29 dicembre 2008

L'attualità della miniera

Manifesto Fondazione italiani nel mondo
L'avreta già vista, ma vi prego di ingrandire per ammirare il commento a fumetti di una sapiente mano testaccina.

26 dicembre 2008

E va bene, ne parlo (sorvolando sull'italiano ottocentesco)

Dalla pagina di Giorgio Tonini, coordinatore dell’area formazione, studi e ricerche del Partito Democratico:

"Nel 2001 sono stato eletto senatore, conquistando all’Ulivo il difficile collegio di Pistoia."

Difficile. Pistoia.
Fosse stato eletto a Verona, sarebbe coordinatore all'attraversamento delle acque del Mar Rosso.

23 dicembre 2008

Archeologo all'amatriciana a San Saba (2)

Sede PCI a San Saba
E adesso un po' di epigrafia.
Questa lapide targa contrassegna la sede di una formazione politica del recente passato.
In alto a sinistra è stato asportato un fregio, che con ragionevole certezza, possiamo immaginare fatto di spighe incrociate che circondano falce e martello, simile ad altri ritrovamenti.
La targa testimonia anche un periodo in cui le sedi dei partiti politici erano addirittura per rione, com'è appunto San Saba.
Questo fenomeno di difficile interpretazione era noto come "organizzazione sul territorio", ed è ancora una sfida per gli studiosi comprendere il passaggio all'attuale "partito liquido", quello che si scioglie.

Può sembrare che stessi parlando del PD, ma non è detto.

21 dicembre 2008

Archeologo all'amatriciana a San Saba (1)

Stratigrafia a Piazza Remuria
Come fare un rilievo stratigrafico ignorando completamente cosa sia? Facile. A piazza Remuria è possibile vedere un pezzetto di storia della pavimentazione capitolina. Sotto i sampietrini, i blocchetti di basalto che non sono degli antichi romani, ma hanno cominciato a metterli nel '500. Poi l'asfalto di quando le righe di delimitazione della carreggiata erano gialle, se qualcuno ricorda. E per finire asfalto più moderno. Insomma, più recente.

No, non parlo del PD.

15 dicembre 2008

13 dicembre 2008

Alla riscossa stupidi, che i fiumi sono in piena, potete stare a galla

#6P: "Hai sentito, pure l'inglesi hanno fatto er piano per aiuta' l'automobile."
#6: "Ma quali?"
#6P: "Ao, hanno detto così."
#6: "Ma l'inglesi nun ce l'hanno più 'e macchine, se so' vennuti 'a Rol Rois, se so' vennuti 'a Rover, se so' vennuti tutto."
#6P: "e che ne so, aiuteranno 'a Mec Laren."

12 dicembre 2008

Ma magari il Malawi

Vorrei scrivere qua, per ricordarmelo tra qualche anno, che quello che ci dovrebbe spedire di diritto tra i paesi in via di sviluppo (leggi: incivili) è che non ci sia un sito, un televideo, un TG regionale che dica per filo e per segno quali strade e ponti siano chiusi, e non il fatto, scontato dato che piove fitto da due giorni, che qualche strada si sia allagata.

10 dicembre 2008

Io l'avrei ingabbiato solo per l'acconciatura

Sembra che nelle nelle telefonate intercettate a Ted Blagojevich, l'inguaiato governatore dell'Illinois, ci siano delle pressioni all'editore del Chicago Tribune per far licenziare alcuni componenti dell'assemblea di redazione.
In particolare, pare che si senta distintamente la frase "...Santour, Biagey and Lou Tazzi fanno un uso criminoso del giornale...".

In una mossa che appare strana per la nostra cultura, invece dei giornalisti, si sono inculati lui.

3 dicembre 2008

Mi botto e risposto da solo

Ieri mi sono trovato nei log un accesso da b-trail, un servizio di segnalazione di post, di quelli che vanno di moda adesso e che hanno lo scopo principale, porca pupazza mannaggia i pescetti, di non farti linkare e commentare "all'antica" (e colgo l'occasione per autocitarmi assai immodestamente).

OK, scherzo, b-trail mi sembra interessante ma non ho capito come funziona, non ho trovato una pagina di aiuto, e le poche cose che so le ho lette da Paul.

Il post che ho scritto ieri ha guadagnato un cuoricino, che credo di aver capito sia una specie "like" friendfeedamente parlando.
Il cuoricino è arrivato da gravitazero (non ho trovato il blog, comunque grazie), che mi ha anche fatto i complimenti per il titolo.

Ecco, proprio il titolo, su cui vorrei concludere che, se veramente ha beccato la citazione, gravitazero è persona di buone letture, elefantesca memoria, e comunque mio amico.

2 dicembre 2008

Alla gogna, nella fogna, paperari

Capita che alcune iniziative non vengano capite subito, e il significato di quello che hanno detto i cari Lombardi e Migliore è sfuggito ai più.
Gli stati che eventualmente non aderissero alla depenalizzazione dell'omosessualità sarebbero presi in giro, umiliati, già ci sfottono perché non rispettiamo le code.
Mettete che un italiano vada all'estero, un passante potrebbe urlare:

"voi non fate sposare i froci, pappappero"

Quindi opporsi alla risoluzione mi sembra un'indubbia battaglia di civiltà.

25 novembre 2008

Quanto ce l'avete grosso

Blogger permette di esportare il proprio blog in XML, tutto intero, commenti inclusi.
Ho provato con il mio: 8 mega.
Pensavo di più.

24 novembre 2008

Come ballare gobbi

Un barcamp è l'unica situazione dove spippolare con il cellulare o il portatile, mentre un altro parla, non è considerato un gesto da eclatanti cafoni. Anzi.

Alcuni oratori sembravano militare in una fazione che avesse dichiarato guerra al congiuntivo, e non solo.
Qui si milita nella fazione opposta.

Abbiamo annesso il Canton Ticino, senza spargimenti di sangue, e nessuno ci ha detto niente.

La metro B che passa a San Paolo piena di graffiti fa molto "coney island e i guerrieri della notte" (prevalentemente è sua)

Il faiquelacazzochetiparecamp è stato una delle più indecenti, inguardabili, cristalline burinate della mia vita.
Ovviamente mi sono divertito da morire.

Un'amica mi ha fatto un regalo comunista, e io le voglio molto bene.

20 novembre 2008

Lo voglio segretario

Sono un po' deluso, mi aspettavo che sul foglietto ci fosse scritto: "Ma perché becchiamo sempre 'sto Piroso e mai una volta la Costamagna?"

18 novembre 2008

D. M.

È stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che permette di prendere a calci le auto di chi scrive SMS mentre guida.
Potete cominciare da stasera.

17 novembre 2008

Io sarei molto interessato anche alla corretta delimitazione dell'area di produzione della mozzarella di bufala

Nel 1996, all'indomani del risultato elettorale, l'Ulivo vincitore offrì la presidenza del Senato al Polo sconfitto.
Il Polo, forse per provocare, forse perché ci credeva, nominò Cossiga, al che l'Ulivo, con grande dialettica istituzionale, rispose "Cossiga 'n par de ciufoli".

La mossa del PDL era stata largamente preannunciata dai quotidiani, quindi devo pensare che l'opposizione non li legga, o che faccia la finta burina.
Il buon Villari, di cui ignoravo la presenza sul pianeta fino all'altro ieri, chiaramente nicchia, e lo fa perché essere chiamato presidente non fa schifo a nessuno, non fa schifo neanche a me quando faccio il presidente di sezione.

La sera prima, Veltroni e/o Casini avrebbero dovuto mettere Di Pietro al muro e spiegargli due o tre cosette su come funziona la democrazia parlamentare, e sul fatto che la presidenza della commissione più inutile del Parlamento sia un'atto di cortesia, non un obbligo.
E come a ogni cortesia si può soprassedere, senza altra conseguenza tranne il fare una figura da maleducati, non da dittatori.

O magari chiedere a loro stessi, nel momento in cui IDV se n'è uscita con uno con la storia politica di Orlando, cosa c'entrasse Orlando con la democrazia parlamentare.
Abbiamo sopportato Landolfi e il suo insostenibile italiano, credo che potremo sopportare anche lo sconosciuto Villari.

14 novembre 2008

E non fate i furbi che vi controllo con Feedburner

Ho aiutato|abbozzato|ispirato questo raccontino per MusicZone, su Elio è Frankenstein, visto ieri sera.
Potete anche non leggere, ma dovete guardare le foto (che sono sue).

10 novembre 2008

E pluribus unum

"I am a resident of the state of Illinois. I was born in Mexico but was brought here by my parents when I was 11 years old. I became a United State citizen when I was about 20 or 21. I came here illegally, but soon after we got here, my parents started the process of getting us our "green" cards.

I am proud to say that today I am the first in my family to have graduated from high school and have gone to college and graduated from college. I have a bachelor and a master degree from Dominican University in River Forest IL. My parents came here looking for a better life. Yes, life has been hard, when I first came I did not know English. My brothers and sister went to night school to learn English and during the day we would go to regular school. My entire family has made many sacrifices for my younger brother and me to get an education. Education is a very important issue for me.

Why am I saying this things... Because the older I get the more I see things not benefit those who really need the help. We need someone like you in Washington to make these changes possible. And I also want to say that President Barack Obama is my contact on Flickr."


(testimonial di El Sol dal link più più più del momento, il flickr del presidente eletto, grassetti miei)

Mi chiedo da qualche giorno se partecipare all'innamoramento collettivo per il futuro presidente degli USA.
Cerco da qualche giorno qualcosa di originale che si possa dire e che non sia già stato detto.
Impossibile, mi sa.

Impossibile perché potrei limitarmi a criticare l'italico provincialismo nell'esaltarsi per la supposta superiorità di quello che succede all'estero, ma qui no, qui è tutto un mondo che ha sbroccato, e tutti tutteggiano su tutto, e io arrivo tardi per piazzare la fine stoccata.

Obama, sinceramente, mi piace un sacco, perché è sempre vestito in modo impeccabile che sembra James Bond, perché parla in modo impeccabile che manco servono i sottotitoli, perché è il primo presidente che viene dal set di Lost (conosciuto anche come isole Hawaii), perché insomma sembra una persona rispettabile.

A me che vengo appallato da anni con quello che deve parlare come la ggente, che capisce i problemi della ggente, che la ggente è stufa, mi pare un sogno.
Uno che non sembra il vostro vicino di casa, che nel mio caso è anche un idiota, ma il fidanzato ideale di vostra figlia, sai papà è pure laureato a Harvard.

Sì, lo ammetto, mi sono svegliato un'ora prima, ho aperto il NYTimes e ho visto Obama scritto a font 36, niente psicodramma, tutto bene, ma non è il giorno dei giorni, non è il giorno politicamente più rilevante della mia vita.

