del secolo scorso, dove i primi passi del metodo scientifico nelle indagini, dell'editoria di massa e delle automobili hanno come sfondo una città ancora sconvolta dalle cannonate di Bava Beccaris.

I disegni sono decisamente deluxe, non c'è un solo dettaglio trascurato, e la città, i suoi abitanti, la moda, sono resi in modo impeccabile.
Anche la buonissima sceneggiatura non risente minimamente di qualche piccola forzatura.
Anzi, va detto che Sime è andato a documentarsi perfino sui modelli di pneumatici per automobile dell'epoca.
Lo considero uno dei migliori fumetti italiani degli ultimi anni, ed essendo uscito circa un mese fa, dovreste ancora trovarlo in edicola.

16 novembre 2007

Lo so che è lungo

Si raccomanda vivamente la lettura di questo post e di tutti i suoi commenti.
Nel senso che, se voi non foste semplici flussi di bit, vi prenderei per i capelli e poi vi interrogherei.

13 novembre 2007

Voi donne non avete autocontrollo

New York, New York, era successo dopo il punk, è risuccesso dopo il grunge, quando passa la grande ubriacatura tocca rivolgersi a New York, la città dove puoi comprare un'amplificatore alle tre di notte, per citare Lou Reed, uno dei suoi più insigni residenti.

Nel 1998 una serie di conoscenze mette insieme gli Interpol, che come tutte le band che si rispettano cominciano a suonicchiare qua e là per Brooklyn, e aspettano ben 4 anni prima che la (sempre sia lodata) Matador gli faccia stampare il primo album.

Un gruppo che canta decisamente europeo, e la voce profonda di Paul Banks ricorda quella di Ian Curtis, ma anche un gruppo che della Grande Mela qualcosa prende, come la chitarra di Daniel Kessler, che poi è il vero stratega del suono Interpol.
Aggiungere a questo la presenza quasi costante della città nei loro testi, e perfino nell'indirizzo del loro sito.

La scena è al teatro Saschall di Firenze, tipo di struttura di media grandezza che in Italia spesso manca, e che in quest'occasione è veramente strapieno.
Ci sono già stato per vedere Nick Cave, non mi fa impazzire come audio, ma è ben organizzato e si vede bene anche se non vuoi stare proprio sotto.

Prima i Blonde Redhead, che vedo ormai per la quarta volta, e che qualunque cosa facciano, anche solo cinque canzoni da supporter, non deludono mai.
Per me sono l'unico esempio sensato di fuga di cervelli, se fossero rimasti a Milano magari oggi suonerebbero come gli Afterhours.

Gli Interpol attaccano con Pioneer to the Falls, e in un'ora e tre quarti percorrono in pratica quasi tutta la loro discografia.
Sono tutti in completo nero, come da quando hanno cominciato, solo il biondo cantante non ha la giacca, ma è tutto nero anche lui.
Particolare interessante, ci sono degli emuli in giacca e cravatta anche in mezzo al pubblico, roba che non si vedeva dai tempi degli Smiths.

Le uniche gravi mancanze per me, Leif Erikson e Pace is the Trick, in parte consolate da Not Even Jail e Stella Was a Diver and She Was Always Down che non mi aspettavo.
Perfetti i pezzi dei primi due album, qualche piccola incertezza su quelli nuovi.
Menzione speciale per The Lighthouse, che sul disco sembra una canzone di un altro gruppo, mentre dal vivo è molto più coinvolgente.

Concludo con una divagazione. Nella pomeridiana passeggiata fiorentina mi sono fermato a mangiare del tutto casualmente in un posto che si chiama I' Ritrovino de' Servi (spero di aver azzeccato la grafia). Tra lampredotto, ribollita e Fiorentina (la squadra, non la bistecca) ho passato un'oretta estremamente piacevole, e ho mangiato veramente bene. Se ci capitate tenetelo a mente, sta a due passi dal Duomo.
Poi per tornare al Saschall potete prendere il 32.

11 novembre 2007

San Martino!

