Zona Torre Angela (Municipio VIII).
Siamo poco lontani dalla precedente via, in un piccolo quartiere detto Colle dei Monfortani. Pensavo a una famiglia nobile proprietaria dei terreni in passato, ma a quanto pare i monfortani sono dei missionari e hanno una sede lì vicino.
Le strade hanno tutte nomi di comuni campani abbastanza noti tranne quella principale che si chiama via Pecoreccia di Torre Angela, su cui preferirei astenermi da considerazioni.
02 novembre 2009
Strade di fuoco (32) - Amici toponomastici tour
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28 ottobre 2009
Strade di fuoco (31) - Amici toponomastici tour
Zona Torre Angela (Municipio VIII).
I comuni pugliesi più noti si trovano al Quarticciolo, ma si vede che ne era avanzato qualcuno e l'hanno messo qui dove per qualche ragione ci sono solo comuni meridionali per chilometri.
Non dovete farvi ingannare dal nome Torre Angela, la zona in realtà è enorme e comprende diversi "quartieri", tra cui l'omonimo e gli altrettanto noti Tor Bella Monaca, Torrenova e altre torri assortite.
L'unica cosa che hanno in comune è quella di far schifo, tutti, indistintamente.
Sull'altro lato della Prenestina c'è Ponte di Nona, quartiere simbolo della cosiddetta Veltronomics, neologismo che significa "costruisci un po' dove cazzo ti pare", e che fa schifo lo stesso, ma ha l'aggravante di essere stato costruito trent'anni dopo. Almeno qui erano case di poveracci e lo sapevano.
Unico punto notevole della zona è il centro sportivo della Borghesiana, talvolta utilizzato dalle nazionali di calcio e, cosa che non sapevo, privato.
(Per chi si tesse chiedendo il perché del 31, la ragione comincia qui. È solo che all'epoca non conoscevo gente di Andria)
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22 ottobre 2009
A verbale
La decisione del Circolo degli Artisti di iniziare i concerti alle 21 trova la mia incondizionata approvazione.
In una città dove la parola cena non viene neanche pronunciata se non sono calate le tenebre è un rischio non da poco, ma spero sia premiato.
Per dire, lunedì scorso HTRK e Fuck Buttons hanno finito tutto a mezzanotte meno venti.
Tanto per spendere due parole, gli HTRK sono un gruppio australiano talmente tenebroso che al confronto i Dead Can Dance sembrano quelli che cantano la sigla di Candy Candy.
I Fuck Buttons sono da non perdere, l'unico gruppo seriamente industrial in circolazione.
Fanno una specie di unz unz rumoroso, poi ci mettono un po' di percussioni esotiche e la voce modificata usata come strumento alla maniera di Burial o Battles, che va tanto di moda in questi anni zero e tanto per citare due tizi a vanvera che fa tanto recensione seria.
Non eravamo tantissimi, ma tanto sono di Bristol, se ve li siete persi ricapiteranno presto.
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19 ottobre 2009
B-side (3)

Ancora Corviale, come nel primo post della serie.
L'unica differenza è che stavolta conosco quella che ha fatto le foto.
Lei le fa spesso così, che sembra che c'è un sacco di sole e non c'è nessuno in giro, tipo che sembra che stai in Marocco.
Invece è la Portuense.
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28 settembre 2009
Togliatti
Ci sono alcune persone che si iscrivono a parlare, hanno tutte sessant'anni o più, si devono interrompere quando passa il Cotral per Monterotondo che copre qualunque suono.
Nella sala siamo forse in venti, su un totale di più di trecento iscritti.
Le parole sono originali, "istanze del territorio", "donne negli organismi dirigenti", "disaffezione della base" e via così, con qualche "non è venuto nessuno da Roma" e "è un problema di Roma", che se non fossero metonimie a otto chilometri dal raccordo farebbero anche sorridere.
Poi, quando arriva l'ora di pranzo, siamo al "mi sono montato il gazebo da solo".