No, il giorno per me è il 21 aprile 1996, la prima vittoria del centrosinistra.
Io che per l'unica volta in vita mia avevo dei sondaggi in house, ma dell'altra house, il PdL o come cazzo si chiamasse allora, sondaggi che annunciavano la sconfitta, ma io, come tutti i romanisti dopo il 1984, non volevo credere a niente.
Vespa che due secondi prima del delle 22 parla di "rafforzamento" dell'Ulivo.
Mio padre con il telecomando in mano che dice a mia madre "t'aavevo detto" (mio padre è un romanista particolare).

Ecco, quel giorno è un'altra cosa.
Amo l'America, sono contento che abbia deciso di cambiare, ma non c'è paragone, è un'altra cosa.
E mi pare pure ieri, invece è talmente tanto tempo fa che non c'erano neanche i blog, manco un postarello striminzito a cui fare trackback, mannaggia.
No, l'articolo di Repubblica non lo linko.

2 novembre 2008

Patate accondite

La Sora Margherita, prima che un ristorante, è una specie di leggenda.
Un ingresso del tutto anonimo in una delle piazze per cui vale la pena vivere a Roma, piazza delle Cinque Scole (sic), dalle cinque scuole ebraiche che vi si trovavano.
Questa piazza è uno dei pochi resti veri dell'antico ghetto, ed era in origine attraversata dal muro che impediva agli ebrei romani (giudî, in dialetto) di andare in giro dopo il tramonto.

È aperto a pranzo, e per cena solo a fine settimana.
Se volete andare una sera tenete a mente che ci sono due turni, alle 20 e alle 21.30.
C'è posto per sì e no venti coperti, quindi prenotare è obbligatorio, e se potete, evitate anche di tentare di portare la macchina nei paraggi.
Al Ghetto non si parcheggia, fatevene una ragione, meglio una passeggiatina che vi risparmi l'ansia.

All'inizio vi fanno fare la tesserina, se già non l'avete, e poi portano uno dei marchi di fabbrica del posto: il menu scritto a pennarello sulla carta da pane.
I piatti sono di cucina giudaico-romanesca, dicono quelli che se ne intendono, cosa che a me pare una mezza tautologia, dato che i piatti romani originano praticamente tutti dalla tradizione ebraica.

I primi sono disposti "a matrice", cioè avete i tipi di pasta da incrociare con i sughi tradizionali; sta ovviamente all'intelligenza del cliente non prodursi in accoppiate atroci.
Io ho rischiato un po' con gli agnolotti cacio e pepe, contando sul fatto che con cacio e pepe viene bene anche anche il plutonio.
I puristi sceglieranno giustamente una pasta lunga, ma anche a me è andata piuttosto bene.

Per quanto riguarda il secondo mi sono lanciato su delle salsicce di manzo, queste veramente da residente del ghetto acquisito alla tavola.
Sono fatte alla piastra, con limone e rughetta, e il sapore diverso della carne le rende qualcosa da provare.
Ho assaggiato anche le polpette al sugo, più classiche, credo fatte con lo zafferano.

Però è sui contorni che voglio spendere qualche parola in più.
Ho preso il regolare carciofo alla giudia, che viene offerto anche come unico antipasto.
Il carciofo alla giudia è un carciofo rovesciato e fritto, e così sembra facile, cos'ha di speciale?
Ha di speciale che le immangiabili foglie, che poi sono i petali, diventano tipo le patatine delle feste delle medie, e quindi del carciofo non si butta via niente.

Poi seguirebbero i dolci, che non ho preso, e che sono in buona parte basati sulla ricotta, come è tipico nel centro sud.
In particolare ricotta più visciole è abbastanza godurioso.

Qualche considerazione al volo.
Il servizio è velocissimo, e il rapporto tra il personale e i tavoli è piuttoto alto, se no nei tempi non ci starebbero.
Non esiste carta dei vini, com'era facile immaginare, solo una simpatica brocca di rosso sicuramente laziale.
Che poi a me sta benissimo, credo che l'unico ambito in cui mi senta regionalista sia il vino rosso.

Ritornando sui contorni, ce ne sono due da raccontare.
Il primo sono i broccoli ripassati, piatto del tutto elementare ma assolutamente decisivo nella crescita di ogni romano.
Nelle analisi del sangue di qualunque abitante della capitale c'è almeno un venti per cento di broccolo.
Se non avessimo la lupa, potremmo tranquillamente usare questa crucifera come stemma, tanto che credo sia l'unico prodotto agricolo coltivato in città, e quando a Roma si vuol dire che una cosa è perfetta, si dice a ciccio de broccolo.

La Sora Margherita è inoltre il primo posto dove trovo gli aranci conditi (perdonatemi il plurale dialettale).
Arance tagliate e condite con olio e sale, e se proprio siete à la page ci potete mettere due olive nere.
Non ho mai capito perché allontanandosi dal GRA diventi un piatto sconosciuto, quando addirittura non susciti sguardi interrogativi come se si parlasse di cibarsi di sorci vivi.
Al contrario, sono spettacolari, e il sugo che resta è qualcosa che fa felice ogni bambino, anche se va per i quaranta come il sottoscritto.

Questo ristorante è anche un modo per mangiare come si faceva una volta, e come si fa ancora a casa, cioè senza essere sommersi inizialmente da tonnellate di antipasti, cosa che ormai pare di regola mangiando fuori.
Lo dico prendendomi tutto il rischio di sembrare un insopportabile passatista, ma a me non è mai piaciuto.

Concludendo, ho speso 32 Euro, per primo secondo contorno.
Le porzioni non sono grandi, ma normali.
Se state cercando un posto per sbomballarvi le transaminasi a due soldi avete sbagliato indirizzo, ve ne posso fornire qualcuno migliore.

Se qualcuno si stesse preoccupando, no, non mi voglio trasformare in risto-blogger, né presumo di essere originale scrivendo di un ristorante che bene o male è già stato visitato da altri blogger più preparati di me in materia.
Però questo post me l'ha chiesto, con grande onore blogghico da parte mia, SecondoMe, che è l'unico del ramo che mi filo, e poi viene sempre alle BlogBeer.

30 ottobre 2008

Comincia sempre così

Arthur buttò un'occhiata indietro, mentre si immetteva nel traffico dell'autostrada. - Forse è meglio che prima chiariamo dove ti devo portare - disse.
Si augurò che la destinazione fosse molto vicina o molto lontana. Nel primo caso, Arthur avrebbe avuto il piacere di scoprire che Fenny abitava vicino a lui, nel secondo caso avrebbe avuto il piacere di stare in sua compagnia per tutta la durata del viaggio.


(Douglas Adams, da Addio, e grazie per tutto il pesce)

28 ottobre 2008

Sì, chattiamo in dialetto

#6:
mi sono messo pure su friendfeed

frattaglia:
a fa che?

#6:
è divertente
un mega aggregatore di tutte le fregnacce
basta che metti Mae* tra gli amici e hai tutta la blogopalla mondiale

frattaglia:
a me ste cose me inquietano

#6:
non è facebook eh

frattaglia:
no no non il programma
questi interagiscono solo tra di loro, fanno i loro raduni, scopano tra di loro, fanno i loro raduni, si sposano tra di loro, divorziano tra di loro e si risposano tra di loro e fanno i raduni

#6:
questa la bloggo

frattaglia:
pare de sta a hollywood

22 ottobre 2008

Piatti d'argento


Quasi quasi mi viene voglia di andare alla manifestazione del 25, e spero di vivere abbastanza a lungo per vedere uno di voi confessare pubblicamente.
Perché io lo so che siete a libro paga di Berlusconi, e da tempo, ma volete mettere la soddisfazione di poter dire agli amici che l'avevo già detto in un post del 2008?

19 ottobre 2008

Taglione

Per la prima volta dopo anni, e dopo tutto il mondo, mi sono deciso a mettere un po' di canzoni nel cellulare per usarlo come lettore da compagnia per le pedalate.

Ho scelto un album degli Smiths, il primo, e con precisione svizzera, per ogni canzone che ho spedito nel cellulare, l'Inter ne ha spedito uno nella nostra porta.

13 ottobre 2008

Ah ah ah

Tutti gli esultanti per la morte di quello che era più o meno un leghista austriaco, nazista quanto Gilardino è un attaccante, si devono essere persi il mitico Domenico Mazzilli.

12 ottobre 2008

Edito solidale

Finisco l'ultimo il penultimo libro di Brizzi, Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro.
Ringraziamenti, indice, "questo libro è stampato su carta certificata FSC, che unisce fibre riciclate post-consumo a fibre vergini provenienti da buona gestione forestale e da fonti controllate".

Seguono altre dodici (dodici) pagine.
Completamente bianche.
Certificate anch'esse, spero.

9 ottobre 2008

Britisc Caunsil

(pausa pranzo, avventore)

"È 'a deregulescion, 'a ggente nun se regola."

4 ottobre 2008

Più o meno circa


Qualche giorno fa ho citato questa scena in un commento da Odiamore.
È uno dei miei momenti di cinema preferiti in assoluto, di quelli che mi fanno essere contento di essere nato nel ventesimo secolo, come ad esempio quando, durante Magnolia, tutti i protagonisti cantano Wise Up di Aimee Mann.

3 ottobre 2008

L'aria (un titolo di moda, per le ricerche)

Stamattina a Omnibus il ministro Fitto, tizio talmente popolare che gli abitanti della cosiddetta "emilia nera" preferirono un comunista gay pur di levarselo di mezzo, spiegava che il disegno di legge sul federalismo fiscale serve a far sì che una TAC "non costi 1 a Milano e 3 da un'altra parte".

Mi sembra quindi del tutto evidente che Fitto e i suoi (?) elettori non si rendono conto che il federalismo fiscale è esattamente la frase il ministro intendeva negare.

25 settembre 2008

Un espresso, grazie

(titolo riferito al post dell'anno, nove righe di liveblogging di una cosa che non succederebbe neanche in Tanzania)

Ammettiamolo, noi italiani siamo spesso preda dello sconforto.
Pensiamo di vivere in un paese ridicolo, tra clientele politiche, illegalità diffusa, inefficienza burocratica, tonnellate di leggi mai applicate, Confcommercio.
Ci si può sempre riconsolare pensando che c'è chi sta peggio, ma per la maggior parte della nostra vita crederemo di essere un'espressione geografica, un volgo disperso che nome non ha.

È quindi ora, come veniva fatto notare qualche mese fa, di tornare al nostro status naturale, quello di colonia.
I tempi sono maturi, e l'attuale classe politica ha finalmente cominciato a rivalutare l'aureo periodo dell'occupazione nazista, ma anche la gloria della Roma papalina, giusto riconoscimento dopo gli oscuri secoli della retorica indipendentista.