(questa canzone si trova nell'album The Unforgettable Fire, è la terza del lato B, e ha una canzone gemella che è la terza del lato A, Wire)
(inizia con una dissolvenza invertita, scelta non inusuale per gli U2)


In the ocean cuts ring deep, the sky.
Like there, I don't know why.
(attacca con una nota folle, già si capisce che il karaoke durerà poco)

In the forest there's a clearing
I run there towards the light.
Sky, it's a blue sky.

In the earth the hole deep, deep, decide.
If I could I would.
(nella canzone che precede questa, Bad, dice "if I could, yes I would", si vede che il concetto gli è caro)

Up for air to swim against the tide.
Hey, hey, hey.
(io qui non ce la faccio più a cantare)

Up towards the sky.
It's a blue sky.
(Sky è la parola bonica per definizione; se prendete centomila persone e fate dire loro "SKY", io vi dico se c'è Bono in mezzo)

To lose along the way the spark that set the flame
("perdere lungo la strada la scintilla che ha acceso la fiamma", la metafora di tutte le metafore, l'amore che finisce, il Partito Democratico)

To flicker and to fade on this the longest day.
(Filcker è scritto in modalita 1.0)

So wind go through to my heart.
So wind blow through my soul.
So wind go through to my heart.
So wind blow through my soul.
So wind go through to my heart.

You give yourself to this the longest day.
You give yourself, you give it all away.
("and you give yourself away" lo canterà tre anni dopo, ma il concetto resta in tutte le liriche di Bono: se stai con me ti valorizzi, se stai con lui sei una zoccola)

Two rivers run too deep, the seasons change and so do I.
(con quest'album la smetterà di sfavare con il ragazzo che si fa uomo, cosa che ha fatto in tutti i dischi precedenti; aveva 24 anni)

The light that strikes the tallest trees the light away for I.
The light away, up towards the sky.
It's a blue sky.

To lose along the way the spark that set the flame
To flicker and to fade on this the longest day.

So wind go through to my heart.
So wind blow through my soul.
So wind go through to my heart.
So wind blow through my soul.
So wind go through my heart.
So wind blow through my soul.
So wind go through to my heart.

You give yourself to this the longest day.
You give yourself, you give it all away.

(dopo questa seguono la semi-sperimentale Elvis Presley and America e la canzone della buonanotte MLK)
(se qualcuno vi dicesse che questo pezzo sembra incompiuto, fossero gli U2 stessi, non credeteci)
(per i giovinastri, terza del lato B vuol dire la numero 8 del CD)

09 novembre 2007

Diciamo che a lei è andata peggio

Willy Rey Playboy
Via Tarpaulin, vengo a sapere che la playmate di quando sono nato era l'olandese Willy Rey (vero nome Wilhelmina Rietveld).
Considerando che all'epoca la chirurgia plastica era al di là da venire, questa ragazza appariva, come dire, gravitazionalmente sorprendente.
Appariva, perché Willy è morta due anni dopo, come si può riscontrare da questo elenco.
Ho scoperto infatti che esiste una specie di culto delle playmate decedute, tale che il povero Strange Ink si chiede come mai un suo post che parla di lei faccia da solo il 75% delle visite al suo blog.
(L'immagine non ha una licenza Creative Commons, ma non me ne può fregare di meno)

02 novembre 2007

"Io so di valere più degli altri"

Al TG1 delle 13:30 di ieri, una povera mentecatta di nome Grazia Graziadei ha inscenato una ridicola pantomima tra le baracche di Tor di Quinto, fingendo che le avessero rubato l'ombrello durante l'intervista con uno di quegli sbandati.

Scenetta che, oltre che un'idea su come si sia ridotta l'informazione in Italia, di cui il TG1 made in Riotta è uno degli esempi più avvilenti, dà anche la sgradevole sensazione di avere troppo senso critico rispetto alla media nazionale.
Detto più semplicemente, il sospetto che il servizio pubblico vi (ci) consideri dei cretini.

(Ringrazio chiunque rimedi il link del servizio, sul sito RAI c'è ma è monco)