Per fortuna non esce "c'è dietro D'Alema", magari perché fa paura solo ai giornali e non ai militanti, o magari perché temono che si manifesti in una nuvola di zolfo.
Non si può giudicare un partito da una sezione, anche se la speranza che questa sia la peggiore d'Italia è abbastanza forte.
Non c'è segretario ma un gruppo di reggenti, le convocazioni non sono arrivate quasi a nessuno o sono arrivate la mattina del sabato, quando chi si è preparato la gita domenicale non ha più la minima intenzione di cambiare idea.
I presentatori della varie mozioni dicono quello che i loro segretari dicono da mesi, forse in modo più diretto e veemente, ma certamente non nuovo.
Nessuno di loro è di qua, perfino il garante mandato dal partito viene da un comune a cinquanta chilometri di distanza.
Ce ne vuole di cuore per credere che questa armata allo sbaraglio possa un giorno sconfiggere la parte avversa, quella ormai talmente tracotante da potersi permettere, non trovandone altra, l'opposizione dall'interno.
E ce ne vuole di cuore per non dire davanti a tutti che questo disastro è stato voluto, che non è il risultato dei colpi ben piazzati dell'avversario ma una tappa di una corsa conclusa, e voglio sperare sia conclusa, in modo pessimo.
Quanto necessaria fosse questa tappa non lo so, e credo che neanche sia più importante, sono l'ultimo arrivato, e rimango zitto ad ascoltare.
Penso a un paio di elettori che conosco tra i tanti, un pensionato dell'ATAC e una casalinga, facendo finta per una volta che la parola casalinga non suoni come proveniente dall'età del bronzo.
Come milioni di altri hanno votato per il PCI, PDS, DS e oggi PD, e l'hanno fatto senza conoscere probabilmente mezza riga del programma, ammesso che ci fosse stato.
Hanno votato sempre senza farsi tutte le domande che mi faccio io, e non perché fossero sempliciotti di facile manipolabilità, ma perché erano, sono, e moriranno convinti che chi li rappresenta in Parlamento sia migliore di loro.
Perché credono che le persone a cui delegare la difficoltà a trovare un lavoro, i prezzi folli di case e affitti, i sei mesi per farsi fare una TAC, perfino le buche per strada, debbano essere a un livello di preparazione e capacità di risolvere i problemi che chi ha da lavorare per campare semplicemente non ha.
Hanno mandato giù a fatica il cambio del nome, "'sta parola, comunista, ormai nun va più bene", ma continuano a credere che Berlinguer, Occhetto, D'Alema, Veltroni, addirittura Natta e Franceschini fossero e siano degni di fiducia, altrimenti non starebbero là dove stanno.
Mi aspetto questo, mi aspetto che al prossimo leghista che apre la bocca il segretario del PD ricacci in gola le frescacce che dice, magari chiedendogli come si sposa la lotta all'immigrazione clandestina con la sanatoria delle badanti, tanto per fare un esempio.
Esempio che come altri non so più quanti non mi è ancora capitato di sentire.
E possibilmente prima che lo pensi io, o al massimo mezza giornata dopo.
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07 settembre 2009
Un silenzioso ed evocativo contributo alla discussione toponomastica su piazza Venezia/dell'Unità d'Italia
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Etichette: AS Roma e gioco relativo, Strolling 40p
22 luglio 2009
One step beyond
È da quando gironzolo per questo web che sento parlare, un parlare sempre inteso come metafora di scrivere, perché sul web si scrive, non si parla.
Sento parlare di aziende che snobbano la Rete, poi di aziende che ascoltano la Rete perché i mercati sono "conversazioni", poi di artisti che ignorano le nuove tecnologie, poi di artisti che affrontano le nuove tecnologie, e mettono i soliti quattro mp3 in streaming sul myspace e sono amici di tutti.