Ora, ammettiamo per un attimo che vi venga permesso di scegliere il paese.
Voi cosa fareste? Quali sono le caratteristiche del colonizzatore ideale?
Un scelta razionale o d'istinto?

Comincio dalla Spagna, paese antico ma allo stesso tempo modernissimo, nostro ex dominatore, in forte crescita economica, e poi si possono sposare i froc all'avanguardia nei diritti civili.
Sì, però gli spagnoli ogni volta che hanno invaso qualcuno si sono comportati da ladri e sfruttatori, lasciando la solita cattedrale barocca sempre uguale sia che siate in Messico o a Cuba o in Ecuador.
E qui da ladrare c'è rimasto poco, e di chiese barocche ce ne sono pure troppe.

Gli inglesi no, la regina, la camera dei Lord, gli avvocati con la parrucca, ma come si fa?
Certo, avremmo gli Young Democrats, ma non mi pare abbastanza, e poi mi sbaglierei alle rotatorie.

Tedeschi? Certo molto organizzati, precisi, e soprattutto hanno un vero partito di sinistra, che non si chiama Die Linke Der Regenbogen.
Però poi chi li butta fuori dai mondiali? Respinti.

Non restano che i francesi.
Non è che non ci siano obiezioni da fare, per carità, però guardiamo i lati positivi.
I francesi hanno una religione di stato, che è lo stato, e tutto questo grazie al mio adorato Maximilien e alla sua invenzione del culto dell'Être Suprême.
Ci fosse ancora, l'Incorruttibile saprebbe come adornare le piazze di capocce di nemici della nostra povera penisola, cose come la mafia, la camorra, Confcommercio.

Tutto sommato la lingua non è difficile, i gallicismi all'inizio fanno un po' ridere ma poi ci si abitua.
Se ci mettiamo d'accordo con svizzeri e belgi riusciamo pure a convincerli a dire septante e huitante, invece che ridicolaggini come sessanta-dieci e quattro-venti.
La questione Alitalia? Uno schioccare di dita.

Il motivo profondo che mi fa preferire i francesi però è un'altro.
I cugini d'oltralpe chiamano le loro province con il nome del fiume che le attraversa, non con quello della città.
Quando erano a Roma, l'avevano ribattezzata Dipartimento del Tevere
Ora per voi è facile dire sono sardo, sono veneta, sono piemontese.
Io invece da quando sono nato non posso dire "sono laziale".
Ma vi pare giusto?

23 settembre 2008

Villa Literno, Aversa, Castel Volturno

Qualcuno si è accorto che abbiamo perso la provincia di Caserta?
Da vent'anni, voglio dire.

22 settembre 2008

Be twitty: vai con il doppio senso

Scopro stamattina che labour, in inglese, vuol dire (anche) travaglio (di mamma).

13 settembre 2008

Post maschil-geek

In questo momento sto smontando, per l'ultima volta, il mio vecchio Quantum Fireball Lct 20, per passaggio a nuovo giocattolo.
Prevendendo la domanda, si tratta di un dual core a 5 GHz e Vista, così da rendere più traumatico il passaggio.
All'accensione, per il consumo di energia, i russi si sono dovuti ritirare da alcune postazioni in Georgia.

Il Fireball è stato disco di sistema o secondo disco di tutti i PC che ho avuto negli ultimi anni, e l'ho anche usato come travasatore di file da una macchina all'altra quando le penne USB non c'erano.
Ha visto passare diversi sistemi operativi di casa Microsoft e diverse tonnellate di mp3 senza mai perdere mezzo bit.

Uno di quei gingilli che giri la chiave o spingi il bottone e parte, funziona, e non ti frega mai.
Quelli a cui, chissà perché, ci si affeziona.
Vituperata sia qualunque cosa mi costringerà, eventualmente, a dire "oggi così non ne fanno più".

9 settembre 2008

Non ce la rompete che l'ha fatta Michelangelo e c'è costata una cifra

Sabato 20 settembre cerimonia di commemorazione dell'ingresso dei bersaglieri a Porta Pia.
Previsto l'intervento del vice-ministro Giovanardi sulla necessità di restaurazione del potere temporale del papa, e del ministro La Russa sul rispetto dovuto alle guardie svizzere che, soggettivamente, dal loro punto di vista, si opposero allo sbarc alla breccia piemontese.

8 settembre 2008

Be twitty: WC

Quando vado al bagno in ufficio trovo sempre peli sparsi, di indubbia provenienza.
Mi chiedo: esiste l'alopecia all'uccello?

4 settembre 2008

Possono studiare i filippini della servitù

Qualcuno potrebbe aver visto, al TG1 di ieri sera, un servizio sulla preside del liceo Giulio Cesare, che ha istituito un regolamento studentesco per la sua scuola.
Regolamento che prevede che, nel caso si scrivano cose infamanti su un compagno extracomunitario, si debba studiare cosa significa il razzismo.
Peccato solo che, in quel liceo, gli extracomunitari semplicemente non esistono.

1 settembre 2008

Alfred Hitchcock, 1963

Di recente, come avevo già scritto, ho finito di leggere "il gene Egoista" di Richard Dawkins.
Per quelli che lo ignorassero, come me prima di leggerlo, Dawkins è un biologo evoluzionista, che vuol dire che è un seguace della teoria di Charles Darwin sull'origine delle specie.
La sua visione è però centrata sul gene, cioè un pezzo di DNA, che secondo Dawkins è il vero oggetto della selezione: i geni cercano in ogni modo di tramandarsi, e lo fanno costruendo veicoli, per esempio noi.
I geni buoni (i. e. , che hanno costruito veicoli buoni) ce la fanno, gli altri no.

È un libro affascinante, non tanto per le spiegazioni che dà, perché comunque resta un testo divulgativo, ma per le impensabili ipotesi che lascia aperte.
In più, e in questo c'è tutta la britannicità dell'autore, Dawkins spesso divaga, introduce un concetto e parte raccontando serie di casi, per poi riconnetersi al concetto di partenza.
In queste divagazioni ci sono formiche regicide e api suicide, pulcini di cuculo che nascono per primi e buttano fuori dal nido le altre uova, parassiti che diventano tutt'uno con i parassitati fino all'indistinguibilità.

Qualche giorno fa ero a Piombino, e adesso sarei molto orgoglioso se voi lettori vi steste già chiedendo cosa c'entra Dawkins con Piombino.
Se non ve lo siete chiesto però va bene uguale.
Ero a Piombino che è una città che con la nomea di esser brutta.
Immeritata, perché non è brutta, ma è una città di mare, se non vi conquista difficilmente potrà conquistarvi, che so, Genova.
Perché dietro ai porti non ci sono mai stati i bei palazzi dei nobili, ma le osterie e i bordelli e i nobili, che schifavano la puzza del vino e delle puttane (quelle da pochi soldi, s'intende), se ne stavano in collina.
Come, appunto, a Genova.

Allora, ero a Piombino e vedo un gabbiano, e parliamone, perché il gabbiano è un uccello piuttosto stronzo.
Ora gli amici degli animali, nonché Dawkins, obietteranno che il gabbiano non è cattivo, è così perché è la sua natura, sono i suoi geni che l'hanno progettato in questo modo.
Sì d'accordo, ma per caso il cucciolotto che beccate su Pixdaus è uguale alla iena?
Il pesciolino dell'acquario è come la tracina?
La farfallina come la zanzara?

Il gabbiano è vorace e aggressivo, mangia qualunque cosa gli capiti a tiro, nel senso che non disdegna neanche i suoi simili, e forma squadracce punitive.
Ma stranamente è un uccello che ispira romanticismo e poesia, credo anche grazie a "Il gabbiano Jonathan Livingston", romanzo breve di Richard Bach, una delle letture obbligatorie degli anni '70, insieme a "Avere o essere?" di Fromm, "Sulla Strada" di Kerouac e altre rotture di palle che potete tranquillamente lasciare alla Feltrinelli e prendervi invece un libro di Hornby.
Anzi, già che ci siete potete mandare a quel paese quasi tutto degli anni '70, che sono trent'anni che ci rompono le scatole.

Vabbè, basta con la divagazione, ero a Piombino, dalle parti del castello, e c'era un pesciarolo, davanti al quale si erano piazzati due gabbiani, uno più scuro, credo un giovane.
Ora, a me non è mai capitato che un gabbiano si facesse avvicinare, mentre questi stavano davanti all'ingresso, spavaldi, incuranti di me e degli altri passanti.
L'adulto dei due, utile per rendermi conto che visti da vicino sono grossi come tacchini, stava protestando, o meglio, pretendeva qualcosa.
Pretendeva con un versaccio, un orrore stridulo che la natura può aver concepito solo allo scopo di fare terra bruciata di qualunque apparato uditivo nei paraggi.
Dopo una breve esitazione, il pesciarolo è entrato e riuscito lanciando qualcosa al volatile che, soddisfatto, ha ridato sollievo alle nostre orecchie.

Immaginando che la scena servisse pure da training per il giovane, che invece stava zitto, ho pensato che la zoologia avesse bisogno di una nuova specie: il gabbiano mafioso di Piombino.
Se non gli paghi il pizzo ti sfascia i timpani.
Modestamente penso di chiamarlo Larus Portmeirionis portmeirionensis, ammesso di aver azzeccato l'accusativo.
Che per quanto ne so è il verbo usato dall'accusa, mentre la difesa usa il difensivo.

25 agosto 2008

The luck I've had can make a good man turn bad

C'è, come era da aspettarsi, un certo ribollire di commenti sulla triste vicenda dei cicloturisti olandesi aggrediti dalle parti di Ponte Galeria, o più correttamente sulle successive dichiarazioni del sindaco di Roma.
È sempre difficile dire una cosa sensata su fatti di cronaca, e io cercherò di dirne addirittura due, credo del tutto scorrelate tra loro.

La prima è che non riesco a capire come un ladro si possa trasformare in uno stupratore, e mi era successo già all'epoca dell'omicidio di Giovanna Reggiani.
Premesso, ma non necessariamente, che io viva di espedienti, cos'è che mi trasforma in qualcosa che non è neanche definibile come bestia, dato che, a parte qualche scimmia, mi pare che lo stupro sia sconosciuto anche tra gli animali più primitivi?

Dubito che una donna che, per qualche disavventura, si trovasse sola in qualche luogo senza riparo tema per i 10 o 100 Euro che ha nel portafoglio o per il cellulare, ma semmai per questo male oscuro che potrebbe portare l'uomo che dovesse trovarsi davanti, paura che ovviamente il sesso maschile ignora.
E proprio perché sono un uomo, uno che come la quasi totalità degli uomini sente annodarsi l'intestino al pensiero di penetrare un essere che urla e piange, ho il terrore che in qualche mia circonvoluzione si nasconda l'interruttore nero che una sequenza di circostanze può far scattare.

La seconda considerazione parte dal post di Leibniz che parla dello stesso fatto di cronaca.
Il post mi sembra un po' squilibrato a discolpa dell'attuale sindaco, e anche troppo signora mia, ma il motivo per cui mi interessa parlarne è un altro.
Il motivo è che una delle più grosse fregnacce che vi hanno raccontato, e continuano a raccontarvi, è che il sindaco di chissadove possa fare qualcosa per la sicurezza dei suoi abitanti.

Ecco, scordatevelo, perché non è vero.
Dimenticate i film americani, perché il sindaco italiano non ha nessun potere di ordine pubblico, e soprattuto non ha la forza pubblica, cioè il potere di prevenzione e repressione del crimine.
Quello ce l'hanno, da sempre, solo le questure e le prefetture, e per esteso il ministero dell'Interno.
Quindi è vero che Alemanno non ha giurisdizione, come non l'aveva né Veltroni, né Rutelli, né Moratti, né Chiamparino.

Il sindaco può solo mandare qualche ruspa a buttare giù baracche fatte di lamiere e palanche, cioè che valgono zero.
Che poi è il motivo per cui non serve a niente, perché i proprietari perdono zero e ripartono, spendendo zero, dieci metri più in là.
Escludendo quindi lo sterminio, l'unica strada che resterebbe è sbatterli in galera, ma non mi risulta che essere morti di fame senza dimora sia già un reato.

Anche senza essere appassionati sportivi, non è difficile capire che contro chi non ha nulla da perdere in genere la competizione è falsata, mentre è svantaggiosa per chi invece qualcosa da perdere ce l'ha.
A meno di non cambiare qualche regola.

22 agosto 2008

Senza aspettare la fine

Escludendo quelle boicottate, le olimpiadi di Pechino sono sicuramente tra le peggiori mai disputate.

L'unica consolazione è che in quegli sport che hanno la giuria, e che beninteso non sono sport, gli inglesi sono delle gran pippe, e quindi ci risparmieremo l'Union Jack sul costumino di poppanti sconosciute sul podio.

A proposito di podio, il mio:
1) Paola Espinosa (tuffi, Messico)
2) Hope Solo (calcio, Stati Uniti) e Emma Johansson (ciclismo, Svezia)
3) Mariya Abakumova (giavellotto, Russia)

Nessuna di queste è nei boxini di Repubblica o Corriere.

21 agosto 2008

Ferisce più la spada

Alla bloggheria più attenta non sarà sfuggito il fatto che, appena si è discusso di soldi, il medagliere italiano che avanzava garrulo nei primi giorni si sia improvvisamente impuntato.

Se voi foste un po' più amici di quello sportaccio praticato da bamboccioni viziati che viaggiano in prima classe, certe cose le sapreste già da dieci anni.

(lo so che la citazione è ardua, ma confido che alcuni che all'epoca avevano l'età della ragione ricordino il fatterello)

14 agosto 2008

Inutile sottolineare che è merito suo

Frattini ha, in particolare, evidenziato l’impegno, oltre che suo personale, del Presidente del Consiglio che, su richiesta dei partner internazionali, ha svolto un significativo ruolo di facilitatore, anche in virtù dei suoi rapporti personali con il Primo Ministro russo Putin. Un impegno tradottosi in ripetuti contatti fino al momento dei colloqui di Mosca e Tbilisi.

Il Ministro Frattini ha poi voluto ricordare i costanti contatti mantenuti in questi giorni anche con il Ministro degli esteri-ombra dell'opposizione, On. Piero Fassino.


Immagino che il Ministro degli esteri-ombra sia quello che si occupa dei rapporti con Mordor.

11 agosto 2008

I due scienziati

La contraccezione a volte viene attaccata perché considerata innaturale. È vero, è fortemente innaturale. Il problema è che anche lo stato assitenziale è innaturale. Penso che la maggior parte di noi creda che la stato assistenziale sia una cosa positiva, ma esso non può esistere se non esiste anche un controllo delle nascite (innaturale), altrimenti il risultato finale sarà una miseria ancor maggiore di quella che si ha in natura. Lo stato assitenziale è forse il più grande sistema altruistico che il regno animale abbia mai conosciuto. Ma qualunque sistema altruistico ha un'inerente instabilità, perché è vulnerabile all'abuso da parte di individui egoisti pronti a sfruttarlo. Individui umani che hanno più bambini di quanti ne possano allevare sono probabilmente nella maggior parte dei casi troppo ignoranti per essere accusati di sfruttamento malintenzionato cosciente. Più sospettabili mi sembrano le istituzioni potenti e i capi che deliberatamente li incoraggiano a comportarsi così.

(Richard Dawkins, da Il gene egoista, capitolo 7)

Un uomo a passeggio a un certo punto incontra un ragazzino che tira un carretto.
Il carretto è enorme e stipato di cose, e appare evidente che lo sforzo di tirarlo è ben oltre le misere forze del giovane.
L'uomo si avvicina. "Ma dove pensi di andare? Non vedi che non ce la fai?"
"Mio padre mi ha detto che devo portarlo."
"Ma tuo padre ti chiede di ammazzarti in questo modo? Con che coraggio?"
"Lui mi ha detto
va', tanto 'no stronzo che te da 'na mano 'o trovi."

(mio padre, da uno dei suoi aneddoti, versione più o meno italiana a cura del sottoscritto)

7 agosto 2008

Una settimana in analisi (18)

O blogganti, comincio con l'affermazione più importante: Google Reader ha vinto.
Obietterete voi che adesso, poiché il mio blog lo leggono tutti così, ne ho fatto una legge.
In parte è vero, ma avendo lettori regolari da Acquaviva Delle Fonti (BA) e Cocconato (AT) mi sono incoronato blogger universale.

Google Reader, o più esattamente il suo scagnozzo Feedfetcher, fa circa il 60% di tutte le visite, e si tratta di visite umane, cioè dietro a Reader c'è sempre un utente reale.
Tra i visitatori appaiono anche cose che non sono umane, tipo Blogbabel, Wikio o il misterioso llssbot dei Microsoft Labs, quindi la percentuale è più alta.

Mi immagino le statistiche web del futuro come una lunga fila di bot, spider, web services e amenità varie che scorrazzeranno per i nostri semplici diari, una segnalazione della segnalazione, una lunga fila di "via" e "grazie a", e tre o quattro matti che saranno gli unici a cercare un contenuto originale, a fornire lavoro ai freddi agenti del chiacchiericcio.

E chi non usa Reader? I pochi che non lo fanno arrivano comunque da altri reader web, come Bloglines.
Quindi la seconda affermazione è: il feedreader desktop non esiste.
Si vede che si legge tanto in ufficio quanto a casa quanto con il telefonino, anzi, quando devi portarti i post a spasso, il network computing non si batte, a meno di costose sincronizzazioni.

A questo punto lo scopo è convincervi a compiere alcune azioni che rendano il vostro blog amichevole verso il vincitore o i suoi imitatori.
Sì, il blog è vostro, avete lavorato una cifra per fare il nuovo template, siete voi che decidete forma e contenuti, ma nessuno li vedrà.
Come nessuno vedrà i bottoncini delle cause perse che mettete in fila di lato, o il pimpirino di Flickr, o i 38 libri che state leggendo contemporaneamente sulla mensola Anobii.

Niente font strani, il che è un bene se pensate ai terribili titoli del Macchianera dopo la cura Wordpress.
Qualche volta si vede il grassetto o il corsivo, ma se siete patiti dell'ASCII-art tenete a mente che potrebbe apparire tutto smandrappato.

Le immagini si vedono, e anche i video di Youtube, quindi almeno su questo potete stare tranquilli, tranne che in un caso.
Il caso è, cosa lo dico a fare, Splinder.
I feed di Splinder non mostrano né immagini né filmati, e talvolta si capisce che c'è proprio un buco, e allora resta solo da aprire il permalink per vedere quello che il feed, chissà perché, impedisce.

A me Splinder mette quasi tenerezza, sembra una beta.
L'embedding? Roba da pariolini, qui ci vanno i caratteri e ringrazia che ci stanno tutti.
Si toglie un bel po' di clienti, un blog tipo Catastrofe non potrebbe starci, mentre c'è Inkiostro ma per vedere le sue librerie bisogna cliccare se no niente.
E a essere proprio pignoli anche spazi e a capo non sono sempre uguali.

Sinceramente leggo su Splinder solo amici o imprescindibili, e quando me ne capita uno nuovo controllo che faccia uso solo di lettere e numeri perché se no sbrocco.
La terza affermazione è: Splinder va superato.
Nel modo più facile, si scrive e basta, senza fronzoli; in quello più difficile si cambia aria.
Per le librerie consiglio di aprirsi un Tumblr, che ha anche un ottimo feed.

6 agosto 2008

Fai merenda con Girella

Avessi un solo consiglio per una mia ipotetica figlia, sarebbe quello di dare confidenza agli sconosciuti, e accettare le loro caramelle.
È più sicuro.

3 agosto 2008

Io esco

Quasi tutto quello che c'è da dire lo dice Francesco.
Quasi, perché un paio di cose le aggiungo io.

La prima è che io non riesco a credere che in questo paese si pretenda l'azione politica in seguito alla cronaca.
Non c'è una qualunque analisi, un minimo di ragionamento, ma è il feed del Corriere che decide l'agenda.
Appena ci sono nuovi elementi da leggere parte il mantra "ma Veltroni non dice niente?".
Ora, c'è già il partito che si occupa di questo, si chiama Italia dei Valori.
A dirla tutta, quello di averci fatto un alleanza è uno dei pochi motivi per cui gonfierei Walter come una zampogna.

La seconda è che qualcuno ha scambiato i parlamentari per testimoni della fede.
Non stanno lì per immolarsi sull'altare del testamento biologico o dell'esercito in città, ma per trovare il miglior compromesso possibile, nel caso specifico in drammatica minoranza.
Se la parola compromesso vi causa allergie potete rivolgervi a una simpatica associazione che sulle testimonianze ha un know-how di un paio di millenni.
Sono aperti di domenica, così non dovete neanche prendere le ore di permesso.