Sento parlare di politici che non conoscono Facebook, poi di politici che hanno Facebook, poi di partiti che fanno le primarie su Facebook, poi di partiti che perdono le elezioni, non quelle su Facebook, quelle vere, quelle fatte con un pezzo di carta analogico che più analogico non si può.
Sento parlare di interessanti riunioni, quella in cui il tema è il lavoro e il giorno dopo si parla solo di quanto era bona la carbonara, quella in cui il tema è il rapporto tra le donne e le nuove tecnologie e il giorno dopo si parla solo di quanto erano bone le partecipanti.
Allora, a tutti quelli che parlano ho deciso di preferire chi certe cose le fa.
E con la maglietta dei Madness.
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17 luglio 2009
La (il) fine dei commenti
Tempo fa il mio amico Alex scrisse un postarello, una foto di Hilary Duff con un portatile in mano nell'atto, almeno sembra, di "cercare campo" per una connessione wireless.
La foto faceva parte di una serie presa sul set di non so quale film, e non ha niente di speciale, niente glamour o upskirt che la possano rendere interessante, almeno per quei navigatori a caccia di roba del genere.
Poi siamo tutti d'accordo che è una bella ragazza, ma di sue foto trabocca il web.
Scrivo una considerazione sul nome fuorviante della foto, e mi iscrivo ai commenti successivi.
Già che ci sono vorrei dire che l'iscrizione ai commenti via email è la più grande invenzione dopo la rotella del mouse, sarei tentato di leggere solo blog che ce l'hanno, è fantastica, mi rilassa.
La uso sempre, ci sono ventole che girano vorticosamente, hard disk pieni, reti congestionate, e tutto per le mie iscrizioni.
Mi immagino sistemisti che smadonnano, "ma chi è 'sto cretino che ancora vuole leggere le risposte? ma perché non commenta su Friendfeed come tutti gli altri?"
Ma ho divagato, e insomma a un certo punto tra i commenti, tutti scritti con grafia adolescenziale, uno se ne esce che ha il contatto MSN di Hilary.
Sono passati quasi due anni, e continuano a chiederglielo.
E io a leggere.
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04 luglio 2009
Questo è ℝ
Il presidente della regione Lazio, il presidente della provincia di Roma, il sindaco di Roma, l'ex sindaco di Roma e il capogruppo al senato del Popolo delle Libertà hanno appena rilasciato dichiarazioni di solidarietà.
Ai manifestanti iraniani? No, a Totti.
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Etichette: AS Roma e gioco relativo
22 giugno 2009
Lo spiego in modo più semplice possibile
Signori, oggi si parla di Iran, un posto con una lunghissima storia, chi potrebbe dire di non averne mai sentito parlare?
La storia dell'Iran è molto semplice: ci sono stati un paio di imperi con nomi strani, tipo achemenide e sasanide, che avevano come hobby quello di perdere battaglie contro i greci.
Per circa duemila anni non è successo niente, poi c'è stato un re un po' stronzo che circa trent'anni fa è stato rovesciato da una rivoluzione di preti fascisti.
(le parole "prete" e "fascista" sono usate indifferentemente in questo post, essendo per chi scrive più o meno dei sinonimi)(Iran significa "paese degli Ariani", guarda un po' che coincidenza).
Per farla breve lì funziona così: c'è un consiglio di preti, non eletto, che controlla l'esercito e i servizi segreti, e in più decide chi può essere ammesso alle cariche elettive.
Le cariche elettive sono il presidente e il parlamento, che hanno un funzionamento abbastanza simile a quello occidentale, anche se in un'architettura del genere la loro rilevanza è gravemente menomata.
Le cariche elettive hanno importanza per quanto riguarda l'economia e soprattutto il petrolio, unica vera fonte di sostentamento, dato che i produttori di tappeti, che erano l'altro pilastro dell'economia, ora sono tutti a Roma e perennemente in liquidazione.