31 luglio 2008

Quelle impercettibili differenze tra Bonanni e il genere umano

Blogger di sinistr democratico:

"mi chiedo come sarà possibile riassorbire quelle migliaia di esuberi, e quali saranno le conseguenze sulle famiglie; quale sarà il valore di un'azienda che nasce solo grazie all'oro alla patria a un prestito di stato senza speranza di competere con i veri colossi del trasporto aereo"

Lavoratore che torna a casa alle 8 e si deve sbrigare perché deve andare a vedere The Dark Knight:

"mo pijatevela 'n der culo"

30 luglio 2008

Be geeky: er nochia

Qualche giorno fa stavo provando il test di compatibilità del W3C per browser mobili, una paginetta che contiene delle prove da effettuare per vedere se il telefonino che avete si comporta in modo corretto con CSS, GZIP, XMLHttpRequest, PNG, cookies, DOM, SVG e altre tecnologie assortite che servono quando navigate (anche se magari non le avete mai sentite nominare).

La pagina ha una serie di quadratini che diventano verdi se il test è passato, e all'inizio, sopra i quadratini, vi dice quale browser state usando per navigare.
Con il Nokia N73, usando il suo browser, non Opera Mini o altro, mi restituisce questo curioso User-Agent:

Mozilla/5.0 (SymbianOS/9.1; U; en-us)
AppleWebKit/413 (KHTML, like Gecko) Safari/413
UP.Link/6.3.0.0.0


Ho provato pure a vederci il mio blog, e su LLOOGG compare la stessa cosa.

Safari? Qualcuno ha un'idea del perché accada ciò?

29 luglio 2008

Be twitty: nightmare

Sono con una, ci baciamo, e nel vortice della passione lei mi mette una mano in tasca e mi frega il blocchetto dei buoni pasto.

28 luglio 2008

E poi dicono di Tavaroli, poverino

Tra le principali occupazioni della bloggheria italiana c'è quella di rilanciare le notizie prese su Corriere o Repubblica, e già ci sarebbe da discutere sulla scelta, aggiungendoci un po' di talmud.

Anzi, diciamo che è proprio l'occupazione principale; si becca una bella notiziona di quelle che "spaccano" e giù con il commento critico, ironico, esultante, a seconda dei gusti, corredato da prezioso (per loro) link.

Per prenderne una fresca, "un medico obiettore ha rifiutato il proprio aiuto a una donna sottoposta ad aborto terapeutico".
Teribbile, e i diritti, e la donna, e la religione, e la libertà di scelta, e la 194, e gli obiettori (che comunque hanno rotto il cazzo, questo si può dire).

Solo che, svolta la pontificata, non si sa più niente.
Che gli hanno fatto a questo anestesista? L'hanno impalato? Licenziato? Un mese senza stipendio? Un indennizzo ma nessuna reintegrazione?

Siccome Portmeirion è un impiccione, vi porta dove gli altri blog non vanno, a cercare come è andata a finire.
Com'è andata?
All'anestesista non gli hanno fatto nulla.

24 luglio 2008

Be twitty: la quarta settimana?

A zappare per spot, sembrerebbe che il problema principale degli italiani sia quello di cacare.

Per stavolta meglio un'immagine

Michael Stipe a Verona
La prima volta è stata del remoto 1995, e in tredici anni pare essere cambiato poco e niente.
Drive dal vivo continua venire male, Let Me In continua a venire bene malgrado i tentativi di rovinarla.
E Nightswimming è forse l'unica canzone che ha il potere di farmi piangere.

Dall'immagine potete capire facilmente perché i R.E.M. sono i R.E.M., mentre gli Editors sono soltanto gli Editors.

(la foto è del concerto di Verona e l'ha fatta Michy, io ero a Perugia e nel caso in questione l'ho sgraffignata dal suo Facebook)

22 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (15)

Basilica di San Giovanni in Laterano
Vi aspettavate San Pietro, vero? E invece no, perché la "parrocchia" di Roma è questa, San Giovanni in Laterano, anzi, Arcibasilica del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano.
Un nome poderoso per quella che è la prima basilica cattolica della storia, sede del papato per circa mille anni, prima essere trasferito a San Pietro.
Ma il papa qui è comunque il vescovo di Roma, e una delle prime cose che fa è prenderne possesso subito dopo l'elezione, così come qui viene annunciata ufficialmente la morte del pontefice.
Insieme a Santa Maria Maggiore e a San Paolo fuori le mura è extraterritoriale, cioè dentro non siete in Italia, ma nel territorio della Santa Sede.

Costruita intorno al 310, distrutta, ricostruita e modificata innumerevoli volte, la basilica che si vede oggi è il risultato della sistemazione di Borromini e Galilei.
Molti nomi illustri tra quelli che ci hanno lavorato, anche al battistero e al chiostro che fanno parte del suo complesso, ma S. Giovanni è più popolare, non ha il roster di Santa Maria Maggiore o San Pietro.

La piazza di fronte si chiama piazza di Porta San Giovanni, benché ci si confonda spesso.
La vera piazza San Giovanni è sulla destra rispetto alla foto, davanti al palazzo del Vicariato, quello dove si andava a divorziare prima della legge Fortuna.
Piazza che si permette di usare come spartitraffico l'obelisco più alto di Roma, un coso che ha tipo 3500 anni, costruito in Egitto quando sulle rive del Tevere c'erano solo le pecore.

Di recente qualcuno ha trovato da ridire sul passaggio del corteo del Gay Pride davanti alla basilica, obiettando che in genere viene usata per "altre" cose.
In effetti è vero, viene usata per il concerto del primo maggio, e per i romani come mia madre è il luogo dei comizi di Togliatti, mentre di "altri" usi si è persa la memoria da secoli.
L'autore dell'affermazione era l'onorevole Giovanardi, il famoso attore comico, quindi fate voi.

Il giro finisce qui.
Ci sono altri luoghi di fede a Roma, e altri ne verranno con l'aumentare del numero e della diversità degli immigrati.
Qualche volta valeva la pena fare una foto, qualche volta c'era soltanto il portone di un condominio, una volta mi hanno chiesto di non fotografare.

Non si può concludere senza spiegare l'origine del giro delle sette chiese.
A partire dal primo giubileo nel 1300, i pellegrini che venivano a Roma facevano un tour che comprendeva le basiliche papali, San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Giovanni e San Paolo
A queste venivano aggiunte San Lorenzo, che dà il nome al quartiere e che è una basilica papale un po' particolare, e due basiliche elite, Santa Croce in Gerusalemme, con le reliquie della croce portate da Sant'Elena, la madre dell'imperatore Costantino, e San Sebastiano.

San Filippo Neri, il più noto dei patroni di Roma, aveva rivitalizzato questo giro togliendogli una certa solennità, e trasformandolo invece in un'allegra scampagnata.
Nel dialetto romano il termine è diventato sinonimo del dover andare da un capo all'altro della città.
Per dirla con un esempio, mettiamo che uno si trovi a dover portare il bambino a scuola e la macchina a fare il tagliando, e poi a dover passare in banca e all'ufficio postale.
Incontrando un suo amico, il dialogo potrebbe avvenire così:
"ao, ma 'n do' vai de corsa?"
"lascia perde, sto a fa' er giro de 'e sette chiese"

21 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (14)

Sinagoga a Roma
Gli ebrei sono a Roma da un sacco di tempo, talmente tanto che non si sa neanche bene, ma sicuramente Giulio Cesare li conosceva.
Un bel po' ne arrivò quando Tito, che non era ancora imperatore, represse alla maniera dei Romani la loro rivolta; in pratica emigrarono nella città che aveva appena raso al suolo (letteralmente) il loro paese, ad ammirare l'arco che celebrava la distruzione del loro tempio.

Non è strano che una così lunga presenza abbia influito in modo determinante sulla cultura della città, perfino nei modi di dire (uno per tutti: "regge er moccolo"), ma il contributo più importante degli ebrei a Roma, quello che avrebbe cambiato per sempre la storia della capitale, è indubbiamente il carciofo fritto.

La sinagoga, o Tempio Maggiore, è stata costruita nel 1904 su progetto di Osvaldo Armanni e Vincenzo Costa.
Occupa un pezzo di quello che fu il ghetto, il quartiere murato dove il simpaticissimo papa Pio IV Carafa decise di rinchiudere gli ebrei perché il loro gironzolare per l'Urbe era "assurdo e sconveniente".
(Sì, è il padrone di Q, quel libro rispunta sempre fuori).

Come tutto quello che ha a che fare con lo stato di Israele, che sia la filiale della El Al o l'ospedale israelitico, la sinagoga è perennemente presidiata dalle forze dell'ordine.
Un po' perché sono pigro, un po' perché quando la aprono durante la notte bianca la fila arriva a Testaccio, alla fine non ci ho mai messo piede.

18 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (13)

Moschea a Roma
Ormai stabilmente la seconda religione d'Italia, quella islamica ha da qualche anno una super moschea, pur non avendone strettamente necessità, dato che volendo possono pregare dove capita.
Per costruirla ci sono voluti trent'anni, solo dieci meno di San Pietro, tanto per non essere troppo da meno, ed è stata progettata da Paolo Portoghesi.

Il complesso della moschea, che comprende anche il centro culturale islamico di Roma, è immenso, e si trova in una zona molto tranquilla ai piedi della collina dei Parioli.
Si anima soltanto il venerdì e chiaramente alla festa di Id al-Fitr (عيد الفطر), cioè la fine del Ramadan, dove volendo si mangia un po' di tutto in allegria.

Il giorno della sua inaugurazione una certa Irene Pivetti, sorella della più nota attrice, ha ritenuto opportuno pregare per il destino di Roma, la cui immagine, secondo lei, veniva svilita dalla presenza di un luogo di culto islamico.
Per fortuna ce la caviamo abbastanza bene da una trentina di secoli anche senza le messe di riparazione, e anzi, visto che una nota città del nord di recente ha avuto qualche problema con musulmani preganti, mi permetto di osservare che le moschee, ma anche gli aeroporti, se vengono progettati bene poi funzionano.

17 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (12)

Chiesa Valdese a Roma
I valdesi erano, in un certo senso, già protestanti quattro secoli prima che il termine fosse inventato.
All'inizio seguaci di un mercante di Lione che aveva dato via tutte le sue ricchezze, sono confluiti nel '500 nella riforma protestante.
Cacciati e perseguitati praticamente sempre, sono riusciti a sopravvivere principalmente in Piemonte, dove oggi vive la metà della comunità italiana.

La chiesa valdese di piazza Cavour non è l'unica di Roma, ma sicuramente quella che conoscono tutti, anche per via delle sue vetrate.
È stata progettata da Bonci e inaugurata nel 1914, e fa parte di un complesso più vasto che comprende anche una biblioteca.
I valdesi sono forse la prima confessione non cattolica ad aver avuto riconoscimento ufficiale, addirittura nel 1848, e partecipano alla ripartizione dell'otto per mille insieme ai metodisti.

Chi è arrivato fino a qua avrà notato che quasi tutti i templi non cattolici di Roma
sono stati costruiti nei primi anni del secolo scorso.
Pur considerando i Savoia tra le peggiori famiglie regnanti d'Europa, sul piano della tolleranza delle minoranze religiose erano probabilmente migliori di altre più titolate dinastie, anche se i valdesi ogni tanto li hanno cacciati via pure loro.

(sì, lo so che la foto fa schifo)

16 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (11)

Chiesa Luterana a Roma
Era un poco noto frate agostiniano quello che nel 1517 decise di attaccare 95 foglietti alla porta della chiesa di Ognissanti di Wittemberg, e nel caso foste turisti religiosi la chiesa non è quella in piazza, ma quella del castello dell'Elettore di Sassonia.
A Roma sarebbe stata una delle tante pasquinate, ma siccome i tedeschi prendono le cose più sul serio, da quel giorno il mondo non è stato più lo stesso.

La religione luterana è di stato in Norvegia, Danimarca, Islanda e Finlandia, e fino a pochi anni fa anche in Svezia, oltre a essere la religione più praticata in vari stati del nord Europa, specialmente in Germania.
A Roma saranno probabilmente quattro gatti, ma una tale potenza non può passare senza tracce, e così ecco questa squadrata chiesona in quel di via Sicilia, costruita dopo la prima guerra mondiale dalla comunità protestante tedesca di Roma, che già era presente dall'800.

La chiesa luterana è una delle confessioni riconosciute dallo stato italiano, e partecipa alla ripartizione dell'otto per mille.
La messa è in italiano e tedesco, l'ambasciata tedesca è lì vicino, a via Po.

15 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (10)

All Saints - Chiesa Anglicana a Roma
Tempo fa chiedevo a una vecchia amica (perché la conosco da tanto, in realtà è esageratamente giovane) se ancora oggi viene raccontata a scuola la favola che Enrico VIII avrebbe causato lo scisma anglicano perché voleva divorziare dalla prima moglie Caterina.
Pare che nessuno ancora voglia spiegare l'intreccio dinastico che rendeva politicamente utile il divorzio, e anche se così non fosse, basterebbe documentarsi sull'esuberanza virile dei maschi della famiglia Tudor per capire che del sacramento del matrimonio al buon Enrico non gliene sarebbe potuto fregare di meno, in tutti i sensi.

È curioso notare che la confessione protestante che differisce meno da quella cattolica abbia poi causato, nello scontro religioso, un paio di sanguinose guerre civili, un regicidio e addirittura l'unica interruzione della millenaria monarchia britannica.
Politica e religione sono una coppia di vigliacchi, di quelli che non trovano il coraggio di dirsi che è finita, che è ora di lasciarsi e smettere di farsi del male l'un l'altra.

La chiesa di All Saints è la parrocchia anglicana di Roma, costruita a fine '800 e in seguito dotata di campanile in romanissimo travertino.
Se invece foste interessati alla versione yankee degli anglicani, che si chiama chiesa episcopale, dovete andare alla neogotica San Paolo dentro le Mura a via Nazionale, quella dove hanno fatto anche le primarie dei Democrats Abroad.
Noterete che la foto fa ancor più schifo delle altre, ma in questo caso non è colpa mia, è via del Babuino che è troppo stretta.

13 luglio 2008

"Ridi, cialtrone"

Qualche anno fa, il successo di Björk tolse il coperchio di una scena musicale che al mondo era pressoché sconosciuta, quella islandese.
Sembra che in Islanda non esista un artista che non sia in qualche modo alternativo, tutto si muove tra sperimentazioni post rock e elettroniche, magari esistono pure là i cantanti pop, ma non ne abbiamo notizia.

Oggi la miglior proposta dell'isola di ghiaccio sono i Sigur Rós, nati nel 1994 e forniti di nome dall'allora neonata sorella del cantante Jón Þór Birgisson, detto Jónsi, divenuti noti al mondo con la colonna sonora del film Vanilla Sky.
Il nome, è storia nota, vuol dire "rosa della vittoria", e per quanto possa sembrare una stravaganza da sessantottini è invece un (meraviglioso) nome femminile piuttosto comune in Islanda.
Meno comune il fatto che la piccola abbia 19 anni di meno di Jónsi.

Sembra che il giardino di Boboli si presti piuttosto bene, nessuna perquisizione e ci sono pure i bambini; non è un'arena naturale, ma non ci sono mai stato e così è una buona occasione per vedere qualcosa.
Una graziosa bionda con un leggero handicap (il fidanzato) mi fa notare che avrei potuto vedermeli a Roma la sera dopo.
È vero, ma non so resistere al fascino della trasferta rock, alla passeggiata dalla stazione al luogo del concerto, anche se la trasferta è un'ora e mezza di Eurostar, e la passeggiata obbligatoria dato che la mia religione mi vieta di guidare per Firenze.

Introduce Helgi Jonsson, un simpatico tizio con la sola chitarra e una gran voce, che è anche uno dei trombonisti dei Sigur Rós.
La cosa mi fa scoprire che, oltre alle solite Amiina agli archi, ci saranno anche i fiati, e probabilmente un bel po' di gente sul palco.

Poi i nostri islandesi, che sono diversi da quello che ci si aspetta, apparentemente naïf ma poi freddi e implacabili in azione.
La voce impossibile di Jónsi, che a quanto pare non soffre mai di cali, la sua chitarra suonata con l'archetto da violoncello, il batterista con una corona in testa, le Amiina e i fiati vestiti di bianco che entrano come una banda.

La scenografia è piuttosto semplice, e spesso i musicisti si scambiano posti e strumenti.
Un problema tecnico crea qualche danno all'esecuzione di Sæglópur, una delle mie preferite, mentre il nuovo singolo Gobbledigook, che suona abbastanza pop, dal vivo diventa un incredibile pezzo corale che fa alzare tutti e finisce con lancio di coriandoli à la Flaming Lips.
Niente Viðrar Vel Til Loftárása, ma c'è di che rifarsi con il bis che è un'imperiale Popplagið.

Nota finale per noi tre, che cambiamo città per vedere concerti, che compriamo i biglietti l'anno prima, che arriviamo quando i cancelli sono ancora chiusi, che non compriamo mai magliette tarocche, che ci chiediamo perché ancora non è arrivato nessuno, che compriamo il panino invece di portarcelo da casa solo perché adesso abbiamo qualche lira.
Noi ci siamo conosciuti pochi anni fa, ma da allora sembra una vita.

(il titolo del post è preso ovviamante dalla nota Vesti la Giubba, dall'opera Cialtroni, di Ruggero Leoncavallo)

11 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (9)

Chiesa di San Toedoro Megalomartire il Tirone - Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Costantinopoli a Roma
Il termine ortodosso indica quei cristiani che si sono divisi nel 1054 sulla solita complicatissima questione teologica che poi ne mascherava, tanto per cambiare, una politica.
Non è che però con questo termine si possa avere un'idea chiarissima, perché il cristianesimo ortodosso non è monolitico, ma diviso in varie chiese autocefale, cioè che fanno 'n po' come je pare.
Le chiese autocefale, dette anche patriarcati, sono a base approssimativamente nazionale, ma con la fine di Unione Sovietica e Jugoslavia la questione su cosa sia una nazione si è un tantino complicata.

Esistono quindi una quindicina di chiese ortodosse ufficiali, varie nuove chiese non riconosciute dalle altre, scimastici, vecchi credenti, eccetera, in un simpatico guazzabuglio da cui dovevo venire fuori in qualche modo.
Ho scelto quella che rappresenta il patriarcato di Costantinopoli, tra i vari patriarcati quello più vecchio e rispettato, anche se oggi nel suo territorio di cristiani ne sono rimasti pochini.

La chiesa si chiama San Teodoro Megalomartire il Tirone, e con un nome del genere non potevo lasciarmela scappare.
Si trova alle pendici del Palatino, nella zona dove si erano piazzati i dignitari bizantini, e risale al VI secolo.
Questa chiesa ha ospitato la lupa capitolina, forse il più noto simbolo di Roma, fin quando il papa Sisto IV la donò alla città.
Fuori garrisce l'aquila bicipite dell'Impero Bizantino, e se siete stati in Grecia nel periodo di ferragosto, probabilmente avrete visto un bel po' di queste bandiere.

10 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (8)

San Gioacchino e Sant'Anna ai Monti  - Chiesa Tewahedo (ተዋሕዶ) a Roma
Uno degli sport preferiti dai cristiani sin dall'inizio è stato quello quello di fare concilî, grosse riunioni di prelati per discutere cosa è eretico e cosa non lo è.
Altro sport assai praticato è quello di andarsene dal concilio sbattendo la porta, dicendo che è tutto sbagliato ed è tutto da rifare.

Alcuni cristiani se ne sono andati tantissimo tempo fa perché non erano d'accordo sul fatto che il figlio di Dio fosse sia dio che uomo, e sostenendo che fosse soltanto un dio.
Quelli che se ne intendono li chiamano monofisiti, e tra questi c'è la chiesa etiope.

Fino a pochi anni fa la chiesa etiope era tutt'uno con quella egiziana, che si chiama copta, ma dopo la seconda guerra mondiale è diventata autocefala, e si è data il nome di Tewahedo (ተዋሕዶ), una parola che vuol dire "che si fa uno" in Ge'ez, lingua non più parlata se non nei riti.

Per ragioni dovute alla nostra ridicola colonizzazione dell'Africa, a Roma c'è una comunità etiope da molti anni.
La loro chiesa è quella di S. Gioacchino e S. Anna ai Monti, si trova proprio davanti alla fermata Cavour della metro B, però loro la chiamano Santa Maria del Monte Sion.
Per la cronaca Gioacchino e Anna sono i genitori di Maria.

9 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (7)

Santa Maria in Cosmedin, chiesa melchita a Roma
Mi aspetto che questa la conosciate tutti, ma se così non fosse vi presento la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, universalmente nota perché nel suo portico c'è la Bocca della verità.
Ingrandendo l'immagine potrete vedere la fila di gente in attesa di ripetere il tipico gesto da turista idiota.

La parola cosmedin vuol dire all'incirca ornamento, e ha la stesa radice di cosmetico.
È antichissima, costruita nel VII secolo insieme ad altre strutture della zona legate alla comunità greco-bizantina che all'epoca governava Roma.
Meriterebbe da sola un viaggio, per i famosi pavimenti cosmateschi (appunto) e le strutture medievali praticamente intatte.
Ci sono dentro perfino le colonne dell'annona, i mercati generali dei romani.

Quello che pochi sanno è che Santa Maria in Cosmedin è una chiesa melchita.
I melchiti sono tecnicamente dei cattolici, cioè riconoscono la supremazia del vescovo di Roma, ma hanno un rito, cioè la messa, differente.
I riti orientali sono uno scatafascio, e molti di questi sono rappresentati in varie chiese della capitale che fungono anche da chiese nazionali, come ad esempio i Maroniti per il Libano o i Copti cattolici per l'Egitto.