Il fattore sicurezza è piuttosto importante perché al di là di un normale esercito e una normale polizia l'Iran ha delle milizie aggiuntive, diretta emanazione dei preti: una sono i Pasdaran, vero e proprio esercito parallelo, e l'altra sono i Basij, che hanno conquistato la ribalta oggi anche se sono sempre esistiti.
I Basij sono dei volontari disarmati (teoricamente), che vengono addestrati alla carlona e buttati lì quando serve per questioni di sicurezza.
Sono insomma dei "volontari per la sicurezza", una cosa che in una democrazia non si è mai sentita.
Alle ultime elezioni si candidano Ahmadinejad, il presidente uscente, il capo di stato più trucido che si sia mai visto, e altri tre candidati. La parte riformista del paese decide di convergere su Mousavi, un moderato del tutto organico al regime, ma meno impresentabile dell'altro.
Ahmadinejad prende circa il 65%, alcune cose non sono molto chiare, insomma l'altra parte non ci sta ed esplode il casino.
Non è la prima volta che in Iran scattano ribellioni contro il regime fascioclericale, ma la differenza è che questa ribellione è armata di Twitter, e quindi rilancia slogan ed episodi al di fuori del territorio nazionale.
Cerco di fare ordine, perché dell'Iran ci frega qualcosa?
L'Iran è una dittatura, non è una democrazia, e non lo è mai stata.
È solo qualcosina in meno della Cina o della Birmania, ma comunque un paese lontanissimo da quello che per noi è "civiltà".
Eppure la Cina e la Birmania esistono, nessuno le minaccia se non a parole, e così esistono Cuba o la Corea del Nord.
Dell'Iran ci interessa (leggere "interessa ai nostri governi") la politica estera, e in particolare il presunto programma di armamento nucleare.
Perché quello che vuole l'Iran è fare la potenza regionale, non ci vuole un genio per capirlo, e non ci vuole un genio per capire che se lo può permettere da quando gli americani gli hanno gentilmente tolto di mezzo la contrada rivale, l'Iraq di Saddam.
Che beninteso era un altro posto di merda, ma nascere da quelle parti è iella, lo sanno tutti, e anche se il kebab è più buono sempre iella è.
Se domani arrivasse il prete capo a dire "abbiamo scherzato, aveva vinto quell'altro", che facciamo? Esultiamo?
Mousavi non mette in discussione la repubblica islamica, e neanche il nucleare, che a essere precisi non è sotto il suo controllo, ma di quello dei preti.
Non mette in discussione l'esistenza e l'uso dei paramilitari, che oggi picchiano e uccidono i suoi, ma domani potrebbero farlo con chiunque altro.
E questo perché quelle squadracce non stanno lì a difendere un candidato o l'altro, ma stanno a difendere la repubblica islamica, il regime dei preti fascisti.
E se vi siete impressionati per la ragazza qualunque che muore in strada avete fatto un passo avanti verso l'ovvio.
Perché si muore così, gli occhi vanno indietro perché il nervo ottico non funziona più, il sangue esce dalla bocca per il proiettile che le ha sfondato i polmoni.
E perché così riconosciamo i cattivi, perché così gli italiani di sessanta anni fa hanno fatto per capire chi erano quelli a cui sparare senza indottrinamento ideologico, perché i fascisti ammazzavano la gente.
E non c'è bisogno di Youtube, basta leggersi Persepolis di Marjane Satrapi (dai che è solo un fumetto, ce la fate).
Rilanciate pure i filmati, ma rilanciateli a quel fighettume di sinistra da sempre indulgente con il regime degli ayatollah, un po' perché antimamericano, un po' perché i comunisti iraniani, che si chiamavano Tudeh, inizialmente lo sostennero, finendo tutti come carne di porco, come si merita che si allea con i fascisti.
E se non fosse che non sono buono neanche a tirare le miccette a Capodanno, l'unica cosa che farei sarebbe andare ad armarli, quei pochi democratici rimasti lì.