Questi riti sono il poco che resta del cristianesimo d'oriente, ormai estremamente minoritario in paesi quasi del tutto musulmani.
In Italia, a parte le chiese di rappresentanza a Roma, vengono praticati dalle comunità arbëreshë del sud.
La comunità melchita più grande oggi si trova addirittura in Brasile.

8 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (6)

Chiesa Avventista a Roma
Gli avventisti del 7° giorno sono un'altra delle correnti protestanti di importazione americana.
Come dice il nome, alla base del loro credo c'è la prossimità del nuovo avvento, che detto in modo meno religioso vuol dire la fine del mondo.

Neanche loro hanno una chiesa più rilevante delle altre, e anche in questo caso ho scelto quella che corrisponde alla sede della loro associazione, proprio a fianco al ponte della metro A.
Rispetto ad altri protestanti sono più uniti, e hanno una conferenza mondiale che si occupa delle questioni di dottrina.

Gli avventisti sono presenti in Italia dall'800, e sono stati tra le prime fedi diverse dalla cattolica ad avere pieno riconoscimento.
Quando esisteva la leva avevano il diritto all'obiezione perché non possono portare armi, e ovviamente partecipano alla ripartizione dell'otto per mille.

(Claudio, questa l'ho fatta in bici)

7 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (5)

Chiesa Battista a Roma
Fossimo nel sud degli Stati Uniti, questo sarebbe il più comune dei luoghi di culto, e il presidente della federazione apparterrebbe a questa chiesa.
Ma siamo a piazza San Lorenzo in Lucina, centro Italia, in un bellissimo angolo romano trasformato negli ultimi anni in un bar a cielo aperto.

I battisti, che dalle mie parti sono tantissimi, sono una denominazione che unisce vari gruppi di tradizione riformata o anabattista, non sempre d'accordo tra loro su tutto, ma in Italia sono abbastanza organizzati.

Come molte tradizioni protestanti, i battisti non hanno un luogo di culto principale, ho scelto questa perché nello stesso palazzo c'è anche la sede della loro organizzazione italiana.
E perché con Vuitton vicino non si potrebbero unire meglio il sacro e il profano.

4 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (4)

Saint Andrew - Chiesa di Scozia (Scottish Church) a Roma
Sulla porta c'è scritto "nec tamen consumebatur", cioè "non si consuma", ovvio riferimento al cespuglio che brucia eternamente citato nell'Esodo, quello dove Mosè riceve l'incarico di portare gli ebrei alla terra promessa, anzi, a essere precisi glielo dice proprio là che quella era la terra promessa.

È il motto della Chiesa di Scozia, detta amichevolmente The Kirk, chiesa nazionale ma non di stato, semplicemente perché lo stato scozzese non esiste.
Il sovrano britannico, che è il capo della chiesa inglese, quando è in Scozia è un semplice fedele della Kirk.
È presbiteriana, che vuol dire che è guidata da una sorta di consiglio degli anziani, e sul piano dottrinale prende molto dal calvinismo.
John Knox, il fondatore, aveva conosciuto Calvino a Ginevra.

La chiesa si trova in un palazzetto di via XX settembre, di proprietà della chiesa stessa, parzialmente affittato all'antistante Ministero della Difesa.
Non stranamente è intitolata a Sant'Andrea, qui noto come protettore dei passaggi a livello.

3 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (3)

Chiesa Metodista a Roma
I metodisti prendono forma per l'opera dei fratelli Wesley nel '700, e in area anglofona hanno talvolta il nome di Wesleyans.
Originariamente un movimento della chiesa anglicana, si sono poi scissi diverse volte su varie questioni, e tra metodisti inglesi e americani.

La loro chiesa si trova in via XX settembre, in un palazzo costruito apposta a fine '800, nell'area spianata dal neonato stato italiano per costruire il nuovo Ministero della Difesa.
È stata progettata da Rodolfo Buti e Carlo Busiri Vici, architetti molto attivi nella Roma dell'epoca.

Sulla porta d'ingresso, se ingrandite l'immagine, vedrete delle scritte in ideogrammi orientali.
La diffusione delle chiese protestanti in oriente era una cosa che ignoravo completamente, ma qui a Roma, tolta qualche manciata di anglosassoni residenti, cinesi, coreani e altro levante assortito costituiscono spesso la maggioranza dei fedeli.

2 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (2)

Chiesa Berea a Roma
La chiesa Berea si è formata a Roma negli anni '60, e prende il nome da una città greca nominata nella Bibbia, città dove le parole dell'apostolo Paolo sarebbero state confrontate dagli ebrei locali con le scritture per accertarne la veridicità, a differenza degli ebrei di Tessalonica che invece erano dei sobillatori.
Berea esiste realmente, ma si chiama Veria (Βέροια), ed è vicino a Salonicco, che è Tessalonica.

È una chiesa anabattista, cioè crede che il battesimo possa essere dato solo a chi è in grado di chiederlo, la parola infatti significa ribattezzato.
L'anabattista più noto è Thomas Müntzer, quello della rivolta dei contadini in Germania, e anabattisti erano quelli della ribellione di Münster.
Lo sono anche gli Amish, quella setta che vive come se fossimo nell'ottocento, e che agli americani spesso piace schiaffare nei film hollywoodiani.

Se qualcuno leggendo ha ritrovato alcuni eventi e nomi citati in un certo romanzo, sì, sono proprio quelli di cui parla Q di Luther Blissett, irresistibile molla per cui sono andato a cercare questa chiesa in quel del Tuscolano a cavallo del destriero blu, che vedete parzialmente sulla sinistra, parcheggiato in modo ignobile.

1 luglio 2008

Er giro de 'e sette chiese (1)

Gurdwara (ਗੁਰਦੁਆਰਾ) a Roma
Il Sikhismo è una religione recente, nata nel XV secolo dall'insegnamento di alcuni guru, e strettamente legata al popolo e alla cultura dello stato indiano del Punjab.

La stragrande maggioranza dei sikh, parola che significa discepolo, vive in India, dove sono una piccola minoranza però molto potente, per esempio l'attuale primo ministro indiano è sikh, e chi ha la mia età ricorderà la distruzione del loro tempio di Amritsar da parte dell'esercito, a cui seguì l'attentato che costò la vita a Indira Gandhi.

L'emigrazione dal subcontinente indiano ha contribuito a creare diverse comunità all'estero negli ultimi anni, e anche in Italia sono in crescita, tanto che da un po' riescono a organizzare il Vaisakhi (ਵਸਾਖੀ, scritto in gurmukhi, i sikh hanno un loro alfabeto per scrivere la lingua Punjabi), che è la festa di primavera, dove portano in giro lo Sri Guru Granth Sahib (ਗੁਰੂ ਗ੍ਰੰਥ ਸਾਹਿਬ), un libro considerato un guru vivente.

Il loro templi, molto semplici, si chiamano gurdwara (ਗੁਰਦੁਆਰਾ), e questo è quello di Roma, ad Aranova, nel territorio comunale di Fiumicino, vicino alla rotatoria di Fregene.
Praticamente facevo prima ad arrivare in Punjab.

25 giugno 2008

Ho un altro progettino in corso, ma talvolta ci sono cose che vanno scritte

Qualcuno di voi lettori saprà che i miei raccontini dei concerti, che solo con molta benevolenza possono essere chiamati recensioni, vengono copiati anche sul mio blog di last.fm, che è l'unica altra applicazione sociale a cui tengo un po'.
A parte qualche frociatina della piattaforma, come l'evidenziazione degli artisti o delle canzoni, sono del tutto identici a quelli pubblicati qui.

Essendo ospitato non ho statistiche di accesso al blog parallelo, e forse non avrebbero neanche molto senso, dato che lo scopo di last.fm è quello di trovarsi per affinità musicale, più che per linkaggio.
Però ci sono i commenti, quelli strani in cui bisogna mettere anche il titolo, alla livejournal per capirsi.

Ieri ho ricevuto un commento dall'utente Moro-89-, il cui nick tradisce un età minore della metà della mia, sul mio racconto del concerto dei Depeche Mode.
Moro è evidentemente più competente di me in materia DM, e più che un commento ha scritto un articolo vero e proprio che secondo merita qualcosa di più del suo status attuale.
Se siete appassionati del gruppo di Martin Gore vi consiglio di leggerlo.

(Sul fatto di sentire un adolescente parlare già come un vecchio rompicoglioni, cioè come me, tipo "i primi dischi erano un'altra cosa", ho già scritto, e guardacaso c'entravano sempre i Depeche Mode)

24 giugno 2008

21 giugno 2008

Il culo scorre potente in quest'uomo


Tanto di cappello, mai vista una nazionale mantenere la concentrazione fino all'ultimo secondo come questa Turchia.
I croati hanno beccato un gol che manco i pulcini.
I tedeschi farebbero meglio a tenere il loro allenatore in tribuna, pare porti meglio.

19 giugno 2008

Prima o poi è successo a tutte


Si può dire una cosa con incrollabile certezza: se non avessero incontrato Grace Slick, dei Jefferson Airplane non avremmo mai sentito parlare.
Contralto potente, frontwoman naturale, e anche gran gnocca, forse seconda soltanto a Michelle Phillips dei Mamas and Papas, che però aveva dalla sua cinque anni di meno.
Da brava ragazza Grace portò anche la dote, due canzoni della sua precedente band, i Great Society: Somebody to Love (scritta dal fratello Darby) e White Rabbit (sua).
Il pezzo del video, un po' meno noto, è stato ed è ancora una sorta di "canzone del neo trentenne".
In realtà chiede al suo uomo di smettere di fare il bambino.

18 giugno 2008

Poi ha fatto il produttore


Il glam è lo sdoganamento, almeno visuale, dell'estetica frocia nel rock: sembrare una donna non è più reato.
Quello vestito da gelataro è Brian Ferry quando aveva venti chili di meno, quello che suona il tamburello con le piume sulla schiena è Brian Eno.
(grazie a fB, tanto per cambiare)

17 giugno 2008

Quota dell'avvenire

"Nelle quote sull’accoppiata gruppo D, la favorita ad accompagnare la Spagna è però la Svezia, a 1.47, mentre la qualificazione dei sovietici è a 2.50."

Guardiamo il lato positivo: è stata eletta una donna

C'è un posto in cui c'è una sola candidata.
Il 60% (sessanta!) va a votare per la candidata unica, che prende il 100%.

Non in Cina, in Sardegna.

Comunque la percentuale è simile a quella delle otto province siciliane, dove dicono che ci fossero anche altri candidati.
Dicono.

16 giugno 2008

Un paese di cui si salvano solo due persone (perché le altre due sono inglesi)

Dire Irlanda in Italia è generalmente dire verde, Guinness, musica, sport buffi, gente amichevole che si chiama sempre Patrick o Mary.
È l'immagine da turista o da film, quella che in fin dei conti chi non ci vive ha anche il diritto di avere.
Basta però leggere Dubliners di Joyce per incontrare un Irlanda decisamente meno attraente, provinciale, bigotta, arretrata, malata di complesso d'inferiorità nei confronti degli inglesi.

Intendiamoci, Joyce era uno snobbone con i fiocchi, benché Dubliners sia una delle sue poche opere leggibili senza adeguata preparazione atletica, e The Dead una delle più belle cose mai scritte da un mammifero.
Leggendo però qualcosina di più recente, legata al noto referendum sul trattato di Lisbona, non sembra che sia così datato.

I problemi buttati nel calderone dalla campagna del No erano semplicemente ridicoli.
L'introduzione del diritto all'aborto, che a quanto pare preoccupa meno delle migliaia di ragazze che viaggiano a questo scopo nell'odiata isola vicina, la neutralità, evidentemente escludendo l'uso militare americano dell'aeroporto di Shannon, l'immigrazione dai paesi dell'est, e sentire un'irlandese che si lamenta dell'immigrazione è comico quasi quanto sentire un calciatore italiano che dice che le partite biscottate sono una cosa che non sta bene e non si fa.

Così adesso la croce è addosso all'Irlanda, ma in quanti paesi UE un referendum sul trattato di Lisbona sarebbe passato?
L'Unione Europea è oscura, non c'è dubbio, appare una specie di aristocrazia di cui non si capicono assolutamente i processi (sbagliando).
Chiedendo al cittadino qualunque chi prende le decisioni a Bruxelles si otterrebbero sguardi smarriti, il più delle volte.
E tutte le cose oscure fanno paura.

Ma l'Unione Europea non ha mai messo le mani nelle norme che regolano la vita quotidiana, le leggi sui diritti civili, sul lavoro, sulla famiglia, sono tutte fatte dai singoli stati.
Al massimo fa qualche raccomandazione verbale quando qualcuno esagera, tipo citare in un decreto legge sulla sicurezza un popolo specifico come pericoloso.

L'interesse dell'UE è quello di accertarsi che se un azienda di Atene chiedesse a una di Parigi mille tubi da tre ottavi, non si vedrebbe consegnare delle condotte fognarie o delle cannucce per la Sprite, o che se un azienda di Varsavia mi rilasciasse una ricevuta, il tribunale di Madrid non potrebbe venirmi a dire che io non ho pagato perché quella non è una ricevuta.

O magari tenere insieme la PAC, la Politica Agricola Comunitaria, quel'ammasso di norme iperprotezionistiche, sempre criticate ma mai toccate, senza le quali i nostri lagnosissimi agricoltori avrebbero già venduto i terreni come edificabili, e Milano avrebbe i quartieri sul Po.

Io credo che l'UE non c'entri molto, ma che c'entri invece che oggi, per colpa di tante cose che so e di tante che invece ignoro, si trovino orecchie disposte ad ascoltare proclami sul genere "bruceranno le vostre case violenteranno le vostre donne", privi di senso, ma che purtroppo funzionano.
Magra consolazione quindi, siamo in buona compagnia.

Le fantastiche idee di Tremonti, uno che in sostanza dice che i cinesi dovrebbero restare poveri perché non c'è ricchezza per tutti, fanno breccia anche a Dublino.
È giusto che gli indiani non abbiano questa pericolosissima automobile a due soldi, perché già noi occidentali ne abbiamo due a testa, e così aumenta l'inquinamento.
È giusto che i cinesi si riscaldino con la legna, perché il petrolio serve a noi per tutti i condizionatori, e poi aumenta di prezzo.

Cito una mia amica, una frase di tanti anni fa: "quando le cinesi cominceranno a usare gli assorbenti che abbiamo noi occidentali, non basterà neanche l'Amazzonia".
Paura, eh?

12 giugno 2008

Il titolo dell'anno è quello di Martha Wainwright: "I Know You're Married But I've Got Feelings Too"

Tra i blog che linkano questo c'è quello di Guia Soncini, neonato blog a supporto editoriale.
Non la conosco, ma ne sento parlare spesso, ho passato qualche PDF scritto da lei, so per certo che ha letto un mio post.

Lei mi incolonna in "parlano di questo blog...", ma è vera questa cosa?
In un certo senso sì, ma solo a causa di uno dei tanti gadget impiccioni di questa simpatica pila di fagioli detta blogopalla.

Io non ho parlato del blog di Guia, ma ho segnalato un suo post sul servizio di Google che si chiama elementi condivisi, o Shared Items se preferite, che fa la stessa cosa degli arcinoti Digg o del.icio.us, ammesso che li usi ancora qualcuno, o del più modaiolo Tumblr, almeno per come viene generalmente usato.
I miei elementi condivisi, che vi invito a leggere se no che li condivido a fare, sono qua.

Fatto sta che una sorta di potentissimo automatic immediate trackback collector, il quale a quanto pare esiste e si chiama Kramer e non somiglia a Dustin Hoffman, ha visto l'elemento condiviso e ha detto "anvedi!", riportando un link che non merito, per giunta da un post che non c'entra niente.

Allo scopo di meritarmi la posizione, e di far lavorare il solerte Kramer, vi invito a leggere questo.
Perché questo? Perché sono un vecchio niusgrupparo e i messaggi di insulti scritti in maiuscolo mi causano sempre un po' di lucciconi.

3 giugno 2008

Ma nessuno dice che anche se avessimo truccato il referendum del 2 giugno avremmo fatto comunque bene? E a voi la nuova favicon di Google piace?

Un anonimo, nei commenti, mi chiede un parere sulla faccenda strisce blu, magari pensando che io sia competente in materia.
Essendo generalmente scooterista, posso dire che delle strisce blu me ne infischio con allegria, ma è anche vero che non so resistere alle richieste di post.
Ho aspettato un paio di giorni perché con il ponte non mi avrebbe letto nessuno, brutti scansafatiche, ed è ora di cominciare.

Affronterei per prima la questione della proprietà della defunta STA da parte della Palombelli.
Mi sembra inutile portare delle prove del fatto che sia una colossale balla, ma malgrado questo ho potuto constatare che anche persone che reput(av)o in possesso di neuroni l'hanno bevuta.

La cosa può spiegarsi in due modi, non esclusivi.
Il primo è l'eterno italico diffidare delle istituzioni, e non c'è molto da farci. Basta raccontare una storiella su un potente del tipo "s'è fatto la villa" o "manda le figlie dalle Orsoline" per ottenere sorrisetti complici.
Il secondo è il fatto che Barbara Palombelli è oggettivamente simpatica come un autogol al derby.

Non posso sapere quanti voti ha spostato questa frescaccia, ma è forse il caso che noi piddini cominciassimo a chiederci che razza di comunicazione abbiamo, anche su cose più serie.
I tempi delle nostre leggendarie agit-prop che fine hanno fatto? La stanza del caminetto ha le pareti così spesse?
Lo proporrò come tema per la prossima daje night.

Per quanto riguarda le strisce blu, forse è il caso di fare un po' di storia.
I parcheggi stradali a pagamento sono stati introdotti da Rutelli, cominciando da via Appia Nuova.
Perché da lì?
Perché via Appia Nuova è una strada da shopping ma non è una strada centrale, e quindi oltre alle vetrine ci abita pure un sacco di gente.

Una cosa abbastanza tipica di queste vie, come anche via Ugo Ojetti o viale Marconi, è quella di essere state costruite quando già l'automobile cominciava a essere la modalità di trasporto dominante, ma fregandosene, con il risultato che la commistione tra la vocazione commerciale e la mera residenza è diventata semplicemente impossibile.
(Questa considerazione è di Italo Insolera, non mia)

Ma siccome è inutile piangere sul cemento versato, alla fine il problema resta che i residenti di quelle zone di pomeriggio o di sabato possono raccomandare l'anima a chi vogliono, ma di parcheggiare non c'è verso.
Ecco quindi l'idea, originale per l'Italia ma non per il resto del mondo, di scoraggiare la sosta facendola pagare.

E a questo punto parte un italianissima spirale, da un lato il Comune comincia a farci i soldi e ci prende gusto, dall'altro i residenti di zone altettanto iellate, ma non solo, cominciano a chiedere le strisce blu, dato che chiaramente loro in quanto residenti non pagano.
Centro storico, vie commerciali, quartieri con strade un po' strettine, poi quelli ad alto tasso di vita notturna, una pennellata all'asfalto non si nega a nessuno.

In tutto questo poco aiuta la buffa dicotomia della multa, gli ausiliari per le strisce blu, la municipale per tutto il resto.
Così se non ti va di pagare, o non hai i soldi per tenerla dieci ore ferma, la puoi sempre lasciare da delinquente, tanto i vigili passano meno spesso dei contatorini gialli della STA, e magari sei fortunato.

Se devo essere sincero, la cosa che mi preoccupa della decisione del Comune non è il mancato introito, che un comune può sempre tamponare, ma che vita torneranno a fare i residenti delle zone di rilevante interesse urbanistico (i miei complimenti per la definizione).
Perché, con il contributo del CODACONS che non mi stupisce più di tanto, è ormai chiaro quali sono i diritti dell'automobilista romano.

L'automobilista romano ha il diritto di parcheggiare il suo SUV o il suo furgone da fruttarolo, che qualcuno chiama "monovolume", gratis e dovunque ritenga opportuno comprare le ballerine alla figlia o le pile della digitale nuova.

L'automobilista romano ha il diritto di andare un po' dove gli pare. ZTL? Ma ZTL de che? Io devo anna' a Trastevere aó!

L'automobilista romano ha il diritto che i lavori per le nuove metropolitane comportino al massimo una buchetta di dieci centimetri di diametro, e per non più di una settimana. Possibilmente senza lavorare di notte, se no lo svegliano.

L'automobilista romano ha il diritto di non pagare la sua tangenziale, cioè il Raccordo, a differenza dei napoletani o dei milanesi o dei torinesi, e malgrado il GRA sia gestito dall'ANAS, che è pagata dalla fiscalità generale, e quindi anche dai napoletani, dai milanesi e dai torinesi
Che così pagano anche la nostra, oltre che la loro.

Quindi, cari residenti di Piazza dei Re di Roma, piantatela di rompere le palle e traslocate in quel di Primavalle, strade belle larghe e la certezza che i non residenti di parcheggiare lì non se lo sognano nemmeno.
Tanto è proprio la gente di quelle parti che ha eletto il nuovo sindaco, giusto?