Sembra che l'unico metodo che funzioni sempre sia quello messo a punto da un noto inventore francese, Maximilien Robespierre, poi applicato in altri casi simili, anche se uno spera sempre di sbagliarsi.
Per l'Iran allora proporrei una versione moderna del metodo Robespierre, che potrebbe essere applicato soltanto ai primi tre o quattro casi, essendo i fascisti generalmente dei vigliacchi.
A quel punto, una volta rimesse a posto le cose, il simpatico clero tornerebbe a fare quello che sa fare meglio in tutto il mondo: rompere le palle a chi scopa prima del matrimonio.
Restando generalmente inascoltato.
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15 giugno 2009
4,80% is wrong
Non esistono foto di Luisella Costamagna nuda, fatela finita.
Lo so pure io che è bella, però non ci sono.
Neanche se le chiedete a Zappadu.
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13 giugno 2009
21,06% can't be wrong
La capitale della Mongolia è Ulan Bator (Улаанбаатар, trascr. Ulaanbaatar)
(che mi dispiace che arrivate qui e non trovate risposta).
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05 giugno 2009
19 maggio 2009
Pioneer
Tra pochi giorni nel Lazio ci sarà il switch-off o il lookupswitch o una cosa del genere, che per quelli che non parlano da dementi vuol dire che il caro vecchio segnale dell'antenna va in pensione e si può usare solo il digitale terrestre.
Qualche giorno di utilizzo rigorosamente di mattina mentre faccio colazione e qualche impressione.
Quando si cambia canale ci vuole qualche secondo, come per i canali satellitari.
Per farsi capire meglio, se siete abituati al "premo bottone - nuovo contesto" alla Matrix, qui invece è più alla Lost, diventa tutto bianco, si sbarella un po' e poi cambia.
L'eventuale stronzata di Capezzone ve la dovete sentire fino alla fine.
C'è questo strombazzatissimo Rai4, che io pensavo fosse chissà cosa e invece fa vecchi film e vecchi telefilm come Melrose Place di cui speravo pensavo fossero andate bruciate perdute tutte le bobine.
C'è Repubblica TV che ha quattro programmi al giorno. Precisi.
C'è, grazie al cielo, BBC World.
BBC World ogni tanto ha un jingle dove c'è un mondo che gira e dei nomi di città che passano in mezzo.
Queste città sono solo ex colonie dell'Impero Britannico, e le notizie riguardano solo ex colonie dell'Impero Britannico.
L'epilogo della guerra civile in Sri Lanka lo seguivo lì da giorni.
C'è France 24 che mi ha consolato sullo stato del mio francese delle medie.
C'è un canale che si chiama Class News e non dico altro.
C'è un canale che si chiama Sportitalia e finora ci ho visto solo partite del campionato brasiliano.
E per finire c'è il Televideo. Anzi, no.
Premetto che io sono un amante del Televideo, mi piace quella grafica così Commodore 64, mi piace che le notizie debbano essere sintetizzate in poche righe senza editoriali di Galli Della Loggia o D'Avanzo, mi piace perfino cercare le previsioni del tempo in "Ligure e Tirrenico", come se Savona e Roma fossero la stessa cosa.
Capirete che avendo solo il tempo della colazione è una bella comodità.
Premi OK, poi premi "Televideo" (l'altra è "RaiLauncher", ignoro cosa lanci), e poi compare "Caricamento in corso".
Caricamento in corso??? Ma che è? Navigator del '96?
Non so come, il il Televideo del DTT è riuscito nella pressoché impossibile impresa di essere più lento di quello originale.
Aridateme er televideo vecchio, o per protesta guarderò solo Mediashopping.
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13 maggio 2009
Piccoli Massimi
"dissento, il pargolo fa tutto da solo, una sera ci annunciato che era sua intenzione essere romanista e di sinistra, mi si sono inumiditi gli occhi a pensare che vita di merda lo aspetta"
(frattaglia su FF)
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